«Peppe Montesu si deve dimettere dall’Isre»

Quando ha sentito aria di bufera ha cancellato la poesia dalla pagina Facebook ma il testo aveva già fatto nel giro di pochi minuti il giro del web, tanto da passare nel giro di poche ore da una grandinata di commenti a caso politico: «Da assessore alla cultura del Comune di Nuoro – ha fatto sapere sempre via Facebook il vicesindaco di Nuoro Sebastian Coccopromuoveró ogni iniziativa utile perché a quel soggetto venga revocata la nomina a consigliere di amministrazione dell’Isre. Uno che prende 35 mila all’anno per custodire anche la nostra identità, oltre ad essere degno del ruolo, non può e non deve permettersi di esternare certe posizioni. DIMISSIONI IMMEDIATE». Protagonista della vicenda Peppe Montesu (foto in alto tratta dal suo profilo Facebook), consigliere comunale di opposizione eletto nella lista “Nuova Nuoro” con 190 voti di preferenza e da un mese in quota centrodestra nominato dal Consiglio regionale nel consiglio di amministrazione dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (Isre) che a Nuoro gestisce  e cura il Museo regionale della vita e delle tradizioni popolari sarde, del Museo Deleddiano-Casa natale di Grazia Deledda e tra l’altro opera per «favorire la conoscenza degli usi, delle tradizioni popolari e della storia di quelle popolazioni dell’area mediterranea che hanno avuto e hanno con la Sardegna comunità di interessi culturali». A mettere nei guai l’esponente di Forza Italia è stata la sua passione per la poesia: il componimento “Nugoro finarmente” ieri faceva un chiarissimo riferimento al ricordo del maestro del folclore Gian Paolo Mele Corriga scomparso nella notte tra i 14 e il 15 dello scorso febbraio ( https://www.ortobene.net/gian-paolo-mele-padre-del-folclore/) che si è tenuto domenica scorsa durante il Festival del folclore che a chiuso la prima giornata di festeggiamenti per il Redentore come dal filmato che chiude questo articolo. Intanto, ecco il testo della poesia, ricordando che Mele, oltre che studioso di musica e tradizioni popolari e scrittore è stato consigliere e assessore al Comune di Nuoro e amministratore dello stesso Isre.


Traduzione

Finalmente Nuoro sei arrivata/ a festeggiare quello che hai nel cuore/ la pecora bollita e il bere/ sul palco hai vestito con la cultura/ con coraggio hai fatto l’impresa/ di parlarne nella diretta./ (Ma) gli eroi che tu stai festeggiando/ hanno passato la vita a ubriacarsi. 

 

Il sollazzo hai confuso con il canto/ e lo hai presentato come cultura/ nessuno sul palco ha saputo limitarsi/ e al nulla hai dato vanto./ Bustianu (Sebastiano Satta) e Deledda (Grazia) stanno piangendo/ a vederti ridotta in questo stato/ proclamando maestri chi maestri non sono/ dando cento a chi vale uno.

 

 

La cancellazione del post non ha fermato la polemica, anzi. Montesu sempre su Facebook, rispondendo a una lettera aperta del nostro collaboratore Alessandro Mele ha scritto: «Non so perché la gente si ostina a guardare il dito di chi indica la luna. Con la mia poesia non ho accusato nessuno, ho voluto stigmatizzare quello che questa nostra città e diventata: una città dove il folklore ha preso il posto della cultura e viene contrabbandato come tale. Il folklore e importante ma le priorità sono altre. Lungi da me l’intenzione di offendere chicchessia». Si potrà pure invocare il diritto alla satira, ma sostenere di una persona morta a cui centinaia di persone anche domenica sera hanno tributato un commosso applauso, che “ha passato la vita a ubriacarsi”, non può essere sicuramente contrabbandato come licenza poetica. Anche perché Peppe Montesu, altre volte è ricorso all’offesa personale nelle sue rime contro persone perfettamente individuabili. Di un episodio chi scrive è stato direttamente testimone e vittime della satira sfociata in offesa e al limite della diffamazione. Al consigliere comunale di opposizione non era piaciuta lo scorso 30 marzo la cronaca su questo sito di una seduta del Consiglio comunale (https://www.ortobene.net/mense-dei-poveri-esenti-dalla-tari-opposizioni-contrarie/) e il 31 marzo, Sabato Santo, la sua vena ha partorito questa poesia in cui è chiaramente identificabili chi scrive questo articolo e ha scritto il pezzo contestato, definito nel titolo: S’iscrivanu de su monte de Nugoro disonestu (“Lo scrivano del monte di Nuoro disonesto”). Ricordiamo che il “Monte di Nuoro” è L’Ortobene e da anche il nome della nostra testata che, forse è superfluo sottolinearlo, è il settimanale della Diocesi di Nuoro, diretto da tre anni dal sottoscritto.

 

Traduzione

Sempre dietro alle sottane nere (i sacerdoti)/ le difende in ogni posto e in ogni strada/ e per questo non dice mai la verità/ scrivendo per loro cose vane./ Omucolo di niente pieno di boria/ non c’è nessuno servo come lui/ trama con cattiveria e traditore/ scrive il falso e non ha pudore.

 

Vista la San Pasqua, pur davanti a una critica andata bel oltre le righe,  si è deciso di soprassedere e non denunciare pubblicamente il fatto chiedendo anche l’intervento dell’Ordine dei giornalisti oltre che della magistratura, anche perché, come cantava Dante Non ragioniam di lor, ma guarda e passa (Inf. III, 51). Ora, alla luce dell’ultimo caso, anche questo episodio deve essere visto sotto una luce diversa.

 

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