Ottana, scatta l’ora delle risposte

Ciminiere di Ottana - L'Ortobene

Due anni di lotte, la soddisfazione di essere finalmente riusciti a squarciare un muro di gomma ventennale accompagnata dalla determinazione di inchiodare le istituzioni a vari livelli e portare a casa due risultati in tempi brevi: riconoscimento dei diritti previdenziali negati, risarcimenti agli eredi e ai malati colpiti da patologie tumorali, bonifica del sito industriale per far ripartire gli investimenti nell’area.
L’assemblea che Associazione esposti amianto (Aiea), Cgil e Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) hanno tenuto sabato 14 aprile a Ottana, segna uno spartiacque, con un cambio di strategia che punta al bersaglio grosso. «Il tempo delle parole è finito, ora pretendiamo fatti», è il messaggio lanciato da Sabina Contu e Francesco Tolu, rispettivamente presidente regionale e coordinatore provinciale Aiea, davanti a oltre 500 ex operai dello stabilimento chimico ripartiti con la certezza che il nuovo governo si ritroverà a essere incalzato anche da quattro neoparlamentari nuoresi – Elvira Evangelista, Emiliano Fenu, Mara Lapia e Alberto Manca – presenti alla riunione che hanno garantito tutto il loro impegno su un problema già affrontato in campagna elettorale per il Movimento Cinque Stelle. Come importantissima risulterà l’azione della Cgil nazionale finalmente schierata con decisione a fianco della vertenza- Ottana con Maurizio Landini, battagliero sindacalista che porterà a Roma le rivendicazioni sottoscritte a livello locale da Michele Carrus e Salvatore Pinna, segretari regionale e provinciale del sindacato, insieme all’appello lanciato da Sabina Contu per recuperare l’unità con le altre organizzazioni rappresentative dei lavoratori. Sul fronte governativo è ormai chiaro un impegno per una scelta politica che rimuova il macigno della relazione del Contarp, l’organismo tecnico dell’Inail che nel 2003 ha incredibilmente certificato l’assenza dell’amianto a Ottana. Cancellare quell’atto diventa un passaggio obbligato perché paradossalmente qualsiasi funzionario che oggi si trova ad affrontare il problema potrebbe essere chiamato in giudizio dalla Corte dei Conti per aver riconosciuto diritti pensionistici e risarcimenti per esposizione all’asbesto che secondo un organismo tecnico dello stesso Inail era inesistente. Tocca quindi alla politica dare risposte prendendo atto di quanto scritto dalla politica stessa e in particolare dalla Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro presieduta dalla senatrice Camilla Fabbri che nella sua relazione di fine legislatura ha riconosciuto come «rimanga comunque indubbio che presso lo stabilimento di Ottana vi era esposizione ad amianto ». Quando una commissione parlamentare sottoscrive questo giudizio il risultato non può che essere conseguente soprattutto quando in relazione si aggiunge: «Si deve rilevare che la situazione creatasi circa i lavoratori ex esposti dello stabilimento di Ottana costituisce una peculiarità che merita specifica attenzione. Infatti emerge che a fronte di 1081 domande ben 1066 siano state respinte ritenendo da parte dell’Inail che nello stabilimento di Ottana vi era di certo la presenza di amianto ma non la prova di una esposizione qualificata prevista dalla legge per il riconoscimento delle speciali previdenze. Si tratta quindi di un dato generalizzato di rigetto delle istanze per la mancata prova dell’esposizione qualificata. Tale determinazione muove da una relazione del 2003 della Direzione Regionale Sardegna Contarp che sulla base di atti, sopralluoghi, consultazione delle parti sociali, ivi compresi gli esponenti aziendali e sindacali, nonché sulla base di altre valutazioni tecniche ha ritenuto che nellostabilimento di Ottana pur in presenza di amianto non vi sia stata un’esposizione qualificata cioè superiore al limite previsto dalla normativa.
Tale posizione invero risulterebbe ribadita anche in relazioni successive. Ciò – scrive sempre la Commissione d’inchiesta ha provocato legittimamente una serie di ricorsi davanti al giudice del lavoro al fine di poter richiedere l’affermazione del diritto all’integrazione pensionistica con esiti invero altalenanti, provocando un impegno straordinario delle istituzioni e delle famiglie dei lavoratori ex esposti. In particolare si è creato un enorme contenzioso giudiziario sui benefici previdenziali che ha comportato e tuttora comporta costi legali per i lavoratori, per l’Inps che deve sostenere gli interessi dell’ente erogatore con un impegno costante e straordinario, dell’apparato giudiziario. La Commissione quindi ritiene che vi possano essere nuovi elementi da sottoporre agli organi tecnici dell’Inail affinché la propria relazione possa essere aggiornata con le nuove risultanze ed emergenze e di conseguenza fa propria la proposta del direttore regionale dell’Inps circa l’istituzione di un tavolo tecnico tra tutti gli enti, associazioni, operatori e con la stessa magistratura al fine di comprendere, nell’interesse della tutela della salute dei lavoratori e della collettività nonché dell’efficienza amministrativa e giudiziaria. Al riguardo – conclude la relazione Fabbri – si ritiene necessaria una interlocuzione con l’Istituto Superiore di Sanità al fine di acquisire o ricercare eventuali dati sulle condizioni di lavoro con esposizione ad amianto all’interno del sito industriale».
Quel tavolo però non è mai stato aperto dall’Inail e da qui il mandato affidato dall’assemblea ai parlamentari e fatto proprio da Landini e Maura Crudeli, presidente nazionale Aiea per cancellare la relazione Contarp a costo di ricorrere all’estrema soluzione di una denuncia penale per falso nei confronti degli autori «anche se – ha detto Sabina Contu – non possiamo chiedere alla magistratura di risolvere problemi che sono politici e amministrativi».
Altra questione di assoluto rilievo governativo è il riconoscimento di Ottana come Sito di interesse nazionale che costringerebbe nel nome di, chi inquina paga, l’Eni a investire per la bonifica del sito. Rispetto a questo però la Regione continua a tentennare perché, inutile prendersela con Roma se la Regione non ha presentato la richiesta e sul punto specifico anche a Ottana l’assessora regionale all’Industria Donatella Spano si è limitata a dire «pensiamo che le realtà ex industriali debbano essere prese in considerazione senza applicare criteri e requisiti rigidi. Riteniamo che ci siano le condizioni perché Ottana abbia un riconoscimento speciale. Serve un lavoro unitario e collaborazione tra istituzioni, a tutti i livelli». Intanto servirebbero atti precisi e vincolanti della Regione. Senza atteggiamenti o annunci fumosi, anche rispetto a un’altra iniziativa sollecitata da tempo come il riconoscimento di Ottana come Area di crisi industriale complessa, rispolverata guarda caso dall’assessora dell’Industria, Maria Grazia Piras il giorno prima dell’assemblea, convocando un vertice per presentare il Piano di riqualificazione e riconversione industriale che deve accompagnare l’istanza della Regione.
Pratica sbloccata, finalmente? Tutt’altro, a leggere tra le righe di un comunicato stampa trionfalistico: «Nel giro di qualche giorno il documento sarà aggiornato con alcune integrazioni, quindi verrà portato in Giunta e allegato all’istanza al Mise».
Tra tante incertezze aggravate, in attesa della formazione del nuovo Governo, anche dalla mancanza di un interlocutore istituzionale, c’è almeno la certezza che dopo due anni è finalmente partito il protocollo di sorveglianza sanitaria per i lavoratori ex esposti. Un grande risultato per Aiea, Cgil e Anmil confermato anche dall’assessore alla Sanità Luigi Arru che si è tolto qualche sassolino dalla scarpe inquadrando la vicenda nella riforma generale e nell’Asl regionale che ha portato a unificare le procedure perché «prima avevamo otto repubbliche indipendenti».

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