«Perché non ritornare alla terra e valorizzare i nostri prodotti?»

«C’è chi sceglie di andare via e chi decide di darsi da fare qui». Giorgio Carente ha le idee chiare e la giusta intraprendenza, mista a un pizzico di follia, ciò che occorre per diventare imprenditori in terra di Sardegna. 31 anni, da Oliena, è da un anno e mezzo il proprietario del marchio “Hivu”, attività che si occupa della lavorazione delle mandorle. Un’idea nata dalla ricerca frustrata di un posto di lavoro che non sarebbe mai arrivato, «così mi sono messo alla ricerca di qualcosa che potessi realizzare per conto mio», e ispirata dalla compaesana Anna Gardu che scrisse qualche tempo fa una nota sulla possibilità di creare una filiera della mandorla sarda. «Ci ho pensato – racconta Giorgio – ci sono tanti dolci che hanno questo ingrediente base, come mai non si usano mandorle sarde per prodotti sardi? Ho fatto delle ricerche sul prodotto e sulla sua qualità cercando di capire come mai i nostri dolcifici preferiscano mandorle spagnole o californiane, oltre che sui macchinari».
Al momento di passare alla fase dell’investimento, l’idea di Giorgio si è subito dovuta scontrare con la burocrazia italica e con quella difficoltà che si chiama accesso al credito: «Ero alla ricerca di qualcosa a fondo perduto e non l’ho trovato. Alla fine, in mancanza d’altro, ho scelto il microcredito del Ministero dello sviluppo economico, ha un tasso agevolato e garanzia da parte dello Stato». Ecco la difficoltà di fare impresa, come se non bastasse, «appena accreditato il finanziamento, è stata richiesta la prima rata di rimborso», quasi che magicamente chi intraprende un’attività cominci a incassare dal primo giorno, «così ci sono un po’ di difficoltà che speriamo di superare».
Nonostante tutto, seppur a livello embrionale, quella che si spera possa diventare la filiera della mandorla ha mosso i suoi primi passi. Giorgio si occupa della lavorazione, Mario Massaiu, agronomo quarantaquattrenne, si occupa della raccolta – anche impegnando squadre di giovani – oltre che della selezione del prodotto e della ricerca di finanziamenti (grazie anche al Piano di sviluppo rurale) per impiantare nuovi mandorleti o ripristinare quelli esistenti. Il sogno è creare un vero e proprio consorzio tra produttori, lavorazione, dolcifici.
Il prodotto lavorato da Giorgio, ancora in piccole quantità, è per il momento confezionato a mano. La sfida più grande è quella di posizionarsi sul mercato: «Ad oggi – spiega – propongo il prodotto sgusciato ai dolcifici o a chi fa dolci in proprio e ancora la mandorla tostata e salata che sta avendo un buon risultato come snack nei bar del paese. Ho avuto le prime richieste dai supermercati mentre ho presentato alle ultime Cortes apertas il liquore alla mandorla, per ora prodotto solo a livello artigianale ». Alcune soddisfazioni iniziano ad arrivare pur tra molte difficoltà, «la richiesta c’è – prosegue – ma occorre trovare il mercato giusto. Il problema è che i dolcifici a livello industriale si affidano a pasta di mandorle pronta che arriva dall’estero, costa meno ma la qualità non è la stessa».
Allora vale la pena di restare e di resistere? «Ci sono dei momenti in cui dico “chi me l’ha fatto fare?” Si riscontrano tante difficoltà, altrove magari sarebbe andata meglio, ma ce la mettiamo tutta, passerà anche questo periodo».
Consiglieresti ai giovani di dedicarsi ad attività che hanno a che fare con la terra? «Ci tengo molto – dice Giorgio – infondo questo mi ha spinto in questa attività, valorizzare prodotti di qualità della nostra terra e convincere chi lavora a utilizzarli».
E le istituzioni? sono un ostacolo o un aiuto? «Fino ad ora – ammette – abbiamo ricevuto solo elogi ma alla fine ci stiamo arrangiando da soli». Sul futuro però Giorgio non ha dubbi: «Quello che voglio è stare qui, ce la mettiamo tutta per realizzare qualcosa, più si hanno difficoltà maggiore è la soddisfazione se si riesce».

© riproduzione riservata