Peste suina, abbattimenti a Baunei e Urzulei

È caduta stamattina l’illusione della sospensione della campagna di abbattimenti dei maiali allevati illegalmente allo stato brado dopo l’incontro del 16 gennaio a Cagliari a cui, secondo una ricostruzione circolata sui social network, avrebbero partecipato un gruppo di allevatori irregolari di Orgosolo, gli assessori dell’Agricoltura e della Sanità, Pier Luigi Caria e Luigi Arru, e il responsabile dell’Unità di Progetto (UdP) per l’eradicazione della PSA e direttore generale della presidenza, Alessandro De Martini, il sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda, il segretario regionale dell’Alpaa (Associazione lavoratori produttori agroalimentari ambientali), Raffaele Lecca e la presidente regionale della Flai-Cgil, Rita Poddesu. In quel vertice – i cui risultati non sono mai stati ufficializzati in un comunicato da Regione – sarebbe stato avviato in base alla riconfermata volontà degli allevatori di rientrare nella legalità, un dialogo che evidentemente prescinde dall’azione sul campo. Stamattina, infatti, l’Udp abbattuto 35 suini nelle campagne di Baunei (località “Ginnirco” e “Golgo”) e 64 a Urzulei (“Telettotes”, “Codula”, “Funtana Nigola” e “Cuile Dudò”). I suoi – come nei precedenti interventi a Orgosolo, Desulo, Talana e Villagrande, sono stati radunati e uccisi da veterinari con una scarica elettrica mentre gli animali isolati sono stati catturati con una capsula di sonnifero sparata da un apposito fucile. Le carcasse poi – stando almeno al protocollo di azione – sono state sotterrate nelle apposite fosse isolate da una guaina che impedisce l’inquinamento delle falde. «L’operazione di controllo del territorio, effettuata oggi», informa la Regione in una nota divulgata in serata per rendere pubblico il bilancio dell’operazione «è stata portata avanti dal personale dell’UdP in coordinamento con la Prefettura e la Questura di Nuoro. L’attuazione del piano di eradicazione della PSA, è resa possibile grazie alla costante e preziosa collaborazione tra l’UdP, composta da personale dell’Ats, del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale, dell’Agenzia Forestas e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale, con gli uomini e le donne delle forze di polizia nazionali». Nella stessa nota l’Unità di progetto ricorda che «liberare la Sardegna dalla piaga quarantennale della Peste suina africana e allevare quindi nelle migliori condizioni di biosicurezza e di benessere animale è un obiettivo di cui beneficeranno tutti i cittadini: dai consumatori agli allevatori. Senza questa malattia la Sardegna potrebbe riprendere a esportare le proprie carni e salumi oltremare, superando quindi un embargo che ha ridotto il comparto suinicolo regionale ai minimi storici. Il mondo produttivo sardo è talmente contratto che riesce a soddisfare appena il 20% del fabbisogno interno. Allevare nel rispetto delle norme permetterebbe quindi – conclude l’Udp – una ripresa del settore creando nuove economie e occupazione soprattutto nei territori delle zone interne e più rurali dell’Isola». Questo obiettivo non può prescindere poi dagli obblighi nei confronti dell’Unione Europea che, dopo un impegno quarantennale contro la peste suina africana in Sardegna, tiene sotto stretta sorveglianza l’Italia e praticamente ha imposto la svolta degli ultimi mesi, basata – dicono in Regione – su una costante volontà di dialogo con gli allevatori come dimostrerebbero i provvedimenti per favorire la legalizzazione degli allevamenti in un semi-brado controllato che impedisce il contatto delle bestie sane con maiali e cinghiali infetti o sieropositivi. Mancherebbe però un tassello, secondo l’ex commissario al Comune di Orgosolo Felice Corda che in un articolato intervento pubblicato nel numero uscito oggi del settimanale diocesano L’Ortobene lancia una proposta: spingere i portali illegali a consegnare spontaneamente i maiali con un risarcimento da erogare per l’ultima volta.

 

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