Ottana, la battaglia non cade in prescrizione

La soddisfazione di essere stati capaci nella “Terra dei fuochi” di Ottana a portare in superfice le braci ardenti coperte per almeno trent’anni dalla cenere di silenzi, omissioni, rassegnazione, salute penalizzata dal ricatto della paura di perdere il posto di lavoro. Nella Media Valle del Tirso, rispetto ai veleni mortiferi del Napoletano, si è dovuto e si combatte ancora per dimostrare che gli ex operai Enichem muoiono e si ammalano di tumore, non si riesce a sbloccare in Regione il protocollo per la diagnosi precoce e le bonifiche sono praticamente all’anno zero.

Nella “Terra dei fuochi” alle porte di casa, dopo cinque anni di battaglie né Sabina Contu, nuora di Giovannino Moro di Olzai, né i familiari di Giovanni Serra di Atzara, avranno la soddisfazione di vedere processati i presunti responsabili della morte dei loro cari uccisi nel 2006 da un mesotelioma pleurico provocato da quell’amianto presente in fabbrica che in tanti non hanno voluto vedere. Il sostituto procuratore della Repubblica di Nuoro Riccardo Belfiori e il procuratore Patrizia Castaldini hanno chiesto lo scorso 6 settembre l’archiviazione per prescrizione (sono trascorsi oltre 10 anni) del procedimento per omicidio colposo di otto indagati dirigenti responsabili a vario titolo dei processi produttivi nelle fabbriche di Ottana. Un procedimento nato nel febbraio del 2017 dalle denunce presentate in rapida successione da una settantina di parti lese – eredi di operai morti per tumore che hanno lavorato nella fabbrica chimica dagli anni Settanta al 1997 – sostenute da Aiea e Medicina Democratica.

Oltre lo stop per prescrizione, l’archiviazione è motivata nella maggior parte degli altri casi perché l’insorgenza delle patologie poteva essere provocata anche da altre sostanze oltre all’amianto. Una sconfitta sul fronte giudiziario? Nell’assemblea convocata l’11 ottobre a Ottana, Sabina Contu ha voluto vedere il bicchiere mezzo pieno perché in realtà l’inchiesta ha ottenuto un risultato importante con la relazione del professor Bruno Murer, direttore di Anatomia patologica dell’Assl di Venezia, un’autorità in materia per essersi occupato di inquinamento industriale in varie inchieste a partire da Porto Marghera, nominato consulente tecnico dalla Procura di Nuoro. Nella sua perizia l’esperto veneziano ha suddiviso i casi di decessi in tre categorie: soggetti affetti da patologie derivanti dall’esposizione diretta all’amianto (oltre i due casi accertati di mesotelioma, 16 di tumore polmonare, sette di tumore alla laringe, sette di placche pleuricheasbestosi); soggetti affetti da patologie potenzialmente riconducibili all’esposizione all’amianto (tre casi di carcinoma al colon retto), e i casi restanti di patologie non correlate all’asbesto.

L’annotazione del perito che per la maggior parte di queste patologie è impossibile stabilire con certezza se sia l’amianto o altre sostanza a provocare l’insorgenza della malattia e quindi il decesso, ha spinto il pubblico ministero a scrivere nella richiesta di archiviazione che «tale conclusione costituisce, anche in una prospettiva processuale, un ostacolo insormontabile all’accertamento del nesso eziologico tra la condotta ipoteticamente ascrivibile agli indagati e l’evento morte che ne sarebbe derivato in tutti quei casi in cui il decesso del lavoratore non sia avvenuto a seguito dell’insorgenza di un mesotelioma pleurico, unica patologia determinata con certezza dall’inalazione di fibre di amianto».

Oltre il versante giudiziario dell’inchiesta per omicidio colposo, nella sua perizia il professor Murer ha innalzato un ulteriore pilastro a sostegno della vertenza con l’Inail per il riconoscimento delle malattie professionali e aperto la strada alle richieste di risarcimento nei confronti dell’Enichem del cosiddetto danno differenziale escluso dalla copertura assicurativa Inail (conseguenze morali, riflessi sugli aspetti dinamico-esistenziali, riduzione della capacità produttiva). La novità diventa però interessante sul fronte dei diritti pensionistici e risarcitori per gli operai colpiti da tumore e per gli eredi dei morti perché il professor Murer ha chiaramente certificato la diretta correlazione tra le malattie, le condizioni di lavoro e l’uso delle sostanze pericolose nei vari processi produttivi. In sostanza il certosino impegno del consulente mette un punto fermo destinato a pesare soprattutto in quel Tavolo tecnico regionale aperto dove Inail, Aiea, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) e Cgil stanno rivedendo le pratiche di mancato riconoscimento. Finora sono 62 i casi di revisione con il riconoscimento della rendita a invalidi e superstiti. In sostanza – ha ricordato Sabina Contu nell’assemblea di Ottana – se la vedova di Adriano Angius di Gavoi ha trascorso nove anni nelle aule del tribunale per farsi riconoscere i propri diritti, oggi in via amministrativa si stanno cancellando molte ingiustizie del passato anche per il diverso atteggiamento dell’Inail che dalla negazione a priori, guarda al caso Ottana con maggiore attenzione, ricostruendo anche l’iter delle pratiche al suo interno per arrivare a scoprire che nei suoi archivi – per fare solo un esempio – non esisteva solo la relazione del Contarp del 2003 che negava l’esposizione all’amianto e che tra l’altro riguardava solo l’allora Inca, ma altri 15 documenti dei consulenti interni Inca finora ignorati. Entro dicembre saranno definite tutte le cause ancora aperte nei patronati dell’Anmil di Nuoro e dell’Inca-Cgil e un contributo decisivo potrebbe arrivare proprio dalla perizia di Bruno Murer che ha ricostruito le condizioni di lavoro e le conseguenze delle sostanze usate dagli operai morti estendibili per mansione e reparto anche ai colleghi come ulteriore prova. Purtroppo in questa fase – ha ricordato con amarezza Sabina Contu – restano fuori perché non si riesce a dimostrare la causale (bisognerebbe dimostrare una forte esposizione a onde elettromagnetiche) almeno quattro casi di operai morti di tumore alla testa e alcuni di carcinoma alla lingua. Alla partita sui diritti finora negati che dovrebbe chiudersi nel giro di pochi mesi, si accompagna la determinazione dell’Aiea a continuare la battaglia su altri due fronti aperti cinque anni fa: la sorveglianza sanitaria e le bonifiche ambientali dell’area industriale, impegni affidati al coordinamento degli ex operai di Ottana Saverio Ara e Francesco Tolu. Sul fronte della prevenzione molto è stato fatto se cinque anni erano appena 60 e oggi sono oltre mille – tanto da mettere in crisi le strutture sanitarie deputate a periodiche visite e esami diagnostici – gli iscritti a rischio che lavoravano a Ottana allo Spresal-Assl, il Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro. Resta però aperta la vera questione: quel protocollo di sorveglianza sanitaria (messo a punto da due medici esperti cagliaritani, Roberto Cherchi e Pierluigi Cocco, responsabili rispettivamente di Chirurgia Toracica all’ospedale Businco e dell’istituto di Medicina del Lavoro) che permetterebbe di individuare fin dall’insorgenza le patologie tumorali ma da mesi in lista d’attesa in Regione.

Resta infine il problema delle bonifiche perché – è stato detto nell’assemblea dell’Aiea – «non possiamo permettere di far cadere in prescrizione il futuro dei nostri giovani». È ormai assodato che nell’area industriale di Ottana siano sotterrati in vari punti pericolosi residui chimici da recuperare e smaltire per garantire un nuovo modello di sviluppo e la salute delle popolazioni. Poco è stato fatto su questo versante che dovrebbe innanzitutto riportare l’Eni almeno per assicurare i capitali necessari che garantirebbero tra l’altro numerosi posti di lavoro. Anche qui occorre però la collaborazione degli operai, ricostruendo – come è stato fatto per le condizioni di lavoro – l’organizzazione dei reparti, i siti di smaltimento conosciuti e sconosciuti, le fasi di produzione, le sostanze impiegate, i macchinari. Un impegno che va ben oltre i diritti individuali che fa leva sulla sensibilità collettiva che a Ottana ha sempre dimostrato la classe operaia rafforzato dall’impegno delle vedove dei lavoratori morti, anche se non manca chi, a risarcimento ottenuto, non si è fatto più vedere alle assemblee. Le bonifiche sono la vera scommessa ma non può che essere giocata col territorio, come ha fatto notare Nannino Marteddu, sindaco di Orotelli che minato nella salute dopo 16 anni di lavoro come manutentore da dipendente di una ditta esterna, conosce benissimo la zona industriale, tanto da denunciare pubblicamente: «In quell’area è innescatata una bomba ecologica».

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