Ora parla il maialetto, “Est tempus chi…”
di Francesco Mariani

9 Dicembre 2020

5' di lettura

Narciso Monni è un agronomo orgolese che sino ai primi mesi di quest’anno ha lavorato per l’Agenzia Laore Sardegna. In particolare, ha svolto l’attività di divulgazione ed assistenza aziendale, diffondendo in tutto il territorio regionale l’evolversi delle diverse opportunità promosse dalla Politica Agricola Comune (PAC). Negli anni ’90 ha collaborato con L’Ortobene attraverso la sua rubrica “Semidas-Sentieri”. Proprio in questi giorni, per le edizioni Domus De Janas, è stato pubblicato il suo libro Est tempus chi…!, testo bilingue che prende spunto dalla peste suina africana ed ha come protagonista un maialetto. La scelta di scrivere in sardo. «È stata un’intuizione naturale, quasi fisiologica – spiega Narciso –. Prima avevo scritto prevalentemente in italiano. Da circa vent’anni vivo con la mia famiglia a Sassari. La lontananza dal mio paese di origine, seppure vi rientri spesso, mi ha fatto evocare il linguaggio e il codice comunicativo col quale sono cresciuto, quasi un rivestirsi chin su custùmene antigu, che va rinverdito e preservato. Due anni fa ho ascoltato una canzone del tenore Murales, di Orgosolo, che in maniera ironica raccontava di un maialetto fuggito nelle campagne di Tonara per scampare all’abbattimento e trovare sicurezza. Sa porchedda tonaresa gli fa notare: Da ti che ses bennidu in loco bonu…! Quella canzone mi ha dato l’idea di dar voce al maialetto hin sa limba de sos mannos, di farlo parlare dei suoi diritti, che sono anche impegni dell’allevatore, che assieme a tutti i cit- tadini sono chiamati, altresì, alla salvaguardia del territorio». Il comunicare in limba non si improvvisa. «A tal proposito, mi è servito molto, durante gli anni del mio servizio a Laore, viaggiando per tutta la Sardegna, parlare in sardo con gli allevatori, specie da Abbasanta in su. Mi rendevo anche conto, tuttavia, che alcuni miei interlocutori, quando intuivano la mia zona di provenienza, spesso nutrivano delle riserve. La cosiddetta “zona rossa” della peste suina condiziona non solo in termini sanitari ed economici, ma anche sociali. Finisci per essere visto come una sorta di “infetto”. Nel racconto vi è un richiamo in cui si spera che … sa bidda non siet pius in punta de limba de sa zente istranza. Ovviamente sto parlando di velate riserve, non di pregiudizi razziali». Il maialetto varca il mare, vede i nuovi mondi della Penisola, poi la nostalgia lo fa rientrare a casa, nelle terre sconfinate dei salti comunali. Convoca un’assemblea di quadrupedi ed illustra anche al suo pastore la piattaforma di rivendicazioni e di rimostranze. «Ci sono tre coordinate – spiega Narciso – da tenere sempre presenti: conoscenza, consapevolezza e coscienza. Non bisogna mai stancarsi di informare e formare in ogni luogo. Conoscere le regole comunitarie è indispensabile per accedere agli aiuti ad esse connessi. Il conoscere crea consapevolezza, fa recepire l’interconnessione esistente tra la terra, gli animali e gli uomini. Ti aiuta a ragionare in termini di benessere animale, umano e ambientale. A tutelare la salute dei consumatori e, allo stesso tempo, a valorizzare le potenzialità ancora non del tutto esplorate, assicurate (fino a quando?) dagli incantevoli territori. Infine, ma non ultima, c’è la coscienza, ossia la responsabilità di un compito che riguarda tutti, la volontà di raggiungere obiettivi comuni, riponendo finalmente nel cassetto il dannoso interesse strettamente individualistico. Mi auguro, a tal proposito, che una futura programmazione, condivisa fra politici e cittadini, possa prevedere in questi territori, su cui “gravano” gli usi civici, la costruzione di un “distretto suinicolo intercomunale”, strutturato nella sua intera filiera con il nostro suino autoctono. Tutto ciò potrà essere vitale valvola di ossigeno occupazionale per i nostri giovani, su un’area votata sinora allo smarrimento e spopolamento». La lotta per eradicare la PSA sembra aver prodotto buoni risultati. «È positivo – prosegue Narciso – che due mesi fa siano stati ridefiniti gli obiettivi e gli incarichi dell’Unità di Progetto. A partire dal 2015 si è fatto un gran lavoro. Occorre far sapere a tutti che non si vuole estinguere la razza suina autoctona, ma garantirne l’allevamento in sicurezza, anche all’interno delle terre pubbliche. Abbiamo un tesoro tra le mani, usiamolo bene. Non è il tempo di separarsi, dice il maialetto, ma di costruire insieme. Una volta che partecipai ad uno dei tanti convegni sulla PSA, ho notato che al tavolo della presidenza erano presenti i rappresentanti degli assessorati all’Agricoltura, Sanità ed Ambiente. Cosa giustissima. In cuor mio, però, mi son detto che mancava un quarto piede del tavolo, quello del Turismo. Dobbiamo attrarre e convincere i visitatori sulla bontà di un integrato sistema volto alla salvaguardia della salute, dell’ambiente e dell’economia integrata. Il maialetto ricorda questo: la PSA non riguarda solo lui e i suoi simili, ma tutti. È un’epidemia che ha effetti su tutto, meglio prevenirla piuttosto che inseguirla». Ha ragione il maialetto: Est tempus de impastare tottu unidos.

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