Pensioni, la grande fuga dei medici
di Redazione

20 Marzo 2019

3' di lettura

La carenza di medici nelle corsie ospedaliere e nei servizi territoriali rischia di subire una ulteriore brusca accelerazione con l’introduzione della “Quota 100” prevista nella Legge di Bilancio 2019 e in via di definizione con il cosiddetto “Decretone”, con l’obiettivo politico del superamento della cosiddetta “Riforma Fornero”. Nel triennio 2019-2021, che interesserà secondo le regole “Fornero” essenzialmente i nati dal 1954 al 1956, sono previste uscite tra i seimila e i settemila medici l’anno, per un totale di circa ventimila unità e di questi viene calcolato in 1.154 l’ammanco che si registrerà in Sardegna al 2025. Il dato si ricava da uno studio dell’Anaoo Assomed, il sindacato più rappresentativo bella sanità italiana che già  in un precedente studio, pubblicato lo scorso 7 gennaio, aveva calcolato che tra il 2018 e il 2025 dei 105 mila specialisti attualmente impiegati nella sanità pubblica ne potrebbero andare in pensione circa la metà: 52.500. «Un esodo biblico che richiede interventi immediati e fortemente innovativi per attenuarne le conseguenze sulla quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini», denuncia il sindacato più rappresentativo dei medici che ora analizza la situazione Regione per Regione in un secondo studio riportato dall’Agenzia Dire. Per quanto riguarda la Sardegna si sostiene che «in valore assoluto, questa regione è quella che più si avvicina, nelle sue richieste di fabbisogno, alla situazione reale, seppur sovrastimando le richieste in alcune specializzazioni e sottostimando i numeri in altre branche, come pediatria e medicina d’emergenza-urgenza. La Sardegna finanzia 29 contratti di formazione all’anno, distribuendoli su più specializzazioni e per di più la maggior parte delle quali non particolarmente in sofferenza». Proprio i contratti di formazione specialistica – 4-5 anni dopo la laurea – sono il vero punto dolente perché – sottolinea Anaoo Assomed – «aumentare oggi gli ingressi alla scuola di Medicina e Chirurgia rappresenta una scelta irrazionale e lontana dalla realtà, oltre che uno spreco di risorse pubbliche. Gli attuali studenti sarebbero disponibili per il mondo del lavoro solo tra 11 o 12 anni, dal 2030 in poi, quando la curva dei pensionamento sarà in forte calo e le necessità di specialisti per coprire il turnover ridotte di oltre il 50%. Ciò che serve oggi – si ribadisce – è pertanto incrementare i contratti di formazione specialistica». Proprio la situazione della Sardegna è indicativa se si rapporta allo studio Anaoo Assomed che individua le specialità più a rischio con il numero dei contratti di formazione assegnati dal Governo per il 2017-2018  che da la misura di quanto l’emergenza alle porte sia sottovalutata. In Sardegna con i 1.154 pensionamenti previsti entro il 2025 con la Legge Fornero e la “Quota 100”, nel 2025 si registreranno carenze importanti in anestesia e rianimazione 81 pensionandi (mentre per lo scorso anno i contratti di specializzazione coperti con fondi statali sono stati 10, più uno della Regione, a Cagliari e 12+1 a Sassari); chirurgia generale 116 (nessuno specializzando 2017-2018 a Cagliari, 5+1 a Sassari); medicina d’urgenza 153 (nessuno a Cagliari, 2+3 a Sassari); medicina interna 73 (4+1 a Cagliari, 3+1 a Sassari) e pediatria 259 (10 specializzandi finanziati dallo Stato lo scorso anno a Cagliari, nessuno a Sassari).    

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