Oloè, nessuna certezza sulla riapertura del ponte

«La situazione è molto più ingarbugliata di quanto potessimo pensare. È doveroso che la cittadinanza di Oliena sia informata della situazione con dovizia di particolari, anche per non alimentare false illusioni. È infatti probabile che da qua alle prossime elezioni regionali continuino a proliferare proposte di soluzione anche molto fantasiose e tentativi di cavalcare il malcontento popolare per fini ben precisi. Vigileremo anche su questo. Sappiamo bene che la situazione per la nostra comunità è ormai non più sostenibile. Tutte le volte che pare si faccia un passo avanti, all’indomani ci si ritrova ad averne fatto tre indietro. Chiedo al Consiglio comunale di collaborare nella ricerca di un’azione congiunta che ci avvicini alla soluzione del problema che, oltre al danno, ricopre di ridicolo un intero territorio». Una relazione conclusa all’insegna di un sano realismo quella del sindaco di Oliena Sebastiano Congiu che il 31 luglio ha informato il Consiglio comunale sull’istruttoria condotta con il sindaco di Dorgali Maria Itria Fancello e il deputato Alberto Manca in una serie di incontri in Prefettura, Provincia, Procura della Repubblica per chiarire modi e tempi della possibile riapertura al traffico del ponte di Oloè e quindi del ripristino della circolazione sulla strada provinciale che collega Oliena a Dorgali e permette a tanti operatori agricoli della piana di raggiungere le loro aziende.

Il sindaco Sebastiano Congiu

Sindaco eletto appena due mesi fa, Congiu (esponente Cinquestelle come la prima cittadina di Dorgali e il deputato Manca), nel giro di poche settimane si è reso conto di quanto sia complicato non tanto sbloccare una pratica a detta di tutti urgente come quella di Oloè ma addirittura ricostruirne l’iter soprattutto quando si intreccia in ginepraio che riguarda diversi enti (Provincia, Regione, Anas, Governo) e istituzioni (magistratura, ministero della Difesa-Genio militare).

Il ponte dei desideri

Per dirne una, dalla risposta del ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli all’interrogazione di Alberto Manca si scopre che per la progettazione di un sistema di allerta delle piene e sullo studio di fattibilità del nuovo ponte e che dovrebbe sorgere a valle del vecchio, l’Anas, dopo la firma di un’apposita convenzione con la Regione che ha investito 600 mila euro, ha ricevuto dall’Arpas Sardegna solo il 15 giugno i dati idrometrici e pluviometrici del bacino del Cedrino che sarebbero stati chiesti il 27 febbraio e indispensabili a una società di modellistica fluviale anche per valutare l’impatto idraulico del nuovo attraversamento. Così quello studio che doveva concludersi entro maggio è stato posticipato alla fine di questo mese. Pertanto la relazione finale sul sistema di allerta delle piene e l’impatto idraulico del nuovo ponte non sarà pronta prima di settembre, figurarsi quanto bisognerà aspettare per il progetto finale, il reperimento degli ingenti finanziamenti, la gara d’appalto e l’esecuzione dei lavori di una nuova struttura che l’Anas (soluzione condivisa dal Genio civile di Nuoro) ipotizza «lunga 260 metri a tre campate in struttura mista acciaio-calcestruzzo e due tratti di raccordo al tracciato esistente della strada provinciale, nel rispetto dei vincoli idraulici imposti dalla diga di Preda ‘e Othoni posta a valle, che comporterà l’interessamento in variate di un tratto stradale di circa un chilometro. Il posizionamento del nuovo ponte è stato progettato anche in funzione di una migliore gestione della fase transitoria dell’intervento con la possibilità di ripristinare il transito dei veicoli sull’attuale sedime stradale durante lo svolgimento dei lavori».

Provincia vade retro

Se si riuscirà a completare il progetto per il nuovo ponte e trovare i finanziamenti in tempi brevi, l’augurio è che non tocchi alla Provincia l’appalto della nuova opera. La relazione di Sebastiano Congiu al Consiglio comunale di Oliena ha confermato gli aspetti paradossali emersi dall’istruttoria condotta da amministratori e deputato di M5S. A disposizione della Provincia di Nuoro ci sono 4 milioni di euro stanziati dalla Regione «per finanziare – parole dell’assessore Edoardo Balzarini del gennaio 2018 – i lavori più urgenti per consentire una più celere fruibilità delle infrastrutture in condizioni di sicurezza». Lavori divisi in tre appalti di cui uno o forse due fermi in attesa di un chiarimento da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione (come anticipato da L’Ortobene, https://www.ortobene.net/ponte-oloe-appalto-sospeso/), e uno in corso ma – ha detto Congiu in Consiglio comunale senza nascondere il disappunto – si tratta del rifacimento del manto stradale. Cioè si rinnova l’asfalto prima degli interventi strutturali: «Come se – ha chiosato il sindaco – si mettessero le tegole ad una struttura pericolante».

Militari pronti ma suona la ritirata

8/5/2018: sopralluogo del Genio militare a Oloè

Il ponte militare si può fare ma servono «orientativamente» almeno 500 mila euro e, soprattutto, occorre convincere i committenti (la Provincia o l’Anas) «che nel frattempo hanno abbandonato» l’idea» della sua utilità visto che si è optato per i lavori di ripristino del vecchio ponte. Questa in sintesi la notizia data da Sebastiano Congiu che ha fatto chiarezza su una relazione del Genio militare consegnata all’amministrazione appena insediata, dal disciolto “Comitato popolare per Oloè”. Riassumendo: l’attraversamento provvisorio – dice il Genio – può essere posizionato nel giro di due mesi ma i committenti devono costruire le sponde e una pila intermedia, «Il ponte militare – ha detto il sindaco – avrebbe un costo di circa 200 mila euro, a cui si dovrebbero sommare l’affitto, circa 250 mila euro l’anno e le spese di la manutenzione».

Comune di Oliena parte civile

Sebastiano Congiu ha confermato che il Comune si è costituito parte civile nel processo che il 18 ottobre vedrà sul banco degli imputati in tribunale a Nuoro Roberto Sacramati e Gianfranco Castiglioni, rispettivamente amministratore unico e direttore tecnico della Costruzioni Sacramati Spa  e Antonio Giacobbe, direttore per conto dell’Anas dei lavori che nell’estate del 2014 furono effettuati nel ponte di Oloè per sanare le conseguenze del crollo durante l’alluvione del 18 novembre 2013 che costò la vita all’agente di polizia Luca Tanzi (il processo principale per il ciclone Cleopatra contro 61 imputati apertosi a giugno deve ancora entrare nel vivo alla ripresa dopo la pausa estiva). Si tratta dell’inchiesta che il 18 febbraio del 2017 porto la Procura di Nuoro a sequestrare il ponte nonostante un intervento da 480 mila euro della Provincia per riparare alle conseguenze di un nubifragio che aveva danneggiato il ponte appena interessato da lavori per quasi tre milioni di euro. Da qui l’accusa per SacramatiCastiglione e Giacobbe di frode in pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti di cui dovranno rispondere i tre indagati accusati di non aver eseguito l’opera a regola d’arte e con l’uso dei materiali previsti forse per rientrare in quel ribasso d’asta del 33.49% (corrispondenti a oltre un milione e 200 mila euro) che aveva permesso all’impresa Sacramati di aggiudicarsi i lavori  affidati dall’Anas. A leggere la relazione di Sebastiano Congiu si ha una conferma dell’impressione che tutti gli annunci dei mesi scorsi di un parziale dissequestro del ponte per riaprire al traffico leggero magari col senso unico alternato, non avevano in realtà un fondamento reale se il 20 luglio in un incontro con Congiu, Fancello e Manca, il procuratore della Repubblica di Nuoro Patrizia Castaldini «ha mostrato forti perplessità su una possibile riapertura del ponte, in quanto dalle relazioni in loro possesso la struttura risulta essere gravemente danneggiata».

Il crollo del 18/11/2013 costato la vita a Luca Tanzi(nel riquadro)

Soluzione lontana

Lo stesso amministratore della Provincia Costantino Tidu, incontrando il 12 luglio i sindaci di Dorgali e Oliena e il deputato pentastellato ha dovuto ammettere che di riapertura al traffico si sarebbe potuto parlare «al termine dei tre interventi rimandando tutto ad una successiva perizia con i consulenti tecnici della Procura per il parere definitivo sulla sicurezza al transito delle auto e quindi conseguente dissequestro del ponte». In realtà con la chiusura dell’inchiesta e il rinvio a giudizio la competenze passa dalla magistratura inquirente ai giudici che dovranno istruire il processo. Insomma la burocrazia e i suoi intrecci perversi hanno fatto sì che l’iter non proceda a una velocità proporzionale all’urgenza del problema seppure riconosciuta da tutti a parole. Anzi la tormentata storia del ponte di Oloè (costruito sul greto di un fiume e per di più già dal 1954 il progetto originario prevedeva, quasi ad attestarne la pericolosità, in caso di piena e vista la presenza della diga a valle, la chiusura al traffico con sbarre tipo quelle usate nei caselli ferroviari per i passaggi a livello). Ancora oggi, a parte le responsabilità penali ancora tutta da accertare sugli errori del 2014, con scelte che sembra non aver insegnato niente se il sindaco di Oliena sottolinea ancora «il nostro disappunto sull’opportunità di fare prima i lavori sul manto stradale e solo in seguito quelli sulla struttura», liquidate dalla Provincia con un laconico “Ci sono stati ritardi nell’espletamento dell’appalto”. Ritardi sfociati  ora, per non farsi mancare niente, addirittura in una sospensione della gara in attesa di un verdetto dell’autorithy anticorruzione che non fa presagire niente di buono: per la riapertura del ponte di Oloè oggi non accetterebbero scommesse neanche i bookmaker inglesi pur abituati a stilare quote su tutto e tutti.

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