Nuoro capitale dell’emergenza-urgenza

Abbandonato 25 anni fa dalle Carmelitane Scalze trasferite nel nuovo convento di Cucullio, ristrutturato dieci anni fa dal Comune ma mai occupato dall’Università nuorese, l’ex monastero delle suore di clausura del quartiere Su Nuraghe è da oggi ufficialmente la nuova sede regionale dell’Areus, l’Agenzia per l’emergenza urgenza. Oggi l’inaugurazione ufficiale (foto sopra di Luigi Olla), una giornata importante «per Nuoro e per tutta la Sardegna», come ha sottolineato il sindaco Andrea Soddu che ha messo l’accento sulla collaborazione tra i vari enti, definendola «gioco di squadra istituzionale», che ha portato alla celere risposta data dal Comune mettendo a disposizione dell‘Areus la nuova sede che potrebbe essere addirittura acquistata dall’Azienda (tre aste indette dal Comune a un prezzo iniziale di quattro milioni di euro sceso poi a 3,6 milioni sono andate deserte), frutto anche – ha detto il primo cittadino – «dell’impegno delle passate amministrazioni nella ristrutturazione dell’ex convento». «Inaugurare anche fisicmente la nuova sede», significa nelle parole del direttore generale di Areus Giorgio Lenzotti, mettere a disposizioni quei locali della città per la città con una funzione sociale che vedrà impegnati negli spazi esterni anche i pazienti seguiti dal Cento di salute mentale. Benedetti dal parroco del Sacro Cuore don Piero Mula che ha portato i saluti del vescovo Mosè Marcìa, i nuovi locali saranno il cuore pulsante di quella struttura che, come ha sottolineato Lenzotti, «non è e non può essere solo elisoccorso» ma deve garantire gli interventi di soccorso omogenea in tutta la Sardegna.

Foto Luigi Olla

Nel suo intervento iniziale Giorgio Lenzotti ha tracciato un primo bilancio dell’Areus nata 11 mesi fa non dal nulla ma partita «da una buona base già esistente». La squadra di 28  tra medici e amministrativi (provenienti dall’Asl di cui 12 par-time), ha davanti ancora un gran lavoro anche se l’eliosoccorso con i suoi 400 interventi in tre mesi è finora il fiore all’occhiello e la parte più visibile anche mediaticamente. Lenzotti ha pero voluto ricordare l’impegno in corso sulla formazione e nella messa a punto della rete delle postazioni avanzate (gli ospedali) e delle postazioni-base nei vari paesi con il grande problema del volontariato e delle convenzioni da rinnovare con le varie associazioni adeguandole anche alle nuove normative sul Terzo settore. Una grande sfida attende poi l’Areus: l’adesione della Sardegna al Numero unico per l’emergenza 112 (Nue 112), istituito a livello europeo e valido in tutti gli Stati, che permette all’operatore di localizzare chi chiama, risparmiando così minuti preziosi. Un traguardo a cui tiene molto Alberto Zoli, direttore generale dell’Area Lombardia che ha messo la sua esperienza a disposizione della Sardegna e ha invitato tutti a evitare i particolarismi perché non è importante dove sarà collocata la centrale ma la sua efficenza: «Sul numero unico in Sardegna – ha detto Zoli ipotizziamo una centrale divisa in due, in Lombardia è divisa in quattro ma siamo dieci milioni di abitanti». Raimondo Perra, presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale, nel suo saluto ha posto l’accento sull’Areus  frutto di quella riforma sanitaria votata nel 2014 segnata da «tanti increduli e da molti rematori contro».

Foto Luigi Olla

Concetto ripreso anche da Gianfranco Ganau, presidente del Consiglio regionale, nel porre in rilievo il vero decentramento che caratterizza la riforma dimostrato dalla sede regionale dell’Areus individuata per legge a Nuoro e da quella dell’Ats (l’azienda sanitaria unica) che ha sede a Sassari. Infine Luigi Arru che da assessore regionale alla Sanità una volta tanto non deve difendersi e, giocando in casa, raccoglie anche a livello personale il frutto di un impegno non sempre capito: «Almeno – dice – passerò alla storia per essere l’assessore che ha subìto più richieste di dimissioni». L’amministratore regionale, anche a nome del presidente Francesco Pigliaru, rivendica la centralità di Nuoro all’interno della riforma con la difesa di quelle eccellenze che sostanzialmente fanno del “San Francesco” un ospedale di secondo livello, alla pari di Cagliari e Sassari. La sede dell’Areus a Nuoro è un tassello fondamentale di questo interesse per le zone interne, ma Luigi Arru parla anche di aspetti trascurati dell’impegno della Regione come l’adesione al piano nazionale della prevenzione e di qualità della vita da garantire e adeguare al costante invecchiamento della popolazione come, per esempio, il progetto che prevede l’impiego dei laureati in scienze motorie in attività di prevenzione da attuare sotto la guida dei medici di base.

Foto Luigi Olla

L’assessore regionale alla Sanità si sofferma anche sulle varie funzioni dell’Areus con l’elisoccorso che per esempio non garantisce solo il trasferimento dei pazienti ma anche il trasporto degli organi da trapiantare o del plasma. In questo ambito Arru ha spiegato anche la riorganizzazione del Centro trapianti affidato al toscano Lorenzo D’Antoni, perché quella regione ha mutuato un modello spagnolo che registra la più bassa percentuale di dinieghi alla donazione degli organi. Da nuorese, infine, Luigi Arru non ha nascosto la sua soddisfazione per veder rinascere l’ex convento delle Carmelitane e per il fatto che «Nuoro possa condividere buone pratiche con la Sardegna, l’Italia e l’Europa».

 

Foto Luigi Olla
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