Perseguitati ma non abbandonati

A distanza di un anno dalla sua pubblicazione – ma vista la sua straordinaria attualità – riproponiamo un articolo apparso sul nostro settimanale dopo l’incontro a Nuoro con il vicario apostolico di Aleppo, una delle città simbolo della guerra in Siria. 

La testimonianza di Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo

I cristiani di Siria, vittime tra le vittime di cinque anni di guerra

Vivere in guerra ma sentirsi sulle palme delle mani di Dio, è la lezione dei cristiani di Siria nella testimonianza diretta del vicario apostolico di Aleppo Georges Abou Khazen che ha portato a Nuoro – in un incontro promosso da Comunione e liberazione, diocesi di Nuoro, Caritas, Ufficio missionario – il dramma del suo popolo, prostrato da cinque anni di conflitto. L’occidente e il ruolo ambiguo della Turchia, l’incrocio delle religioni e l’Isis, il presidente Assad, la Russia, l’impegno della Chiesa cattolica: c’è tutto questo nelle parole di monsignor Khazen, sapientemente sollecitato e “provocato” da padre Salvatore Morittu, come lui francescano, che ha condotto la discussione.
«In nessun’altra parte del Medio Oriente c’è rispetto della libertà religiosa come in Siria»: così parlava nel 2009 padre Giuseppe Nazzaro, allora vicario apostolico, ad una delegazione di volontari di Mondo X, come riferisce padre Morittu. Cosa è cambiato da allora e in così poco tempo tanto da portare alla situazione attuale?
La Siria. Fino allo scoppio della guerra civile «la Siria era un paese più o meno laico» – esordisce Khazen –, governato dal partito Bahat che attualmente fa capo al presidente Bashar Al Assad, succeduto al padre Hafez dopo la sua morte avvenuta nel 2000. Monsignor Khazen racconta di una Siria «pluralista, paese in cui si professa un islam moderato e nel quale convivono come in un mosaico 23 differenti gruppi, tra questi alcuni molto antichi come gli assiri o i caldei». Tradizionalmente la Siria «ha sempre accolto i profughi, mai esportati, non ha creato campi ma li ha inseriti nella società. Oggi – a causa della guerra – la metà dei siriani sono profughi». La maggioranza della popolazione, grazie all’istruzione gratuita, ha studiato ed è preparata, «la sola università di Aleppo aveva 185mila studenti. L’hanno scorso – denuncia Khazen – 35mila medici hanno lasciato il Paese, stiamo perdendo le persone più preparate, specie i giovani». Non esita poi a definire quello che accade ai profughi come «un complotto: le persone uscite dal Paese tramite le Nazioni unite non possono tornare in Siria prima di cinque anni, è gravissimo per le famiglie, il loro ricongiungimento, e per il futuro stesso della Siria».
Assad. Abou Khazen descrive il presidente come una «persona molto aperta, in dieci anni ha fatto progredire la Siria in tutto. È stato il primo a volere uno stato laico e la Chiesa rispetta ciò che rappresenta».
La guerra. Nel marzo del 2011, sull’onda lunga della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria è interessata da manifestazioni contro il governo, «sembrava una protesta civile – afferma Khazen – ma da un giorno all’altro si è trasformata in una protesta armata, sostenuta da potenze regionali e internazionali, lo dimostra la presenza di circa 80mila combattenti stranieri». Monsignor Khazen non vuole sentire parlare di opposizione moderata, «è una fantasia»– afferma. A causa della guerra «interi gruppi religiosi hanno dovuto abbandonare i loro territori, gli uomini sono stati uccisi, le donne e i bambini venduti come schiavi».
L’Isis. Di fronte all’avanzata del cosiddetto stato islamico in Siria monsignor Khazen invita a leggere i fatti: «l’Isis è sostenuto economicamente dal petrolio e dal patrimonio archeologico che sta vendendo. Ha compiuto degli scavi senza classificare i reperti, è un tesoro perduto per sempre. Chi lo sta comprando? Chi gli dà le ami? Gli unici a combattere l’Isis sono l’esercito regolare e i curdi. La Turchia combatte i curdi – sottolinea. In un anno e otto mesi di intervento alleato (Usa e Europa) l’Isis è avanzato, in due mesi di intervento russo l’Isis perso il 25% del suo territorio».
Islam. Che la guerra sia una questione interna al mondo musulmano «forse è una scusa», commenta Khazen, «il problema è semmai il radicalismo musulmano, specie nella sua corrente wahhabita (presente in Arabia Saudita). Tutto questo era estraneo a paesi come Siria e Libano. Il disastro avviene quando si mescolano politica e religione».
Aleppo. Con i suoi oltre 2 milioni di abitanti, più di quanti ne abbia la capitale Damasco, è la più importante città della Siria nord-occidentale, la terza nel Medio Oriente per la presenza di cristiani. In questi cinque anni – racconta Khazen – abbiamo assistito alla distruzione delle infrastrutture e allo smantellamento di tutto il tessuto produttivo, oltre 43mila fabbriche i cui macchinari sono stati venduti o distrutti», tra questi gli impianti di molitura del grano portando alla mancanza di pane per la popolazione. «Da sette mesi – prosegue – la città è senza elettricità, si supplisce con dei generatori, mancano l’acqua e il gasolio. Senza commercio e industria è cresciuta la disoccupazione, l’inflazione è alta e così i prezzi. Per tutto questo la gente scappa, poi c’è la paura dei bombardamenti, non c’è sicurezza in nessun luogo e non c’è giorno in cui non si veda morire un proprio familiare».
La Chiesa e i cristiani. Nonostante la drammaticità è forse questo il capitolo più bello ed edificante della vicenda siriana. «C’è il pericolo di polverizzare tutto ma in questi anni si è rafforzata l’umanità, lo tocchiamo con mano – racconta monsignor Khazen. Quando possiamo cerchiamo di assistere subito le persone ma vediamo che esse stesse si preoccupano per i vicini, ad esempio condividendo l’acqua: danno del necessario, come la vedova del Vangelo. Soprattutto accettano con fede, parlano di perdono, pregano per la conversione di chi li perseguita, la Chiesa attende i frutti di questo atteggiamento, infondo la croce porta alla risurrezione. Il cristianesimo sta perdendo di numero ma guadagnando in qualità».
Dal canto suo la Chiesa si prodiga per la distribuzione di generi di prima necessità, vestiario, medicinali. Decine di volontari sia cristiani che musulmani distribuiscono ogni giorno ad Aleppo 12mila pasti, ma si è arrivati anche a 35mila. Acanto alle necessità materiali c’è da sostenere anche l’istruzione, il vicariato ha affittato degli appartamenti dedicati allo studio per studenti sia cristiani che musulmani. Tutto questo porta, soprattutto i giovani, a porre come «un punto interrogativo sull’islam e così vogliono saperne di più sul cristianesimo. Se l’oriente perdesse i cristiani sarebbe una grande perdita per il mondo – dice con forza il vescovo di Aleppo –, la mentalità dei musulmani è differente se ci sono i cristiani: “siete altri, diversi”, dicono in senso positivo». In conclusione Khazen chiede l’aiuto nella preghiera soprattutto e perché si raggiunga finalmente il dono della pace.
La situazione dei cristiani di Siria non è molto differente da quella degli altri paesi del Medio Oriente, della Terra Santa in particolare. Piccole comunità che la Chiesa – con la Custodia di Terra Santa – assiste anche grazie alla prossimità delle chiese figlie. Abbiamo testimoniato su queste pagine gli interventi della Chiesa italiana finanziati anche con i proventi dell’8×1000: scuole, asili, centri di assistenza per portatori di handicap e poi tutto ciò che è utile affinché i cristiani non lascino quelle terre, a Gaza come a Gerusalemme, a Betlemme come ad Aleppo. Allora aiutare la Chiesa lì dove il cristianesimo è nato significa anche semplicemente permettere ad un artigiano o un falegname di continuare a lavorare donandogli un generatore di corrente elettrica, oppure scavare pozzi o fornire cisterne per l’acqua potabile e ancora sistemare le case non del tutto distrutte dalle bombe per renderle ancora abitabili. «Ricominciare dalle rovine – ha detto monsignor Khazen, certi che Dio ha cura dei suoi figli come una mamma che li conosce e li ama».

