«Nuoro, stai uccidendo il nostro entusiasmo»

Vista su Nuoro - Foto del settimanale L'Ortobene

Giovani senza futuro, l’atto d’accusa della generazione-fantasma

Da qualche anno il rientro da Pisa. Università di prestigio, laurea in giurisprudenza, tesi “Princìpi e valori della deontologia forense”. Netta la sensazione che Nuoro, la sua città, lo respinge. Scoperchiando il vaso di Pandora, storie vere di trentenni: ghost generation, generazione-fantasma.
Sette-otto anni a studiare nelle università sparse per l’Italia. Biglietto di rientro. Risveglio amaro, incubo dell’inutilità.
Chicco Mureddu,trentenne, padre artigiano, madre casalinga. Vita normale a ragionieri “Chironi” di Nuoro. Periferia nelle palazzine degli anni Ottanta, vicinato stile paese. Parrocchia, calcio nella mitica PGS Sales. «Ore in strada a parare palloni. Mi riscaldavano mani, corpo e anche sedere. Profonde amicizie che sono rimaste». Perché la decisione dell’università fuori? «La suggestione dei nuovi orizzonti, la Toscana, il combinato Università- Pisa. Poi – risponde Chicco – l’organizzazione in solitudine, pur con nuove amicizie. Facoltà ottima, borsa di studio casa dello studente, non gravavo sulla famiglia». Il groviglio di speranze lo riporta in Sardegna. Carico di entusiasmo e vasto bagaglio di cultura. «Ho ritrovato i vecchi amici. Ancora calcio, un po’ più lenti. Il punto è Nuoro. Città non al passo: inghiotte senza prospettive, uccide gli entusiasmi nella sua piatta routine. È lo specchio sbiadito di quella parte d’Italia immobile». Metterti in gioco pur con queste difficoltà? «Alla fine ti chiudi in te stesso. Il clima è del si salvi chi può. A malincuore andrò via. Non voglio svendere gli anni di studi e di sacrifici immani. Che faccio? Apro un altro chioschetto nei dormitori della periferia? O ingrosso le fila di “Garanzia Giovani” nei market cittadini? O mi affido allo squallore della finta bontà di quelli che ruotano attorno agli ospedali? No». Voto al sistema, da 1 a 10? «1, ma non solo per Nuoro». Cosa chiederebbe Chicco Mureddu al sindaco Andrea Soddu? «Non tollero – è la risposta – l’isolamento della città. Un monte Ortobene se lo sognano in mezza Italia che ho girato. Qui è solo il simbolo del sonno nuorese».
Il 26 dicembre incontro Daniele Mura, 30 anni, padre medico, madre tecnica nel settore sanitario mentre trafelato tenta di “piazzare” computer. Oggi il suo lavoro. Superiori ai ragionieri, indirizzo programmatori. Maturità e via a Milano, con amici con cui ha condiviso a Nuoro i sogni nelle strade delle periferie o nelle vasche del corso Garibaldi. Ambizioni appena abbozzate, bar, tra fidanzate stagionali e amicizie intoccabili. «Perché qui, in Barbagia, le amicizie sono eterne». Milano, iscrizione al corso di “Chimica, tecnologie e farmaceutica”. Un altro pianeta la metropoli. «Non bei ricordi, trauma d’ingresso, ma crescita complessiva. Ho seguito alla fine il mio istinto. Sentivo l’informatica a pelle, mi sono immerso e la mia testa è diventata un Mac. Sono rientrato. Collaborazioni, consulenze varie. La mia città però non è pronta, anzi respinge l’innovazione. Zero infrastrutture, chiusure arretratezza. Lontano dall’idea del posto fisso, parto con un progetto, “Nuoronline”. Obiettivo, connettere i cittadini di Nuoro a internet, gratis. Non ho mai cercato soldi, ma sostegno per estendere la rete. Investimenti miei, notevoli, contando solo sulla famiglia. Le istituzioni? Le ho contattate tutte. Da quelle pubbliche a quelle che dovrebbero incoraggiare progetti innovativi, di alta qualità, capaci di proiettare la città fuori dal gap tecnologico. Le associazioni di categoria, entusiasmo, conferenze stampa, interviste, tentativi, talvolta grotteschi di metterci il capello. Il rischio è stato solo mio, poi ostacoli e difficoltà. Mi sono ritrovato solo, ho staccato la spina. In senso fisico, ho resettato le antennine e oggi per Internet in città, silenzio siderale». I trentenni? «Nuoro li respinge, fa morire le idee più che coltivarle ». Il futuro? «Ho le valigie accanto al letto», risponde Daniele Mura: «Ho qualche opportunità per Cagliari. Tra qualche settimana parto». Biglietto andata e ritorno? «Spero solo andata».
