Parco Eolico, il ricorso di Italia Nostra

Dopo Mauro Pili e il Gruppo di intervento giuridico anche Italia Nostra Sardegna, con una comunicazione del presidente Graziano Bullegas, annuncia un intervento nel procedimento di Valutazione di impatto ambientale chiesto dalla Siemens Gamesa Renewable Energy Italy sul suo progetto di Parco eolico Gomoretta localizzato nei Comuni di Bitti, Orune e Buddusò. L’associazione ha depositato presso il ministero dell’Ambiente  il 22 marzoun Atto di Osservazioni con 10 contestazioni sulla sostenibilità di 13 giganteschi aerogeneratori (altezza di 84 metri e il rotore un diametro di 132 metri, per un’altezza complessiva quindi di metri 150). Italia Nostra segnala innanzitutto gli Impatti ambientali, rilevando «le irreversibili alterazioni delle componenti biotiche ed abiotiche determinate da opere invasive quali le fondazioni delle torri, il raddoppiamento delle sedi stradali esistenti, la demolizione dei caratteristici muretti a secco, la creazioni di percorsi ed aree di servizio che coinvolgerebbero circa 75 ettari di terreni agricoli». Pesanti anche gli impatti paesaggistici «sia per il gigantismo del parco tecnologico, sia per la profonda alterazione di quei valori identitari che legano indissolubilmente le comunità al proprio territorio. Il pianoro che abbraccia le alture è infatti da tempo immemorabile adibito all’allevamento degli ovini, coltivato a seminativi ed erbai ed ospita oltre dieci aziende agricole». L’area dove si vuole costruire il parco eolico viene definita sempre da Italia Nostra «un vero giacimento culturale a cielo aperto», risultando prossima a due santuari della cultura nuragica (Su Romanzesu a Bitti e Su Tempiesu a Orune), con oltre 110 siti censiti tra nuraghi, domus de Janas, dolmen. Il rischio archeologico risulterebbe quindi« estremamente elevato» e non a caso – si segnala nel ricorso – la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del ministero dei Beni e delle attività culturali, su indicazione delle due Soprintendenze, ha già fatto pervenire un Atto di Osservazione con una richiesta articolata in ben 34 punti di integrazioni progettuali. Tra le altre altre osservazioni,  la “Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della nazione” sottolinea l’assenza di dibattito pubblico e la non disponibilità delle aree da parte della Siemens Gamesa. «Il progetto – osserva Italia Nostra – è stato pubblicato sul sito del Ministero il 25 gennaio di quest’anno e quindi all’Albo pretorio del Comune. Da tale data sono decorsi i 60 giorni per la presentazione delle Osservazioni. La popolazione non ne è stata informata nonostante una legislazione nazionale ed una Convenzione internazionale (Århus) statuisca l’obbligo di un’informazione consapevole e il diritto dei cittadini alla partecipazione attiva nei processi decisionali che riguardano l’ambiente. Solo l’impegno del Comitato civico “Santu Matzeu”, costituitosi per l’occorrenza, ha consentito ai cittadini di Bitti di prendere conoscenza di quanto stava avvenendo nel corso di una partecipata assemblea pubblica che si è tenuta il 17 marzo a soli 9 giorni dalla scadenza». Il ricorso prende in esame anche le incongruenza con il PPR  (piano paesaggistico regionale ) della Sardegna «che pur nella irrisolta assenza della pianificazione degli ambiti interni, fornisce nelle norme tecniche di attuazione indirizzi per le aree agro forestali del tutto diversi da quelli di una possibile trasformazione in aree con destinazione d’uso industriale». Sarebbero rilevabili anche incongruenze col PEARS (Piano Energetico ed Ambientale della Regione Sardegna) «che pur non avendo ancor completato il suo iter procedurale, preclude ogni possibilità agli impianti energetici speculativi, indicando nella produzione diffusa e nell’autoconsumo gli obiettivi principali della pianificazione energetica regionale». Dalle analisi dei dati economici forniti dalla stessa società proponente,  spinge i contestatori a parlare di «drammatica realtà» di un progetto definito «vera e propria rapina nell’utilizzo delle risorse dei “giacimenti energetici rinnovabili” che le multinazionali stanno operando ai danni delle collettività sarde con la complicità della classe politica isolana e nazionale. Pur essendo com’è ovvio schierati per la produzione di energia elettrica dalle FER (fonti energetiche rinnovabili) – spiega in conclusione del suo comunicato Italia Nostra – ci vediamo costretti a combattere un’impari battaglia con multinazionali, che pur di lucrare gli incentivi resi disponibili dallo Stato, aggrediscono paesaggio e territorio sardo sottraendo ancora una volta beni comuni e risorse economiche a quelle comunità che ne sono i legittime detentrici». Intanto la posizione degli amministratori sarà decisa sabato 24 marzo nella seduta del consiglio comunale convocata per ore 19 nel cinema Ariston.

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