Chi è

Fra Georges Abou Khazen, frate minore della Custodia di Terra Santa, è nato il 3 agosto 1947 ad Aïn Zebdeh, nell’eparchia di Saïda dei Maroniti (Libano).
Ha emesso i voti perpetui nell’Ordine dei Frati minori il 3 agosto 1972. Ha compiuto gli studi all’Università di Kaslik-Libano e il 28 giugno 1973 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.
Dopo un periodo trascorso come vicario parrocchiale ad Alessandria d’Egitto, ha operato a Gerusalemme presso la parrocchia di San Salvatore, della quale è divenuto parroco nel 1975.
Dal 1983 al 1998 è stato inoltre parroco a Betlemme e poi nuovamente a Gerusalemme fino al 2004. Anno in cui è stato trasferito in Siria dove ha ricoperto gli incarichi di frate guardiano e parroco di San Francesco ad Aleppo e di vicario generale per i cattolici di rito latino della Siria settentrionale. Nel novembre 2013 è stato nominato da papa Francesco vicario apostolico di Aleppo dei Latini e ordinato vescovo l’11 gennaio del 2014 nella chiesa di San Luigi a Beirut, in Libano.

La frase

«Dio ha fatto convertire Paolo a Damasco da oppressore ad annunciatore del Vangelo. I suoi discepoli sono stati chiamati Cristiani per la prima volta ad Antiochia nella Siria. Egli è capace di proteggere i suoi figli e mantenere la fiamma della fede accesa in questa Terra Santa perché essa continui a essere un segno di speranza, di dialogo e di riconciliazione»

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