Il pecorino romano riconquista quota sei euro

Più 15 centesimi rispetto a lunedì 4 marzo, da un minimo di 5.75 a un massimo di sei euro al chilo di pecorino romano. Buone notizie anche oggi dal mercato del pecorino romano: per la seconda settimana di seguito il prezzo continua a salire, come certificano i dati del sito specializzato Clai.it (foto sopra) che per le sue rilevazioni settimanali si rifà alle rilevazioni della Borsa del latte della Camera di Commercio metropolitana Milano-Monza-Brianza individuata come referente dal recente accordo al tavolo regionale del latte.

Un segnale senza dubbio incoraggiante anche perché non sono ancora operative le misure previste per il ritiro delle eccedenze e gli interventi da finanziare con i 50 milioni di euro messi a disposizione da Governo, Regione e Banco di Sardegna. Per raggiungere, e superare di due centesimi, l’agognato euro al litro di latte ovino il prossimo novembre il prezzo del Romano dovrà raggiungere una media ponderata con i volumi di vendita di 8,50 euro al chilo. Per garantire il saldo finale previsto dall’accordo concluso la settimana scorsa, bisognerà, insomma, tornare indietro al febbraio del 2016, quando il formaggio veniva valutato 8,49, in discesa rispetto a otto mesi prima (maggio 2915) quando toccò il record di 9,38 centesimi, fino all’inarrestabile picchiata a marzo 2017 quando precipitò per fermarsi per cinque mesi a 5.13, salire di due euro al chilo alla fine di quell’anno, riguadagnare fino a 7,63 euro di aprile 2018 e tornare a calare ai 5.13 dei primi due mesi di quest’anno per riguadagnare 20 centesimi in questo mese.

È possibile che in otto mesi, da qui a novembre, il Romano scali 2.50-2.75 euro al chilo fino alla fatidica vetta di 8,50? Un traguardo possibile, secondo gli esperti perché oltre il tempo e il prezzo d’acquisto, per innalzare la media ponderata conteranno i quintali di pecorino venduti a prezzi più alti, oltre all’iniezione di fiducia di 35 centesimi guadagnati in due settimane, mentre lo stesso ministro delle Risorse agricole Gian Marco Centinaio ha confermato che secondo Federdistribuzuine le vendite, grazie alle campagne promozionali, sono aumentate del 30%.

Intanto da aprile a novembre il latte sarà pagato 74 centesimi di euro, 14 in più di inizio campagna. Attenzione, però: non tutto ma solo il 35-40% conferito ai caseifici perché la gran parte della materia prima viene lavorata dalle cooperative che solo a fine anno potranno calcolare il saldo da liquidare ai pastori soci-conferitori in base agli incassi del formaggio venduto. Sulle coop e solo in parte sugli industriali si giocherà la vera sfida, con la ristrutturazione del settore, quote di produzione comprese, in una logica di filiera che si propongono gli interventi di Stato e Regione che guardano al futuro oltre le risposte emergenziali. Non a caso lo stesso Centinaio ha assicurato che «siamo solo all’inizio: andiamo avanti e ci mettiamo a disposizione, lavorando in modo serio sull’organizzazione dell’intera filiera e il rilancio del settore». La vera sfida, dopo l’accordo sull’acconto a 74 centesimi a litro di latte e il saldo di fine annata, si giocherà quindi da venerdì 15 marzo quando  a Sassari si terrà il Terzo tavolo del latte per entrare sullo specifico dei provvedimenti accompagnatori, con la partecipazione anche dei rappresentanti del Consorzio di tutela del pecorino romano. Intanto i rappresentanti dei pastori hanno già annunciato che in quella sede chiederanno «le convocazioni straordinarie per la modifica degli statuti delle Dop Pecorino Sardo e Fiore Sardo, che riteniamo debbono svolgere un ruolo cruciale nel futuro prossimo. Dovranno essere finalmente il valore aggiunto della filiera, evitando sforamenti nella produzione di Pecorino Romano e al contempo aumentando il valore del latte».

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