Orgosolo, abbattuti altri 268 maiali

Mentre a Orgosolo stamattina – 9 gennaio – era in corso la quinta operazione in poco più di un mese che alla fine ha portato all’abbattimento nel territorio comunale di Su Pradu di 268 maiali allevati allo stato brado, la Giunta Pigliaru ha incassato il sostegno del Consiglio regionale con l’approvazione di un ordine del giorno che non solo sostiene le operazioni in corso ma invita a rafforzare le azioni per eradicare la peste suina africana. Nel dibattito è intervenuto lo stesso presidente che,  forte del sostegno del centrosinistra, ha sfidato le minoranze critiche sugli abbattimenti: «Se l’opposizione – ha detto Francesco Pigliaru – conosce modelli alternativi a quelli che stiamo usando noi, dovrebbe dirci quali sono e perché non li ha applicati quando ha governato». Parole pronunciate mentre a Orgosolo tre squadre di veterinari e assistenti uccidevano con una scarica elettrica i capi di un branco i cui proprietari sono rimasti sconosciuti.  Una nuova operazione in qualche modo preparata sul fronte informativo ieri quando la Regione, rendendo noti i dati sulle analisi condotte dall’Istituto zooprofilattico sui capi abbattuti il 4 gennaio, ha sentenziato che Orgosolo con l’81,4% di capi risultati sieropositivi «sembra proprio essere l’epicentro più pericoloso della peste suina africana in Sardegna» (vedi https://www.ortobene.net/orgosolo-epicentro-della-peste-suina-africana/). Oltre a qualche protesta per il blocco delle strade di penetrazione agraria che fino alle 14 ha impedito l’accesso a chiunque nell’area interessata dall’intervento, anche questa volta non si sono registrati incidenti o proteste eclatanti. A Orgosolo però non mancano le contestazioni e la tensione per l’ennesimo blitz “manu militari” finisce per coinvolgere anche gli amministratori comunali accusati soprattutto sui socialnetwork di non fare tutto il necessario per evitare gli abbattimenti. Polemiche rimbalzate anche in Consiglio regionale durante il dibattito su un ordine del giorno collegato alla legge finanziaria  “sullo stato di attuazione del Piano d’azione straordinario per il contrasto e per l’eradicazione della peste suina africana” firmato da ben 26 consiglieri di maggioranza: Luigi Lotto, Augusto Cherchi, Daniele Cocco, Pietro Cocco, Gianfranco Congiu,  Alessandro Collu, Giampietro Comandini, Lorenzo Cozzolino, Salvatore Demontis, Roberto Deriu, Roberto Desini, Paolo Luigi Dessì, Giuseppe Meloni, Luigi Ruggeri, Antonio Solinas, Gianmario Tendas,  Francesco Sabatini,  Cesare Moriconi, Raimondo Perra, Valter Piscedda, Antonio Gaia, Gavino Manca, Pier Mario Manca, Rossella Pinna e  Alessandro Unali.

Ecco il resoconto della seduta sul punto specifico redatto dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale

(…) Il presidente Ganau ha poi messo in discussione l’ordine del giorno n.5 (Lotto e più) sullo stato di attuazione del Piano di eradicazione della peste suina africana.