Non di rado, anche in queste rigidità invernali, lo trovi nelle sue campagne orgolesi, tra i pianori di Pratobello, le valli di Locoe, e le pietraie de S’arenargiu, cuore del Supramonte. Dietro le pecore o a “fare legna”. Nicola Cossu, 30 anni, vive in una palazzina nella periferia nuova della città. Padre orgolese, veterinario, madre impiegata. Un fratello, ingegnere meccanico, manager in una multinazionale cinese. Liceo scientifico a Nuoro per il giovane Nicola. Tante amicizie, coltivate con determinazione e solidarietà barbaricina. Laurea a Milano, alla IULM (Libera università lingue e comunicazione). Tesi “Attività di lobbing su InsulEur, tutela delle piccole isole attraverso le associazioni delle Camere di Commercio”. Perché Milano? «Seguendo sogni di Europeismo e vicinanza con gli amici. Vivere Milano, anni duri. Ho aperto gli occhi, scaraventato dalla realtà barbaricina. Dopo sette anni, due giorni dopo la laurea ero a Nuoro. Non vedevo l’ora. Amicizie forti, leali, di una vita. Sono rientrato carico di entusiasmo, di studi e ambizioni». Nuoro. «Intanto dico subito che entro questo mese vado via. Sfuggo a queste sabbie mobili, la città, vittima essa stessa di una stagione di progressiva agonia. Respinge la nuova generazione, tende e ci sono tutti i sintomi, a seccarsi, inesorabilmente. Le ho tentate tutte, dal vendere aspirapolvere, alle giornate in campagna, alle pseudo agenzie per colloqui, agli investimenti agricoli. Persino l’esperienza di un progetto con la Camera di Commercio, in sostegno alle piccole imprese del nuorese, è stato un episodio isolato, senza logica di sistema. In definitiva la saga dell’inutilità e forse dello spreco di risorse. Tutto “via col vento”. Sono entrato in uno stallo pericoloso. Quello che ti porta da un bar all’altro e che ti può sbarrare gli orizzonti. Curriculum vicino allo zero». Conosci il sindaco? «Solo di vista. Forse una stretta di mano». Cosa gli diresti ? «In bocca al lupo – è l’amaro saluto di Nicola Cossu – io me ne vado».
Viso tirato, fisico asciutto. Il pallone, ancora la sua passione. Da quando, partendo dalla PGS Sales, parrocchia nella nascente nuova città, lo chiamavano “bomber”, nei campi di mezza Sardegna. Francesco Marteddu, 30 anni, figlio di chi scrive, madre impiegata, qualche anno a Milano, “La Cattolica”, poi Cagliari, facoltà di Economia. Rientro a Nuoro, Laurea magistrale in valigia, scienze Economiche, tesi: “Modelli di controllo interno degli enti locali italiani. Il caso Cagliari”. Maturità al Liceo classico “Asproni”. Non sempre facile. Appesa nella cameretta, dentro la cornice colorata, la pagella della bocciatura in quinta Ginnasio, in bella vista quei tre in latino e greco. Rinuncia al calcio, studi universitari rapidi, esami circa 35, tra Milano e viale Fra Ignazio a Cagliari. Milano, le nebbie, il groviglio della dispersione, la durezza dell’Università Cattolica. Cagliari, la squadra di economisti, i professori che segnano la vita della Regione. La consapevolezza del traguardo importante e della speranza che sembra non avere confini. Da qualche anno a Nuoro. Lento calo di tensione. Di quelli che insistono, comunque. «Non mi fido ad andar fuori. Io scommetto qua. Pronto a fare tutto. Mi sveglio ogni mattina in una città inerte, incapace di reagire al nostro carico di difficoltà. E certo noi non stiamo a guardare, o aspettiamo “la manna dal cielo”. Allora Studi professionali, a contatto diretto con le tecniche del commercialista, esperienze di “Garanzia Giovani”, concorsi per dirigere gli uffici finanziari nel sistema pubblico. «La sensazione concreta, in alcune brevi esperienze di lavoro, dice Francesco, con l’aria dell’incredulità, che, l’essere sopra la norma, non sia virtù ma ostacolo». Navigazione a vista. La città? «Per noi è come se non ci fosse. Coltivo le amicizie, quelle solide, mai spente e che ci danno forza. È la nostra ribellione. Troppo silenziosa, forse. Poi solo incertezza. Il futuro talvolta lo avvertiamo dietro le spalle. Investo su me stesso, non butto al macero gli studi. Anche se Nuoro non si accorge di noi». Generazione fantasma, appunto. E da qualche parte si dovrà iniziare a pensarci?

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