Ortobene, nuovi crolli a Santu Jacu

Nuovi crolli stanno devastando l’antica chiesetta campestre di Santu Jacu alle falde del monte Ortobene. Nell’indifferenza generale e in balia dell’incuria, della vegetazione boschiva e degli agenti atmosferici, un luogo caro ai nuoresi sta rischiando di scomparire definitivamente. Santu Jacu è patrimonio culturale della città di Nuoro ed è meta di escursionisti, appassionati della natura e studiosi che da oltre un decennio ne hanno riscoperto la bellezza e l’importanza. Il sito, che se messo in sicurezza sarebbe preservato e meta costante di visite, figura anche nell’elenco comunale, redatto nel 2014, dei siti di interesse culturale. I recenti crolli hanno interessato una delle pareti della chiesetta incastonata tra le rocce dell’Ortobene e già studiosi ed esperti hanno manifestato l’intenzione di mobilitarsi al fine di costituire un tavolo tecnico di salvaguardia (che coinvolga anche i ruderi della vicina chiesa di Sa Itria e l’area circostante comprendente antico pozzo e cumbissias, a costante rischio di crollo) che coinvolga l’attuale amministrazione comunale, la soprintendenza ai beni culturali e la diocesi di Nuoro benché la stessa non abbia più titolarità e responsabilità sul bene. Il protrarsi dei crolli porterebbe alla definitiva scomparsa del sito costituendo una grave perdita per la storia della città e della Chiesa nuorese.

Per meglio comprendere l’importanza storia e artistico-architettonica della chiesetta di Santu Jacu, riportiamo alcuni cenni storici tratti dal sito web chiesecampestri.it:
In mancanza di documenti certi che ne attestino l’edificazione, possiamo dire che Santu Jacu era parte di un villaggio medievale che probabilmente comprendeva il rudere di Sa Itria e le chiese scomparse di Santu Tederu e Santu Tomeu della quale rimangono le pietre di base. Grazie al dizionario del Casalis (1860) sappiamo che Santu Jacu ed altre, furono sconsacrate fra il 1780 ed il 1786, ad opera del primo vescovo della ricostituita diocesi di Galtellì-Nuoro. L’edificio, che si trova immerso in un boschetto di lecci, presenta una pianta rettangolare, ad una sola navata; l’ingresso, che conserva ancora la base del grande arco del portale, intonacato con calce bianca dello spessore di circa 1,5 cm, è orientato spalle alla città, quindi a nord est, secondo la tradizione medievale che voleva il sorgere del sole come segno della Luce di Cristo. Le pareti sono fatte con blocchi di granito dell’Ortobene, inframmezzati da pezzi di tegole che fanno pensare ad una maestranza locale; davanti all’ingresso si può notare l’esistenza di un piccolo prònao, mentre sulla parete destra fa bella mostra un grande contrafforte, di migliore fattura rispetto al muro. All’interno, sempre sulla parete destra, a metà circa della sua lunghezza, si può vedere una mensola costituita da una grossa lastra di granito incassata nel muro, al di sotto della quale vi è una nicchia; la funzione di tali oggetti è sconosciuta, si può presumere che la mensola reggesse la statua del santo, mentre non è chiaro se la nicchia sottostante sia un elemento architettonico o il risultato di un crollo. L’edificio sembra non presentare abside, poiché della parete posteriore rimane una parte di arco, successivamente chiuso con pietre murarie. Anche qui si può notare una differenza di maestrie tra l’arco ed il materiale di riempimento: nell’intonaco del primo si vedono delle ondulature, il che fa presumere una sorta di intelaiatura costituita da canne; il materiale di riempimento invece è realizzato in pietra locale, più grezzamente disposta, sì da presumere un riempimento successivo. Dietro di esso, un muretto che corre lungo tutta la parete ed oltre, fa supporre l’esistenza di una sacrestia. Il pavimento della chiesa non è più visibile poiché ricoperto dalle pietre di crollo e da frammenti di tegole in cotto.
Come si raggiunge: Si trova in località Janna Bentosa, alle falde di Punta Fumosa, nell’area del demanio forestale. Dalla chiesa della Solitudine che si trova ai piedi del Monte Ortobene, imboccare la provinciale 45 in direzione Lollove ed all’altezza del secondo chilometro, svoltare a destra sulla strada sterrata in discesa; fermarsi dopo 800 metri nei pressi dell’antica sorgente ormai invasa dalla vegetazione e seguire per meno di 5 minuti, il sentiero sulla destra che si addentra tra i pini, segnalato con delle pietre sovrapposte sulle rocce.