«È un tema serissimo che affrontiamo da oltre 40 anni – ha detto il primo firmatario Luigi Lotto (Pd) – è una questione complessa di difficile soluzione che incide sull’economia regionale e nazionale. La Giunta ha dato un’accelerazione all’azione di eradicazione della malattia. Gli abbattimenti delle ultime settimane hanno dimostrato che quasi il 100% dei maiali sono infetti. Serve un’accelerazione e un incoraggiamento alla Giunta per proseguire l’attività e rafforzare il confronto con le popolazioni interessate. L’allevamento dei suini, oggi agonizzante, può essere un settore importante per lo sviluppo economico delle zone interne». Mariano Contu (Forza Italia) ha invece bocciato l’azione della Giunta e dell’Unità di progetto: «Quello che emerge è che non si è tenuto conto di una raccomandazione decisiva: il coinvolgimento delle amministrazioni e delle popolazioni locali. Un sindaco, quello di Desulo, è stato processato e condannato – ha detto Contu – è vero che il 90% dei suini abbattuti sono positivi, questo vuol dire che dopo tre anni siamo punto e a capo., non  si riesce a capire quale sia la strategia per l’eradicazione della peste suina africana e quali meccanismi possono convincere gli allevatori a mettersi in regola». Piermario Manca (Partito due Sardi), dopo aver espresso condivisione per i contenuti dell’ordine del giorno, ha invitato la Giunta a predisporre interventi ad hoc per rilanciare l’allevamento del suino sardo. «Per questioni burocratiche la razza sarda viene trascurata – ha detto Manca – è invece una razza particolarmente importante per le produzioni tipiche. È una biodiversità che va tutelata come hanno fatto in Spagna in Extremadura». Dello stesso avviso il collega di partito Gianfranco Congiu: «Occorre far passare un messaggio: serve la collaborazione di tutti per raggiungere un risultato storico. I piani settoriali possono essere uno strumento di persuasione per coinvolgere le popolazioni riottose. Chiediamo concretezza per piano di rilancio del settore suinicolo». Contrario all’ordine del giorno Gaetano Ledda (La Base): «Non l’ho firmato. Sul Piano di eradicazione si sono fatti tanti proclami ma finora non si sono visti risultati – ha affermato Ledda – il settore suinicolo potrebbe essere un’industria, importiamo l’80% delle carni. In questa operazione non si sono coinvolti i territori, bisognava far emergere l’illegalità finanziando gli allevatori per realizzare doppie recinzioni e i controlli sanitari». Dubbi sul metodo adottato per contrastare il fenomeno sono stati avanzati anche dal consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi: «La questione è complessa – ha rimarcato Crisponi – lo stesso responsabile scientifico del Piano di eradicazione della peste suina Africana Jose Manuel Vizcaino ha suggerito una linea di azione che affiancasse agli interventi di abbattimento dei capi infetti l’apertura di un dialogo costante con le popolazioni locali. Purtroppo, dopo un’attività che dura ormai da 4 anni, l’unico risultato ottenuto è quello di aver portato alla sbarra un amministratore comunale limpido e onesto come il sindaco di Desulo. È un fallimento su tutta la linea. Occorre cambiare rotta. Il Piano di eradicazione va sostenuto ma bisogna far capire alle comunità che dietro c’è un progetto innovativo altrimenti continueremo a discutere dell’eliminazione della peste suina anche nei prossimi anni». Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, pur condividendo i contenuti dell’ordine del giorno, ha spiegato all’Aula i motivi della mancata sottoscrizione del documento da parte della minoranza. «Non lo abbiamo firmato per due ragioni: arriva fuori tempo massimo e mostra ancora fiducia in strumenti di contrasto che si sono rivelati fallimentari». Pittalis ha poi contestato l’uso della forza adottato dall’Unità di Progetto: «Anziché ricorrere agli strumenti della politica, che richiedono il confronto e la compartecipazione delle comunità locali e degli allevatori, si è preferita l’azione manu militari per risolvere il problema. Questo non è ammissibile. È una questione annosa che non si risolve con i blitz o circondando gli ovili. Così non si elimina il problema e si crea tensione sociale. Serve cautela, la peste non si elimina con gli abbattimenti, servono altre iniziative». Giovanni Satta (Uds), in apertura del suo intervento, ha ricordato i precedenti tentativi di eradicazione della peste suina mai portati a termine: «Nel 1979 ci fu un incontro a Desulo in cui si sosteneva la stessa linea che si persegue adesso. I responsabili del Piano dovettero andare via scortati dai carabinieri – ha detto Satta – questo vuol dire che la metodologia è sbagliata,il problema della peste suina non si risolve con azioni paramilitari. Soprattutto nei comuni che hanno un territorio gravato da usi civici. Lì è difficile cambiare le consuetudini, i sindaci vanno aiutati. Condivido i principi dell’ordine del giorno ma andrei oltre. La mia proposta è quella di inviare dei commissari per regolamentare l’uso delle terre civiche. Solo così sarà possibile allevare maiali nel suolo pubblico». Il presidente della Regione Francesco Pigliaru dopo aver annunciato il parere positivo all’ordine del giorno ha difeso l’azione dell’Unità di progetto. «È una battaglia importante che la Giunta ha messo in piedi e sta portando avanti con coerenza. Il Piano di eradicazione è basato su modelli internazionali – ha sottolineato Pigliaru – perché, se esistono altre soluzioni, non sono state adottate prima? Gli abbattimenti sono cruciali: in Spagna, in Exstremadura è intervenuto l’esercito per risolvere il problema. Oggi quel territorio ha un fatturato di 400 milioni all’anno. Quello che stiamo facendo richiede grande coraggio, provo ammirazione per l’Unità di progetto. È una battaglia di tutti per liberare le risorse straordinarie che ci sono nelle aree interne. Siamo lì per migliorare le energie e dare sfogo alle potenzialità. Dispiace che ci sia così poca informazione. I dati dimostrano quale sia la portata del problema, si fanno gli abbattimenti ma, allo stesso tempo, si creano le condizioni per far emergere dal nero gli allevatori. Prima esisteva una sanzione di diecimila euro anche per chi aveva pochi maiali. Quella sanzione è stata cancellata su suggerimento delle popolazioni locali. Tutti conoscono i passaggi per emergere dall’illegalità. C’è, è vero, il problema delle terre civiche. Lo affronteremo, nei cantieri di lavoro previsti nel Piano Lavoras c’è un intervento specifico per la predisposizione di aree con doppia recinzione dove poter allevare maiali secondo le regole».

