Permettere a Dio di farci nuovi
di Michele Casula

5 Aprile 2022

5' di lettura

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? » (prima lettura), «Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta» (San Paolo). «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Vangelo). La Parola di Dio di questa quinta domenica di Quaresima è un inno alla misericordia di Dio e al rinnovamento che essa crea nell’uomo che si lascia convertire. Quanto è diverso l’atteggiamento chiuso e accusatorio degli scribi e farisei, che nasce dal disprezzo, espresso più nei gesti che nelle parole, di una donna che aveva peccato. Il loro ipocrita legalismo diventa una occasione per provocare Gesù; la donna e il suo peccato per loro diventano solo un oggetto per poter distruggere agli occhi della gente la predicazione e i gesti di Gesù. Ancora una volta falliscono nel loro intento, perché Gesù non risponde loro direttamente, ma li provoca nella sincerità del loro cuore e del loro operare. Non sappiamo cosa scrivesse per terra, ma, davanti alle parole di Gesù «chi è senza peccato scagli la prima pietra», vanno via in silenzio. Ancora una volta Gesù si serve della grettezza morale di queste persone per portare il suo invito a cambiare il cuore e la vita. La donna, nel momento in cui è portata davanti a Gesù, è diventata solo uno strumento come lo è stata anche di un uomo che ha approfittato di lei per poi abbandonarla senza cercare di difenderla. È vittima di violenza, che le toglie l’intimità, l’identità, la dignità. I farisei e i maestri apparentemente agiscono secondo la legge. La loro testimonianza è orgogliosa, prepotente; esibiscono la donna come una preda della loro integrità morale, e si servono di lei per catturare un’altra preda: se Gesù perdona, va contro la legge; se approva la condanna a morte, non è così misericordioso come si sta presentando. Gesù sembra stanco e deluso dalla durezza del cuore degli uomini. Deluso dalla loro mancanza di amore. Per questo rimanda a quegli uomini la loro responsabilità, non in ordine all’applicazione della legge, ma al loro ritenersi migliori di quella donna. Messi davanti a loro stessi non possono che andare via. «Rimasero in due, la misera e la misericordia» (Sant’Agostino). Una volta che Gesù rimane solo con la donna, allora si dedica a lei. Che essa fosse colpevole non c’era nessun dubbio. Gesù stesso sa che ha peccato. E quando sta da solo con lei, non tocca il tema della sua colpa, ma dell’accusa, il cui senso è caduto, perché non è rimasto nessuno che la sostenga. L’assenza di accusatori fa sì che quell’incontro iniziato con la violenza diventi occasione di salvezza per la donna. «Non c’è figura più bella di Gesù salvatore della dignità umana, di fronte a una donna adultera mostra fortezza ma anche tenerezza: la dignità umana prima di tutto. Egli ama, è venuto proprio per salvare i peccatori. Convertirla è molto meglio che lapidarla, salvarla è molto meglio che condannarla. La salvezza comincia quando strappiamo ogni uomo dal peccato» (dall’ultima omelia di monsignor Romero). Il tempo favorevole della Quaresima ci esorta a sentire i richiami di una coscienza consapevole dei propri errori. Ma non sia turbato il nostro cuore, anzi ci invada la gioia, perché il nostro Dio non ci rimprovera, ma ci perdona! Con il perdono, Dio ci mette di fronte il futuro, le nostre possibilità e non le nostre manchevolezze. Il rimprovero finisce per far ripiegare un individuo su sé stesso, sul suo peccato. Col perdono Dio, in Cristo, ci fa uscire dal peccato. Dio, con il perdono, mostra di “farci nuovi”, perché il rimprovero ci costringe a guardare indietro, mentre il perdono ci obbliga a guardare avanti. Signore, anch’io, come i farisei e i dottori della legge, penso di sapere tutto e di essere dalla parte giusta. Così finisco per non riconoscerti quando passi sulla mia strada: sono cieco e non mi accorgo della tua presenza perché sono chiuso nel mio orgoglio. Con la tua mano, Signore, tocca i miei occhi perché possano riconoscerti, tocca il mio cuore perché possa amarti e credere in te, mio Signore e mio Dio, che ti sei fatto compagno del mio viaggio fino a dare la tua vita per me. © riproduzione riservata

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