Nozze d’oro tra i lavoratori italiani e il loro ordinamento: i primi 50 anni dello Statuto dei lavoratori

Lo Statuto dei lavoratori compie 50 anni. Era il 20 maggio 1970 quando la legge numero 300, intitolata ”Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, venne approvata con 217 voti alla Camera.
Lo Statuto, 41 articoli divisi in sei titoli, fu messo a punto da una commissione presieduta da Gino Giugni (nella foto in alto), e insediata nel 1969 dall’allora ministro del Lavoro Giacomo Brodolini. Alla morte di Brodolini, nel luglio dello stesso anno, la commissione fu confermata dal nuovo ministro del lavoro, Carlo Donat Cattin. La legge si articola in sei titoli, che racchiudono, nell’ordine, norme riguardanti la libertà e dignità dei lavoratori (art. 1-13), la libertà sindacale (art. 14-18), l’attività sindacale (art. 19-27), disposizioni varie e generali (art. 28-32), il collocamento (art. 33-34), le disposizioni finali e penali (art. 35-41). Norme quindi che da un lato si rivolgono alla tutela del lavoratore nel rapporto di lavoro, dall’altro sostengono l’organizzazione e l’attività del sindacato nel contesto aziendale. Lo Statuto fu legge senza essere esente dalle polemiche, vedendo addirittura l’astensione del Pci durante la votazione.
L’Italia stava vivendo anni complessi, tra cambiamenti sociali, tensioni, scioperi e continue manifestazioni nelle piazze. La strage di Piazza Fontana, a Milano, aveva già inaugurato la triste stagione di terrorismo nero e rosso.
Dal ‘70 ad oggi il mondo è cambiato ed anche lo Statuto: pur mantenendo una sua organicità, ha subito diverse innovazioni. La normativa del lavoro è stata segnata da un susseguirsi di “riforme storiche e definitive”, che però di definitivo hanno poco. Dalla costituzione di nuovi modelli di rappresentanza sindacale in azienda ad opera della contrattazione collettiva, le RSU del 1994, alle strutturali modifiche dell’art. 18 durante governo Monti con la riforma Fornero, legge 92/2012. Ma la maggiore innovazione dello Statuto si deve all’attività normativa del governo Renzi con il Jobs Act del 2015. Ovviamente, con il trascorrere di questi anni, ci sono state ulteriori spinte volte al superamento dello stesso Jobs Act.
Sono finiti i tempi in cui lo Statuto dei lavoratori è nato, sulla spinta delle sommosse delle grandi fabbriche in cui erano occupati migliaia di lavoratori. Sicuramente si mantiene forte ed attuale il principio di libertà del cittadino-lavoratore, è però il concetto di dualismo tra rapporti di lavoratori Autonomi-Subordinati che va ripensato, quindi l’impianto regolatorio dello Statuto rivisto ed ampliato. Occorre fornire risposte a tutte le categorie, partendo dal principio evidente che il lavoro racchiude doveri e diritti, ma è anche un’opportunità. Importante è stato l’annuncio del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova, avvenuto il 14 maggio 2020, sull’articolo 110 bis, che riguarda l’emersione dei rapporti di lavoro in una piaga nazionale come quella del Caporalato. «Da oggi
– ha dichiarato il Ministro – per la scelta che ha fatto questo governo, gli invisibili saranno meno invisibili». Ovviamente nelle nuove valutazioni va inserito un piano inedito, aggiornato e adattato alla realtà ereditata dall’avvento del Covid-19. L’emergenza sanitaria ha implicato una mutazione dell’organizzazione lavorativa, favorendo in alcuni ambiti il ricorso al lavoro “agile”, il cosiddetto Smart working. Per questa modalità di lavoro non esiste ancora una disciplina sufficientemente rigorosa. Le imprese manterranno queste novità eccezionali anche
dopo il lockdown? Si è scoperto che questo metodo può funzionare e garantire un risparmio economico. Ma come tutelare i lavoratori che ne sono coinvolti? Il blocco dei licenziamenti per sessanta giorni previsto dal governo, col decreto del 17 marzo, e prolungato di ulteriori tre mesi col decreto Rilancio, è una misura importante, ma comunque insufficiente a causa dei suoi limiti temporali. Per questo è necessario che i sindacati si interroghino su vantaggi e rischi,  per poter agire tempestivamente.
«Il lavoro sta cambiando, e le conseguenze della nuova crisi globale rischiano di farsi sentire più forti dove già si avvertivano carenze: l’occupazione femminile e quella dei giovani. Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell’Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo
sostenibile». Queste sono state le parole del Presidente Sergio Mattarella, per celebrare queste nozze d’oro, tra i lavoratori italiani e il loro Statuto.

© riproduzione riservata

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn