I nuoresi si accontentano delle Commissioni

Se il buongiorno si vede dal mattino, potremmo scommettere che la prima legislatura a trazione sardoleghista non verrà ricordata negli annali del Consiglio regionale. Dietro le difficoltà da subito evidenti nella composizione della giunta, c’è senza dubbio la difficoltà di Christian Solinas a tenere insieme una coalizione apparsa fin dalle prime battute litigiosa e indecisa sul da farsi: su tutto pesa lo strapotere della Lega sulle decisioni che contano, che scatena come contrappeso i malumori dei piccoli della coalizione. Come in una sorta di risiko, alla fine del gioco è il presidente a rimanere bloccato da veti, controveti e alleanze tra micro-partiti che dichiarano di mettersi insieme per contare un po’ di più e bloccare gli appetiti dei più grandi.
In definitiva, non è stato un buon inizio. Nei corridoi del Consiglio regionale si racconta che neppure la composizione delle commissioni permanenti sia stata una passeggiata per il centrodestra: eppure per prassi chi vince ottiene anche le presidenze, che fanno gola a tanti. Certo, non aiuta a comporre il quadro la situazione scricchiolante di qualche lista, come Sardegna2020, in cui i due consiglieri eletti si sono ammutinati contro il fondatore Stefano Tunis, di fatto rischiando di isolarlo all’interno della coalizione. Lui, da buon vecchio democristiano, fa spallucce e attende tempi migliori, all’insegna del “ride bene, chi ride ultimo”.
Sarà pure per questo che anche per la formazione delle commissioni, la maggioranza ha applicato il più bieco dei Manuali Cencelli: il primo parlamentino, da sempre considerato il più importante perché si occupa dell’autonomia regionale, è andato al leghista nuorese Pierluigi Saiu, si mormora per il passo indietro proprio di Tunis, che si è accontentato del posto di segretario e in questo modo potrà vantare un credito nei confronti del partito di Salvini, mentre il territorio nuorese rimasto senza assessori in Giunta viene in qualche modo premiato in Consiglio visto che alla guida della quarta commissione – Ambiente, governo del territorio, infrastrutture e mobilità), Forza Italia ha indicato l’orunese Giuseppe Talanas.
Alla seconda commissione – Lavoro – è andato il riformatore Alfonso Marras, mentre alla terza –quella davvero più importante, alla Programmazione – si è fatto eleggere Paolo Truzzu, di Fratelli d’Italia, che non fidandosi della promessa candidatura a sindaco di Cagliari fatta dal tavolo nazionale della coalizione, ha preferito prendersi il sicuro.
Truzzu ha applicato la cara vecchia regola (in realtà più democristiana che di destra) “Mettere gettone vedere cammello”. In sostanza dunque, ora il convento passa la presidenza di una Commissione, e la si prende: per il Municipio di Cagliari si vedrà.
La quinta (attività produttive) è andata ai sardisti con Piero Maieli. Quella che si occuperà di Salute è toccata al Gruppo misto, con il medico di Paulilatino Domenico Gallus, uno dei due consiglieri riottosi di Tunis, che ha subito annunciato che la riforma della sanità sarda targata Luigi Arru verrà smontata pezzo per pezzo.
Le divisioni non sono però solo la costante del centrodestra: se Atene piange, Sparta non ride. La minoranza per ora è silente, zitta, ben nascosta. C’è da serrare i ranghi e capire in qualche modo chi comanda, per dirla in modo brutale.
In realtà il problema anche qui sono i conflitti nient’affatto sotterranei. Con Solinas in difficoltà nella composizione della giunta, vi sareste aspettati l’occupazione del Consiglio, striscioni appesi fuori dal Palazzo e comunicati stampa quotidiani. Nulla di questo: zitti e mosca. Un vecchio adagio fa credere che in realtà il silenzio sia strategico, per non dare vantaggi agli avversari che in caso di polemiche potrebbero ricompattarsi. Ma in realtà sono le divisioni il problema più serio. Volete una prova? Prendete Cagliari. Il capoluogo andrà alle urne, anche se ancora ufficialmente non si conosce la data. Bene, tutti i bookmakers scommettono che – archiviata l’esperienza Zedda, l’unico sindaco (inizialmente) di sinistra della storia della città – il comune tornerà al centrodestra. A destra, però, specie i riformatori storcono il naso per la candidatura – imposta a livello nazionale – di Paolo Truzzu (FdI), a sinistra ve li aspettereste uniti, in marcia verso la resistenza. Macchè: alle primarie ci saranno tre candidati, ben due espressione del Partito democratico. Quando si dice: pocos, locos y….

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