Nuoro, carnevale etnico d’agosto

Le maschere etniche di 13 paesi della Sardegna apriranno ufficialmente a Nuoro domenica 20 agosto i festeggiamenti per il Redentore. Un appuntamento nato quando, nel mettere ordine alla sfilata dei costumi si è preso atto dell’impossibilità di far convivere le figure spesso più tragiche che irridenti con i gruppi folk.

                    

L’intuizione di ritagliare uno spazio proprio alle maschere etniche si è dimostrata negli anni indovinata e ha in qualche modo fatto scuola. Visto il proliferane dei “carnevali estivi”,si ripropone l’urgenza di una riflessione su quanto il moltiplicarsi delle esibizioni esca dalla necessità di far conoscere riti ancestrali per sfociare nel puro consumismo ad uso turistico dando spazio a ricercatori improvvisati che seguono solo la moda del momento. Il raduno di Nuoro esce però da queste considerazioni che pure è doveroso fare perché, sulla spinta dell’interesse catturato dai gruppi storici (Mamoiada, Ottana e Orotelli) ha stimolato nei vari paesi le ricerche e la passione risvegliata dall’esigenza di riscoprire figure carnevalesche spesso dimenticate e quindi quel passato che serve a ricostruire il passato per capire il presente e costruire il futuro. È il caso di Fonni dove un’associazione non solo è stata capace di rivalutare le sue maschere ma propone ogni anno a fine luglio una riflessione scientifica che permette di valorizzare le peculiarità locale all’interno di un disegno complessivo. Uno spirito già sperimentato a Orotelli grazie a una maestra forestiera, Giovanna Pala Siriana, e a uno studioso serio e competente come Raffaello Marchi, protagonisti dopo sei mesi ri lavoro e ricerca, l’11 febbraio del 1979 della resurrezione di una maschera che sembrava caduta dall’oblio.

                      

Su come ritrovare lo spirito della Pala-Siriana e del compianto Marchi, si sta ragionando insieme oggi a Mamoiada, Ottana e Orotelli convinti che la salvaguardia e la valorizzazione del carnevale barbaricino è prima di tutto un’operazione culturale.  Operazione che quest’anno ha messo i primi passi portando 16 paesi a unirsi e ragionare all’interno dell’unica cornice di “Carnevale di Barbagia” con il Comune di Nuoro capofila e che nei piani dell’assessore Marcello Seddone mira a far diventare il raduno estivo delle maschere etniche un appuntamento che, tutelandone i valori autentici, valorizzi soprattutto la serietà delle ricerche e le espressioni tradizionali. L’appuntamento di domenica 20 agosto prevede anche un momento particolare la vestizione pubblica nell’ampio spazio di viale Sardegna (inizio alle ore 18) che offre, oltre alla possibilità per gli spettatori di scoprire o approfondire le conoscenze, anche un momento di amalgama per gli stessi gruppi. Assistere alla vestizione è indispensabile soprattutto per cogliere lo spirito di chi dai fuochi di Sant’Antonio fino al Mercoledì delle ceneri si cala nella storia: non figuranti da sfilata ma protagonista di un rito ancestrale i cui significati spesso sono ancora in gran parte da studiare. Anche i turisti che arrivano per vivere un momento comunque straordinario, siano coscienti che quelle strane figure non sfilano, non si esibiscono, non sono figuranti ma protagonisti che ripropongono un rito innanzitutto per se stessi. E soprattutto sappiano gli ospiti che a Nuoro potranno godere solo dell’antipasto perché il menù completo potrà essere gustato solo in loco, nei vari paesi, vivendo in prima persona e calandosi nel carnevale, come potranno fare in piazza Satta, al termine della serata quando, le maschere tradizionali presenti canteranno e balleranno insieme.

                  

Su questi presupposti il 20 agosto Nuoro diventa la capitale del carnevale sardo proponendo, in rigoroso ordine alfabetico, anche riti e figure spesso poco conosciute di varie regioni storiche dell’Isola: Sos Colonganos di AustisUrthos e Buttudos di Fonni, la carica dei Tumbarinos di GavoiMamuthones e Issohadores di Mamoiada (associazione Atzeni-Beccoi); Maimones, Murronarzos e Intintos di Olzai;  Su Bundu di OraniThurpos di OrotelliMamutzones di SamugheoTintinnatos di Siniscola; Arestes e Urtzu pretistu di SorgonoSennoreddu e sos de s’Iscusorzu di TetiCorongiaiu di Laconi e s’Ainu orriadore di Scano Montiferro.

(Nelle foto, dall’alto a sinistra, le maschere di Orotelli, Fonni, Gavoi, Orani,Siniscola e Olzai)