Messo in votazione l’ordine del giorno è stato approvato con l’astensione della minoranza. (…)

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

ORDINE DEL GIORNO N. 82

approvato il 9 gennaio 2018

ORDINE DEL GIORNO LOTTO – COCCO Pietro – COCCO Daniele Secondo – CONGIU – COLLU – COMANDINI – COZZOLINO – DEMONTIS – DERIU – MELONI – RUGGERI – SOLINAS Antonio – TENDAS – SABATINI – MORICONI – PERRA – PISCEDDA – GAIA – MANCA Pier Mario – PINNA Rossella – DESSÌ – UNALI – DESINI – ZANCHETTA – CHERCHI – MANCA Gavino sullo stato di attuazione del Piano d’azione straordinario per il contrasto e per l’eradicazione della peste suina africana.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione dei disegni di legge n. 455/A (Legge di stabilità 2018) e n. 456/A(Bilancio di previsione triennale per gli anni 2018-2020),

PREMESSO che:
– in Sardegna è presente in via endemica dal 1978 la peste suina africana (PSA), malattia grave dei suini che determina alta mortalità negli animali e che condiziona in modo oramai strutturale un comparto produttivo dell’agricoltura sarda;
– la presenza della peste suina africana determina ingenti danni all’economia regionale in quanto è impedita la partecipazione dei nostri produttori al libero scambio in ambito comunitario ed internazionale dei suini nati e allevati in Sardegna e dei prodotti da essi ottenuti, limitando un comparto agro alimentare con grandi potenzialità di sviluppo;
– le implicazioni socio-economiche dell’intera filiera suina sarda, con particolare riferimento alla lotta del suino brado e all’illegalità nella conduzione dell’allevamento suino, necessitano di una forte coesione tra tutte le istituzioni e le rappresentanze economiche e sociali della Sardegna;
– il Consiglio regionale, in considerazione di quanto sopra esposto, ha approvato la legge regionale n. 34 del 22 dicembre 2014 (Disposizioni urgenti per l’eradicazione della peste suina africana), con la quale ha disegnato il quadro normativo fondamentale per consentire un intervento unitario di tutte le strutture regionali sanitarie, della difesa dell’ambiente, dell’agricoltura e della gestione forestale finalizzato alla eradicazione della malattia;
– con la deliberazione della Giunta regionale n. 50/17 del 16 dicembre 2014 è stato adottato il Piano d’azione straordinario per il contrasto e per l’eradicazione della peste suina africana, predisposto dall’Unità di progetto istituita, ai sensi dell’articolo 10 della legge regionale n. 24 del 2014, per realizzare l’intervento coordinato e complessivo del sistema regionale in materia;
– sul Piano d’azione straordinario la Quinta e la Sesta Commissione del Consiglio regionale hanno espresso il proprio parere favorevole avanzando alcune raccomandazioni in ordine alla necessità di garantire un forte coinvolgimento degli operatori del settore nell’attuazione del Piano, alla necessità di coinvolgere i sindaci e gli amministratori locali dei comuni interessati dal fenomeno della PSA e invitando la Giunta regionale all’adozione di una specifica misura, all’interno del Piano di sviluppo rurale;
– nell’ambito dell’attività in capo all’Assessorato regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale, diverse misure del Programma di sviluppo rurale (PSR) sono finalizzate a sostenere e migliorare la competitività delle aziende suinicole che operano regolarmente e nel rispetto della pratica del benessere animale;

CONSIDERATO che:
– dette misure, finanziate con le risorse comunitarie della PAC, rappresentano una novità assoluta e, per ora, un esempio unico, a livello nazionale e comunitario, e costituiscono una grande opportunità per l’intero settore suinicolo regionale che può così superare l’enorme gap determinato dalla presenza della PSA, recuperando competitività e valorizzando, nel rispetto delle regole igienico-sanitarie, una tradizione che rischia irrimediabilmente di andare perduta;
– la visione di sviluppo delle aree interne, promossa dal Governo regionale anche attraverso le misure del PSR, sostiene l’allevamento del maiale nella forma moderna del semibrado controllato in quanto, coniugando la tradizione con l’innovazione, può valorizzare le produzioni tipiche nel rispetto delle norme igienico sanitarie a tutela del consumatore e ad esaltare la qualità dei prodotti regionali;
– sono state organizzate dall’Agenzia Laore in collaborazione con l’unità di progetto numerose iniziative di sensibilizzazione sul territorio per informare la popolazione in merito alle misure alle quali aderire per condurre gli allevamenti in biosicurezza;
– tra le iniziative rientrano i corsi di formazione rivolti ai cacciatori visto il coinvolgimento nella lotta alla Peste suina africana delle associazioni venatorie;
– oltre alle iniziative di informazione l’Agenzia Laore ha pianificato corsi di formazione per il raggiungimento di una professionalizzazione degli operatori che operando nel rispetto delle norme conservino le tradizioni dei territori;

PRESO ATTO che:
– il pascolo abusivo brado costituisce, sino ad oggi, il principale fattore di diffusione della malattia;
– la disciplina nazionale dettata dal decreto legislativo n. 200 del 2010, che individua norme di profilassi veterinaria per regolare l’identificazione e la registrazione dei suini, prevede rilevanti sanzioni in correlazione alle specifiche violazioni, non sempre proporzionate all’effettivo valore della tipologia di allevamento e che è di tutta evidenza che tale quadro normativo non rappresenti un incentivo al ravvedimento degli allevatori illegali;
– diverse sono state le misure e gli interventi volti al contrasto delle aziende irregolari, sia di carattere repressivo/sanzionatorio, sia volte a favorire la spontanea emersione degli allevatori irregolari, limitando le conseguenze economiche connesse alle violazioni rilevate;
– è stata concessa, previo accordo con il Ministero della salute e della Commissione europea, una finestra temporale di 7 mesi (da giugno al 30 novembre 2015) nell’arco della quale gli allevatori non registrati hanno avuto la possibilità di regolarizzare la loro attività con la conseguente estinzione delle sanzioni a seguito dell’osservanza delle prescrizioni impartite dai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali;
– il numero di allevatori che ha usufruito di tale opportunità, pari a 476, è stato significativo e tale da dimostrare la valenza del provvedimento, ma non sufficiente, per antichi retaggi e da una eredità di deficit di credibilità dell’amministrazione pubblica, a far emergere la totalità degli allevatori irregolari;
– a seguito della scadenza della richiamata finestra temporale, si è proceduto a intervenire, in modo incisivo, con lo strumento repressivo del depopolamento dimostrando che la lotta alla PSA è diventato un impegno reale e concreto e facendo registrare l’interesse degli operatori a una ulteriore possibilità di regolarizzazione;
– all’inizio dell’anno 2016 è stato avviato con il Ministero della salute un confronto volto a verificare la possibilità di offrire agli allevatori non registrati un’ulteriore apertura per la loro regolarizzazione attenuando, per quanto possibile, le pesanti conseguenze economiche delle sanzioni previste e riscontrando il positivo accoglimento dell’istanza;
– le direttive di coordinamento tra i processi di regolarizzazione e le attività di depopolamento sono state aggiornate dal responsabile dell’unità di progetto per il 2018 in data 27 novembre 2017;

PRESO ATTO, ancora:
– un altro dei fattori che viene spesso indicato dalle stesse amministrazioni comunali quale possibile fattore limitante rispetto alla riemersione, è rappresentato dall’utilizzo delle terre gravate da uso civico, nelle quali non sono stati adottati e approvati i relativi piani di valorizzazione;
– su questo aspetto l’Assessorato regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale ha ritenuto che sussistano i presupposti per superare questo possibile limite, applicando quanto previsto dall’articolo 16 della legge regionale n. 12 del 1994 che individua un istituto denominato “riserva d’esercizio” con cui il comune interessato può stabilire che l’esercizio del diritto di uso civico sia riservato solo ad alcuni dei titolari del diritto stesso, tramite apposite concessioni, come specificato nel paragrafo 6.1 del decreto dell’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale e riforma agro-pastorale n. 953/DecA/53 del 31 luglio 2013, che da conto di quali siano i presupposti per l’utilizzo dell’istituto e il procedimento che deve essere seguito,

impegna la Giunta regionale affinché

1) confermi la priorità dell’obiettivo teso a sconfiggere l’epidemia di PSA impegnando gli Assessorati competenti e le agenzie agricole regionali a promuovere ogni azione che contribuisca a rimuovere tutti gli ostacoli ripristinando la fiducia tra le popolazioni interessate, le amministrazioni locali e la Regione, indispensabile per portare a termine il piano di eradicazione della PSA e il rilancio del comparto suinicolo sardo;
2) continui a fornire alla unità di progetto ogni supporto necessario a portare a termine la propria missione nell’interesse complessivo della Regione e delle singole comunità;
3) coinvolga ancor più intensamente le associazioni venatorie e le compagnie di caccia nel complesso programma di monitoraggio della presenza del morbo nelle popolazioni di cinghiali;
4) avvii fin d’ora di un piano di rilancio della suinicoltura sarda in tutte le sue forme, con particolare riferimento agli interessi delle zone interne ove va salvaguardata e rilanciata, su moderne basi di biosicurezza, la suinicoltura tradizionale e anche l’allevamento del suino di razza sarda;
5) avvii fin d’ora un piano relativo alla valorizzazione dei prodotti tipici regionali legati alla suinicoltura.

Cagliari, 9 gennaio 2018

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