Una pausa di riflessione per Sarule

Molti oneri, pochi onori. Fare il sindaco resta una vera e propria missione, specie nei piccoli comuni dell’interno, una missione quella degli amministratori a volte ritenuta troppo grande e pesante tanto da dissuadere cittadini di buona volontà dall’assumersi la responsabilità di gestire la cosa pubblica.
È quanto sta accadendo anche a Sarule dove, al termine del mandato di Mariangela Barca, non è stata presentata nessuna lista per la prossima tornata elettorale aprendo così la strada all’arrivo di un commissario. Sindaco uscente e cittadini non vedono però come drammatica questa situazione – d’altra parte quella di Sarule è una comunità tranquilla, non ci sono state minacce o intimidazioni – e provano a leggerla in positivo, come una parentesi, «una pausa di riflessione, un periodo – dice Barca – che può servire alla comunità per analizzare i problemi e trovare un gruppo che abbia voglia di risolverli. Spero ci siano persone di buona volontà che non siano mosse da interessi personali disposte a impegnarsi». A dir la verità c’è stato un timido tentativo di mettere in piedi una lista ma non è andato in porto. Quanto alle motivazioni più profonde c’è «da un lato – spiega il sindaco – la paura dell’impegno gravoso, hanno visto quanto eravamo presenti e quanta parte del nostro tempo abbiamo passato in Comune, e dall’altro un po’ la conoscenza di problemi di carattere prettamente amministrativo e burocratico che hanno frenato. Noi già da Natale avevamo annunciato che non ci saremo ripresentati, abbiamo forse tolto a chi ci contestava la materia del contendere, dispiace che da allora non si sia messo in moto nulla. Da parte nostra abbiamo lavorato con spirito di servizio ed è giusto che chi pensa di poter fare di più si metta in gioco ma non si poteva pensare di organizzare in quindici giorni una lista capace poi di amministrare bene».
C’è forse nei giovani disaffezione e lontananza dalla cosa pubblica? «Certamente sì – ammette il sindaco, che da insegnante conosce anche i ragazzi – sono forse presi da altre cose oppure abbiamo costruito intorno a loro un ambiente ovattato tale da non fargli capire l’importanza dell’impegno per la comunità». È pur vero che Sarule, come altri centri dell’interno, «non offre ai ragazzi il lavoro ed è altrettanto vero – sottolinea il sindaco – che non molti sono disposti a svolgere i mestieri tradizionali, in campagna ci sono quasi solo anziani, lo Stato poi non favorisce certo la creazione di piccole imprese».
Nonostante tutto la speranza di Mariangela Barca è che «nasca un gruppo di giovani che abbia voglia di ridare speranza alla comunità senza aspettarsi niente in cambio». A livello personale riconosce che «fare il sindaco è stata una esperienza formidabile, devo ringraziare – prosegue – i cittadini che me ne hanno dato possibilità, ho imparato tanto, certe cose non le avrei mai potute capire. Abbiamo avuto difficoltà a comunicare, non ci siamo riusciti come avremmo voluto, non abbiamo potuto soddisfare tutte le aspettative ma abbiamo fatto il possibile » – dice ringraziando la squadra coesa che l’ha affiancata –: «Dal punto di vista personale è stata una esperienza molto faticosa, soprattutto quando si ha una famiglia e figli. Abbiamo garantito presenza quotidiana con puro spirito di servizio rinunciando a qualsiasi indennità anzi quotandoci per alcune iniziative. Volevamo dimostrare che si può amministrare anche senza avere nulla in cambio. Ringrazio Giovanna Piredda, Simonetta Ladu, Maurizio Sirca, Michele Virdis, persone che hanno mantenuto lo spirito iniziale, non abbiamo avuto problemi fra di noi, e ringrazio tutti i consiglieri».
Le difficoltà di un’amministrazione oggi? «L’ostacolo più grande – afferma Barca – è stata la gestione burocratica che più volte ci ha rallentato o bloccato. Tanti adempimenti, molti inutili, hanno fatto perdere tempo agli uffici impedendoci di realizzare qualcosa in tempi congrui per migliorare la qualità di vita e offrire servizi alla comunità. Una burocrazia portata all’esasperazione e la carenza di personale sono stati gli ostacoli più grandi». Dal sindaco arriva quindi «un appello a Stato e Regione perché i piccoli comuni possano avere una gestione semplificata altrimenti sono condannati a scomparire. Abbiamo una politica schizofrenica che fa convegni perché i comuni non muoiano e d’altra parte fa di tutto per farli morire».
Il mandato di sindaco era iniziato per Mariangela Barca con una sanzione personale di mille euro «perché gli adempimenti sulla sicurezza erano fuori norma e sui quali ho dovuto rispondere in prima persona nonostante non ne avessi responsabilità, l’entusiasmo inziale ha poi dovuto fare subito i conti con il patto di stabilità che proprio nel 2013 ha incluso i comuni sotto i 3mila abitanti e quelli sopra i mille, il che ha significato ingessare le risorse. Avevamo – spiega – un avanzo di amministrazione che non si poteva utilizzare, questo il primo scoglio, poi abbiamo dovuto fare i conti con carenza di personale, riorganizzando gli uffici, un ingegnere appena assunta che ha dovuto lavorare da sola e ancora negli ultimi anni la mancanza del Segretario comunale».
Come accaduto per molti altri comuni, «l’amministrazione ha ereditato cause per espropri che vanno avanti da oltre trent’anni: una siamo riusciti a chiuderla, per un’altra non c’è stato il tempo perché la sentenza è arrivata pochi mesi fa, ma contiamo possa concludersi positivamente».
C’è voluto del tempo per «prendere confidenza con la macchina amministrativa, la nostra era una lista civica vera, senza alcun riferimento a partiti, ci rimproveravano che senza agganci politici o padrini non avremmo ottenuto risorse o finanziamenti, c’è una concezione che se si conosce l’assessore giusto si va a Cagliari e si portano soldi ma non è così, ci sono i bandi a cui rispondere.
Da parte nostra – ribadisce – abbiamo improntato l’amministrazione sulla trasparenza e la totale assenza di interessi personali».

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La pagina dedicata al paese sul settimanale 27 maggio 2018

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