Peste suina, piano per fermare gli abbattimenti

Si chiama “Progetto pilota tutela agrobiodiversità suino autoctono razza sarda” la carta che giocano gli allevatori dei maiali-fantasma di Orgosolo, Aritzo, Arzana, Baunei, Desulo, Gairo, Talana, Urzulei e Villagrande nel tentativo di aprire finalmente quel dialogo con la Regione che affermano di aver sempre cercato inutilmente. Nello stesso tempo la stessa Regione, impegnata a combattere la peste suina africana con un’ondata di abbattimenti degli animali non registrati, ufficialmente senza padrone e contro le norme che vietano lo stato brado, ha finalmente un interlocutore e una proposta su cui ragionare.  «Coloro che hanno suini non registrati li consegnino o li mettano a disposizione dell’autorità pubblica e veterinaria, troveremo le modalità giuste per favorire quest’operazione», aveva detto lo scorso 6 febbraio l’assessore regionale alla sanità Luigi Arru (https://www.ortobene.net/arru-consegnate-maiali-illegali/). «Presentateci una proposta concreta», è stata la richiesta ribadita in due incontri in prefettura. Ora quella proposta esiste e porta la firma del Movimento sardo Pro territorio e di Valerio Ecca, agrotecnico di Villagrande, presidente della cooperativa “Su porcu sardu”, 40 soci impegnati a tutelare la razza autoctona. Presentando a Nuoro il progetto pilota davanti a una nutrita rappresentanza degli allevatori interessati, Alessio Pasella, presidente di “Pro territorio” è stato chiaro: «Questa è l’unica alternativa agli abbattimenti indiscriminati che colpiscono anche i maiali sani e la razza sarda a rischio di estinzione e per questo tutelata da leggi nazionali e regionali. Se non verrà presa in considerazione – ha scandito le parole Pasella – si aprirà un drammatico scontro sociale che finora siamo riusciti a contenere». Lo stato d’animo degli allevatori viene sintetizzato da Pietro Musina di Orgosolo: «Abbiamo sempre detto di voler rientrare nella legalità chiedendo di creare quelle condizioni che per 40 anni non si è voluto attuare. Fino al 2005 allevavamo i nostri maiali nei terreni civici pagando regolarmente al Comune e collaborando con i veterinari. Poi ci hanno detto che i nostri animali non esistevano, cacciandoci appunto nell’illegalità senza alternative e speculando sulla peste suina africana che noi per primi vogliamo combattere. Ora con questo progetto vedremo se la Regione ha veramente la volontà di cercare una soluzione o continuare con gli abbattimenti e lo scontro sociale». Valerio Ecca già dal 1997 ha sperimentato con successo il semi-brado con la doppia recinzione che impedisce ogni contatto infettivo tra i suini sani e quelli (cinghiali compresi) al pascolo brado malati o portatori della peste. Un modello che può essere riproposto nei nove Comuni del Gennargentu e che – dice il tecnico di Villagrande – nel giro di sei mesi, massimo un anno, potrebbe portare alla totale scomparsa del virus dell’Africana. La proposta, con un investimento iniziale di un milione e mezzo di euro per le strutture, parte dalla necessità di sottoporre  a controllo i maiali oggi allevati illegalmente, non registrati, senza controlli sanitari e senza padrone al libero pascolo (vietato per legge) soprattutto nei terreni comunali. Dando ai porcari precise garanzie che i capi sani potranno essere regolarmente allevati questi branchi dovranno essere consegnati all’autorità pubblica messi in quarantena e eliminati gli infetti. Per la custodia nelle aree di quarantena opportunamente recintate e controllate servono 9 moduli sperimentali, uno per Comune, di 31 ettari l’uno a loro volta suddivisi in 5 aree. Dopo un doppio controllo sierologico i maiali idonei potranno essere allevati almeno fino a quando non si accerterà con capi-sentinella che la peste suina africana non è più presente, in semi-brado in lotti recintati di 5 e 25 ettari. Con una rotazione programmata in un anno il progetto-pilota prevede il controllo e la regolarizzazione di 1.800 maiali in ogni Comune interessato. La gestione dell’operazione deve essere regolamentata a livello comunale da un manuale operativo con obblighi stringenti e relative garanzie sia per la parte pubblica e privata, con un ruolo preciso per le amministrazioni civiche che dovranno mettere a disposizione i terreni (a Orgosolo l’Agenzia Forestas ha già ufficializzato la volontà di svincolare mille ettari nel cantiere forestale di Iseri). In pratica in ogni Comune dovrà nascere un comitato tecnico con un responsabile che a sua volta farà parte del Comitato tecnico intercomunale. A questo organismo snello di cui faranno parte oltre i rappresentanti degli allevatori i partner pubblici (Comuni, Regione, agenzia Forestas, Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari), dovrà essere affiancato un soggetto giuridico per la gestione dei finanziamenti. Ora il progetto-pilota passa al vaglio della Regione e dell’Unità di progetto per la verifica delle procedure. Con la coscienza ormai consolidata tra gli stessi allevatori che la peste suina africana è un nemico comune perché a far fallire l’operazione  o a farla ripartire dall’inizio, basterà lo scoppio di un solo focolaio in uno solo dei dieci paesi interessati. Resta – come ha sottolineato Valerio Ecca – l’obiettivo finale di valorizzare il prodotto con il valore aggiunto della razza sarda in una logica di filiera in grado di aprire prospettive economiche e di sviluppo impensabili ma fondate su un presupposto: debellare definitivamente la peste suina africana. Un imperativo che si è posto la Regione ma che – ha ribadito Alessio Pasella – non può essere raggiunto senza il dialogo con le popolazioni.