«Orgosolo epicentro della peste suina africana»

«Dai numerosi dati elaborati in quest’ultimo mese sui capi abbattuti fra Barbagia e Ogliastra l’agro di Orgosolo sembra proprio essere l’epicentro più pericoloso della peste suina africana in Sardegna. La forte e costante endemicità della malattia riscontrata nei branchi dei maiali abbattuti in quei territori dimostra che se non si interrompe subito il pascolo brado, e quindi la continua trasmissione del virus fra maiali e maiali e fra maiali e cinghiali, rischiamo di tenerci la Peste suina africana per sempre». Il giudizio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna viene fatto proprio dalla Regione in una nota che ufficializza i risultati delle analisi effettuate dallo stesso Istituto su 129 dei 215 maiali abbattuti lo scorso 3 gennaio nel territorio comunale che, si legge in una nota, «hanno confermato la forte presenza della malattia fra gli animali lasciati al pascolo brado illegale dove il virus continua ad alimentarsi e a muoversi indisturbato fra i branchi di maiali bradi e fra suini bradi e cinghiali». Infatti 105 campioni (l’81,4%) sono risultati sieropositivi alla Peste suina mentre in sei (5%) è stata diagnosticata la malattia in corso. Questo dato – sempre secondo la Regione –  conferma di fatto l’andamento riscontrato nei controlli elaborati nell’ultimo mese sui capi depopolati. Un dato pericolosissimo che si muove su una forbice tra il 71,6% e il 100% di animali interessati dal virus. Unica eccezione, che secondo gli esperti dello Zooprofilattico era dovuta al fatto che si trattava di branchi isolati e non a contatto con altri suini, riguarda i maiali abbattuti lo scorso 30 dicembre fra le campagne di Villagrande  e Talana dove la sieropositività era stata del 5,6%». Nella nota a commento sugli ultimi risultati di Orgosolo si risponde indirettamente anche alle polemiche sollevate da alcune associazioni animaliste che contestano l’abbattimento dei capi sani: «È bene ricordare che gli interventi di depopolamento non sono dovuti alla presenza o meno della PSA riscontrata nei suini, ma è conseguenza delle normative igienico sanitarie e di quelle previste dal piano di eradicazione della peste suina africana in Sardegna che vietano il pascolo brado illegale in tutto il territorio regionale di suini non registrati, mai sottoposti quindi a controlli sanitari e di proprietà ignota». Infatti, per evitare le pesanti sanzioni previste i proprietari dei maiali allevati nei terreni comunali si sono guardati bene da rivendicarne il possesso contando proprio sull’impossibilità di essere identificati proprio a causa della proprietà pubblica dei terreni. LUnità di Progetto della Regione che incalzata anche dall’Unione europea coordina il piano di eradicazione, forse per non inasprire la tensione e spingere i cittadini che allevano illegalmente i suini nei propri terreni a uscire dall’illegalità, ha scelto in questa fase di procedere con gli abbattimenti proprio nei terreni comunali. Non a caso anche in questa occasione è stato rinnovato l’invito rivolto a tutti coloro che detengono maiali non registrati allo stato brado, «a voler cogliere l’opportunità di regolarizzare la propria situazione e gli stessi animali, rivolgendosi allo sportello delle attività produttive del proprio Comune di residenza. La richiesta spontanea di regolarizzazione da parte degli interessati, consente di evitare le pesanti sanzioni previste dalle norme statali e di poter sanare la situazione esistente con il pagamento di circa 450 euro, qualunque sia il numero di suini registrati. In questo modo – prosegue l’Unità di progetto – gli animali cessano di essere irregolari e possono essere sottoposti ai necessari controlli sanitari, da parte dei Servizi veterinari delle ASSL, che potranno valutare così lo stato sanitario di ogni singolo capo. La possibilità di emergere dalla clandestinità e operare come veri allevatori, alla luce del sole, è concreta, reale e anche semplice: basta volerlo e recarsi quindi negli uffici del proprio Comune».

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