Il Parco geominerario bocciato dall’Unesco

Fulmine a ciel sereno? No, il cartellino giallo al Parco Geominerario Sardo, preludio all’esclusione dall’Unesco, era stato sollevato dal mese di agosto. A farne le spese le aspettative dei siti minerari dismessi del Nuorese, da Orani a Sos Enattos di Lula. Quando poi sembrava, che nelle due aree, sotto Monte Gonare e sotto il Montalbo, potessero coltivare sogni di rinascita e obiettivi nuovi per entrare nella Storia, è arrivato il cartellino rosso. Le due ispettrici Unesco, incaricate della relazione conclusiva, non hanno fatto sconti. Nero su bianco hanno utilizzato la matita blu: in Sardegna, hanno scritto, non c’è alcuna percezione del Geoparco, cittadini e popolo dell’Isola non sanno “un accidente” della nuova istituzione. O non esistono attività o non sono comunicate nella maniera giusta. Giudizio inappellabile che è valso a decretare, unico caso, l’esclusione del Parco geominerario sardo dalla rete internazionale dei parchi, il “Global geopark network” dell’Unesco. Eppure, in quel circuito prestigioso, il Geoparco vi era entrato dal 2001, primo tra i 38 parchi europei. Ora, in coda, unico espulso, mentre gli altri 37 possono cantare la marcia trionfale. Si sprecano, come è ovvio, le polemiche politiche andando a ritroso, “per colpa di chi chi chi…”. Tarcisio Agus, presidente da un anno, non nasconde la sconfitta. «Sapevamo, era una missione impossible, ma rimaneva una speranzina». Invecrale ce, fuori. Non è facile mettere insieme un Parco di 24 mila metri quadri, la cui superficie corrisponde a quella dell’intera Isola, con all’interno circa 400 geositi in quasi tutti i comuni della Sardegna, dall’Argentiera a Orani, dalla Maddalena a Lula, da Lanaitto a Molentargius. Avevano fatto i loro conti a Orani, con tanto di convegni proprio dentro il vecchio salone dell’accumulo del materiale talchifero, reso fruibile, con gusto architettonico per manifestazioni di oggi e di domani, con l’Unesco. Il costone era ricco di lentisco, a sa Matta, oggi è ferito ed eroso dalla ricerca di calcite, talco, clorite e dolomia. O il giacimento di Lasasi- Bonucore con le masse talcocloritiche. O la steatite, pietra sa- già dalla stagione dei nuraghi, nel giacimento di San Francesco, S’Arenargiu, Monte Nule, Su Venosu. Tanta storia, dagli inizi del ’900 è passata da queste parti. Dalla Soim, dalla società Valchisone, una infinità di sigle di società che tra fallimenti, luci e ombre, si sono alternate sopra e sotto le vaste campagne del paese. Visto così, oggi, mappe di distruzione, reticoli di devastazione. Sono rimaste le silicosi e i polmoni come pezzi di sughero, dalle polveri bianche. Il Geoparco e l’Unesco erano una speranza, erano.
Certo non festeggiano neanche nelle gallerie di Sos Enattos, ma possono aggrapparsi a un’altra speranza e l’attesa è forte tra la popolazione: il sogno concreto di osservare l’universo dal cuore profondo della miniera dismessa grazie alla fisica e alla scienza. Procede a passi svelti e decisi l’iter per la realizzazione nella ex-miniera di un mega telescopio di terza generazione per l’osservazione delle onde gravitazionali. Una infrastruttura di ricerca che si candida ad entrare nella “European Strategy Forum on Research infrastructures”, comunità scientifiche internazionali all’avanguardia. La decisione definitiva arriverà nel 2022, intanto si lavora per farsi trovare preparati, una risposta concreta alla bocciatura dell’Unesco.
Può sorridere e guardare dall’alto il Parco regionale di Tepilora, loro il treno dell’Unesco l’hanno preso. Dichiarata Riserva di Biosfera per le particolari caratteristiche di un’area – come recitano le motivazioni dei dignitari dell’organizzazione mondiale – di 140.000 ettari, ricca di coste, fiumi e montagne, con 17 comunità incastonate tra Nuorese, Baronie e bassa Gallura, con una popolazione di oltre 50.000 abitanti. Hanno colpito i delegati Unesco i siti come Montalbo, Tuttavista e Monte Nieddu, il compendio fluviale del Rio Posada, dagli altipiani di Bitti e Buddusò, sino alle aree marine. E ha convinto anche la gestione del Parco, istituito con la legge regionale 24 ottobre 2014, n. 21. Presidenti a turno sono i sindaci. Prima spinta da Graziano Spanu, sindaco di Lodè che a Parigi ha ritirato il prestigioso riconoscimento dalle mani dei funzionari Unesco. Tocca oggi a Roberto Tola, sindaco di Posada. Avanti tutta con la organizzazione solida, anche amministrativa, concorsi e innovazione tecnologica della Istituzione Parco, per dare radici robuste a un sogno che va rendendosi sempre più concreto. Sulle sponde del Rio Posada non ci sarà il cartellino rosso.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn