I pastori lottano e gli industriali cercano di incassare

I pastori lottano e gli industriali incassano. Questa grande paura ha bloccato la trattativa per il prezzo minimo del latte ieri notte a Roma. Quale ricaduta reale avrà sui pastori Il ritiro dal mercato dei 57 mila quintali di eccedenze di pecorino romano? Si parla di un intervento da 44 milioni di euro (ma qualcuno parla di un importo superiore, il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha parlato di una cifra vicina ai 50 milioni «una cosa mai vista prima») e in particolare 14 milioni dal ministero dell’Interno, dieci a testa da ministero Risorse agricole, Regione e Banco di Sardegna. Un’iniezione di danaro pubblico che farebbe – al lordo delle spese di ammasso – da subito incassare ai trasformatori subito un euro al chilo perché basta una semplice divisione, se i numeri verranno confermati, per scoprire che il ritiro avrebbe a 6.57 euro al chilo contro la valutazione attuale del formaggio indicata attualmente dal sito specializzato Clai.it nella piazza di Milano a 5.40-5.65. La semplice arida proporzione ha porta gli industriali a non muoversi dai corrispondenti 0.73 centesimi, salvo promettere di verificare tra due mesi se il ritiro delle eccedenze ha fatto alzare il prezzo del pecorino sul mercato e adeguare quindi la quota di riconoscimento ai pastori. Le due parti però non si fidano: scottati dal passato gli allevatori presenti al tavolo romano hanno confermato la richiesta di un euro al litro tentando una volta tanto di ribaltare a proprio favore il margine di guadagno e gli effetti dell’intervento pubblico e trovando ulteriori motivi per puntare i piedi nella notizia arrivata ieri durante l’incontro dell’apertura dell’Antitrust di un’inchiesta sul Consorzio pecorino romano e i 32 trasformatori aderenti ( https://www.ortobene.net/latte-costo-indaga-lantitrust/. ). Su questo dovranno lavorare oggi le diplomazie ministeriali e regionali in vista dell’incontro di domani a Cagliari quando arriverà il ministro delle Risorse agricole Gian Marco Centinaio che spera di chiudere in Sardegna l’accordo per poi tornare al Tavolo nazionale del latte ovino convocato per giovedì 21 quando saranno presenti per la prima volta anche gli allevatori sardi con le organizzazioni di categoria, il Movimento pastori e rappresentanti dei contestatori che non si riconoscono nelle rappresentanze ufficiali. In quella sede – sperando di essere riusciti a strappare l’euro al litro – si parlerà con tutta probabilità del destino dei Consorzio di pecorino romano. In particolare l’intenzione del Governo è quello di capire perché, nonostante un piano produttivo, si è arrivati all’eccedenza di 67 mila quintali indicata come responsabile della crisi di mercato e, soprattutto, come evitare che, alleggerita la zavorra, il problema si ripresenti in futuro. Gian Marco Centinaio ieri sera, pur confermando un intervento sui Consorzi (compresi Fiore Sardo e Pecorino sardo), ha frenato sull’ipotesi commissariamento: «Si commissaria in caso di illeciti e se qualcuno conosce illeciti lo dica chiaramente», ha detto il ministro. Certo è che il Consorzio del romano per il prossimo piano produttivo triennale  dovrà sottostare a regole e controlli più stringenti e vincolanti.

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