Oltre le barche delle nostre certezze

Su quale orizzonte della nostra esistenza, vediamo sorgere una «grande luce»? La liturgia di questa terza domenica del tempo ordinario è una fotografia del presente che stiamo vivendo, del Signore Gesù che inizia la sua “vita pubblica” in Galilea e viene ad incontrarci nelle terre remote e pagane del nostro cuore.
La “buona notizia” è che Gesù ha posto la sua tenda in quella terra di confine, come era considerata a quel tempo la Galilea, luogo di commercio e di via vai di genti pagane, appartenenti a diversi popoli.
Il Vangelo di Matteo di questa domenica ci dice che dopo l’arresto del Battista, Gesù «lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare» dando compimento alle parole del profeta Isaia, che oggi ci vengono donate nella prima lettura: «In futuro il Signore renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce».
Una luce sorge sulle rive e sulle derive della nostra vita, e si affaccia sul “mare” che ci divide dai nostri fratelli. Nella seconda lettura, San Paolo, con fermezza annuncia la Parola alla comunità di Corinto lacerata da discordie. Il mare della disunità! «Vi esorto fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi».
Così la chiamata di Gesù, oggi, è rivolta a ciascuno di noi come ai primi quattro apostoli. Raggiunti dallo sguardo di Gesù, nella totalità e quotidianità della vita, siamo chiamati insieme, «Gesù mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli»… «Lasciarono le reti e lo seguirono»… «subito lasciarono la barca e il loro padre» e seguirono il Maestro, cioè lasciarono le barche delle proprie certezze, le reti dei propri guadagni, la sicurezza di un mestiere che gli dava di che vivere, per camminare insieme con Gesù e diventare «pescatori di uomini».
Come diventiamo pescatori di uomini se non abbandonando tutto ciò che ha sapore di egoismo, di individualismo, di sentimenti negativi radicati in torti antichi, dei quali facciamo persino gli anniversari, insieme a presunte verità che ci chiudono al perdono?
Forse questa domenica la chiamata di Gesù, che ha visto tutta la realtà delle nostre esistenze, ci invita a essere veramente di Cristo, a vivere la grandezza della mia appartenenza a Lui radicata nel Battesimo, per allargare gli orizzonti del cuore e fare unità, solcando il mare dell’Amore vero. Il senso di quel «convertitevi», non sarà forse ricucire relazioni frantumate, oppure rispondere al progetto di Dio che mi chiama ad una sequela più radicale, la risposta a ciò che oggi la Parola fa risuonare in tutta la Chiesa e nel mio cuore?
«Si, perché il Regno dei cieli è vicino», anzi è in mezzo a noi! Lascia che Gesù continui a percorrere la tua “Galilea” per evangelizzarla, liberarla e risanare ogni tua infermità.

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