Ollolai festeggia San Bartolomeo

Davanti alle misure di contenimento per la gestione dell’emergenza epidemiologica in atto, Ollolai è uno dei pochissimi paesi dell’isola che ha potuto onorare il proprio patrono coinvolgendo la comunità. Abbiamo sentito il parere di alcuni rappresentanti della Leva del 2002, i diciottenni interessati per tradizione nell’organizzazione della festa. Riportiamo le loro parole piene di entusiasmo e soddisfazione.

Giovanna, tu sei una che come tanti hanno dovuto lasciare Ollolai con la propria famiglia e in questi giorni sei qua come diciottenne condividere insieme ai tuoi coetanei la preparazione della festa. Te la immaginavi così?
Io ho vissuto solo un anno ad Ollolai, ma come tanti originari di questo paese rientro abitualmente nella seconda metà di Agosto grazie alla mia famiglia che volutamente programma le ferie in questi giorni. Fin da bambina vedevo con curiosità i ragazzi più grandi di me coinvolti nell’organizzazione e crescendo mi son fatta un’idea. Ora, ritrovandomi protagonista in prima persona con i miei coetanei posso affermare che le aspettative non sono state deluse, anche se non lo immaginavo così impegnativo e addirittura faticoso. Sono felice e il ricordo più bello che porterò sempre nel cuore è aver sperimentato come è bello esser un gruppo molto unito, già prima del 23 e 24 Agosto.
Francesca, sei residente qui a Ollolai e avrai raccolto l’ansia di una comunità per quello che è successo a livello mondiale e ancora sta capitando, respirando l’incertezza che adesso caratterizza tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Questi sentimenti hanno caratterizzato anche la tua attesa?
Non sono stata esente dalla preoccupazione, ma grazie agli incoraggiamenti della nostra gente e alle rassicurazioni del sindaco e dell’amministrazione comunale, è stato possibile valutare contestualmente la fattibilità della festa. Siamo riconoscenti nei confronti di tutti i compaesani e degli ospiti, i quali con senso di corresponsabilità hanno generalmente rispettato la profilassi sanitaria. Il problema è ancora presente e ci dispiace per gli altri paesi che hanno dovuto rinunciarci, dai quali è arrivata simpaticamente qualche battuta dettata da una sana invidia, perché ogni comunità ha tanto affetto per i propri santi. Noi ollolaesi nati nel 2002 già dall’asilo aspettavamo di stare insieme come coetanei di leva nell’anno della maggiore età e forse non avrebbe avuto senso “recuperare” il nostro momento il prossimo anno. Per questo, appurate le condizioni necessarie, essendo un piccolo centro, siamo felici di aver raggiunto questo obiettivo.
Luca, tu sei stato doppiamente protagonista perché investito del ruolo di Ghionarzu, la guida dei cavalieri e della leva. Come hai vissuto questa responsabilità?
Con grande commozione! La venerazione che si tramanda negli anni per San Bartolomeo è perché grazie a lui, riconoscendo tanti benefici regalati da Dio grazie alla sua intercessione, abbiamo ogni anno la possibilità di ritrovarci insieme: un’immensa gioia davanti alla piaga dello spopolamento dovuto alla precarietà del lavoro; a tal proposito, siamo felici di aver dato una boccata di ossigeno ai lavoratori in questa fase dove la crisi sanitaria diventa anche economica. E grazie alla parrocchia, alle istituzioni, gruppi e associazioni… è impossibile elencarli uno ad uno, ma il primo posto lo lasciamo alle nostre famiglie: senza di loro non avremmo potuto far niente davvero!
Vi sentite di aggiungere qualcos’altro?
Solo il moto che ci ha accompagnato come un grido che dà forza: «Hoi Leva!»; e un augurio pieno di speranza a tutti i paesi dell’isola, perché ci si possa presto ritrovare insieme nel nome dell’orgoglioso affetto per i patroni.

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