Peste suina africana, nuovo focolaio ad Aritzo

La notizia di un nuovo focolaio di peste suina africana individuato ad Aritzo, ha ulteriormente focalizzato l’attenzione sulla campagna di eradicazione del virus mentre neanche ieri è arrivata nessuna nota ufficiale sui risultati dell’incontro del 16 gennaio a Cagliari sul caso Orgosolo che dovrebbe aver riaperto il dialogo con gli allevatori irregolari di Orgosolo disposti a regolarizzare la loro posizione rinunciando al pascolo brado. A detta di alcuni partecipanti, secondo notizie rimbalzate sui social network,  da parte delle istituzioni regionali sarebbe arrivato l’impegno, dopo i cinque interventi portati a termine in 40 giorni,  a «trovare un’alternativa all’abbattimento dei maiali allevati illegalmente con l’apertura a brevissimo termine di un tavolo di programmazione per individuare un percorso per la regolarizzazione dei suini e il rientro nella legalità. Neanche ieri però la Regione ha avallato questa lettura e, quindi, appare azzardato parlare di sospensione delle operazioni  di “depopolamento” anche perché nel pomeriggio del 16 gennaio, dopo l’incontro con la delegazione di Orgosolo, in una nota della Regione che dava notizia delle larve di trichinella scoperte in un cinghiale  (e rilanciava l’appello a consumare, per evitare pericolose conseguenze per la salute, solo carni certificate, controllate e regolarmente macellate) si leggeva: «In ogni caso, continuerà la lotta al pascolo brado illegale». Un’apparente conferma della linea dura, rafforzata ieri anche nel linguaggio nell’indicare le cause delle possibile cause del focolaio di Africana scoperto ad Aritzo in un allevamento regolare: «Dall’Istituto zooprofilattico sperimentale, che si è occupato delle analisi di laboratorio sui campioni prelevati dai suini prima dell’abbattimento e di riscontrarne quindi la positività – si legge nel comunicato comparso nel sito istituzionale della Regione –  hanno osservato che “la pratica del pascolo brado illegale, ancora in uso in alcuni territori dell’area e in forma costante nel confinante agro di Desulo, continua a rendere le zone del Gennargentu fortemente contaminate dalla malattia, con possibilità di contagio e di circolazione del virus particolarmente elevate”». La notizia del nuovo focolaio rappresenta comunque uno stop nell’azione dell’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana. «Erano oltre sei mesi che in Barbagia non si segnalavano focolai di Peste suina africana fra i maiali domestici», fa sapere infatti la Regione: «L’ultimo si era verificato a Sorgono lo scorso mese di luglio. La tregua si è rotta ieri in un allevamento in agro di Aritzo, ai piedi del Gennargentu, dove grazie al rapido e pronto intervento del servizio veterinario di sanità animale della ASSL di Nuoro, del personale del GIV (Gruppo di intervento veterinario regionale) e dell’Unità di Progetto per l’eradicazione della PSA sono stati abbattuti tre maiali. Sono state quindi attivate tutte le procedure per la bonifica e la messa in sicurezza dell’area e avviate le indagini epidemiologiche per capire come il virus sia potuto entrare nell’allevamento. Preziosa la collaborazione del sindaco Gualtiero Mameli, che ha firmato subito l’ordinanza di abbattimento e garantito la massima disponibilità a qualsiasi tipo di intervento di sua competenza. L’azienda sede di focolaio era stata sottoposta a controllo sanitario lo scorso 28 settembre con esito negativo per il virus e gli anticorpi della PSA».