Novena a Gonare e fiaccolata con i giovani

Nove giorni di preghiera, riflessione sulle gioie ma anche sulle sofferenze della vita, un cammino scosceso come le rocce ai piedi della chiesetta che il giudice di Torres decise di costruire ex voto per essersi salvato da un naufragio al rientro dalla Terra Santa. Il pellegrinaggio verso Nostra Signora di Gonare regala ogni anno nuove emozioni, cambiano i volti, i respiri, le facce eppure l’aria resta frizzante e densa di contenuti religiosi.
Don Luigi Delogu, docente di Catechetica della Facoltà Teologica della Sardegna, chiamato a predicare, prova a condurre i fedeli con il suo stile pastorale , lui che è cresciuto nella Barbagia più autentica, da una famiglia orunese emigrata e che porta con sè i cromosmi del migrante capace di raccontare storie di vita interessanti e toccanti. Lo accompagnano il parroco di Orani Don Mario Mula e il parroco di Sarule Don Roberto Carta, ma anche don Totoni Cossu che da Bitti porta una discreta comitiva di giovani e don Piergavino Piras del seminario diocesano e il parroco di Orgosolo don Salvatore Goddi.
La Messa quotidiana mattutina o vespertina, il rosario nel cortile delle cumbessias, scandiscono i tempi della prima settimana di settembre e della fine dell’estate, la domenica la giornata dei malati e degli anziani con il rito dell’unzione degli infermi, ha i contorni di un esodo dai paesi del Centro Sardegna, dal Goceano dalla Baronia dal Marghine al Logudoro, contro le intemperie del tempo e la fatica degli anni per venerare la Madonna. Finalmente, grazie alla sistemazione dell’asfalto dal versante oranese, il santuario è diventato più facilmente raggiungibile anche dai mezzi che trasportano i pellegrini e la salita si fa meno difficile.
La Lourdes della Barbagia, come è stata ribattezzata da molti , si illumina in un lunedì di settembre, pochi minuti alle 21 e nel buio del bosco secolare già si scorgono le candele accese dei giovani venuti dai paesi della zona, accompagnati dai catechisti dai sacerdoti e dai più anziani. “Beata colei che ha creduto” è il tema scelto per la predicazione, Maria pellegrina nella fede esempio e guida per il credente del terzo millennio come lo era per quello del primo, ma nel corso dei secoli si è forse persa la ragione essenziale di una figura che da anche un profondo valore femminile al cristianesimo. Don Delogu parla ai giovani li guarda in faccia e gli dice: «Non vergognatevi di parlare di Gesù, di pregare a casa con i vostri genitori come ammettono sinceramente alcuni bambini . Quando Dio bussa alla vostra porta non abbiate paura di aprire».
Libertà e responsabilità sono due parole chiave che suonano potenti nelle pareti della chiesetta, mentre anche i più distratti dal cellulare si lasciano interrogare dalle affermazioni convinte di Don Luigi. E vi è una terza che il sacerdote originario di Orune cita spesso, volutamente.Il cuore, non quello di cartone che riempe gli slogan pubblicitari, ma quello vero di Maria, che si fida di Gesù e quando viene chiamata risponde “Eccomi”. I giovani sono la vera speranza di Papa Francesco, che li chiama continuamente a vivere l’Evangelii Gaudium, la gioia dell’annuncio dell’essere cristiani, senza paure, senza se e senza ma.
La fiaccolata si conclude con i Gosos per la “Soberana padrona de Su Monte de Gonare”, luce sempre viva nel cuore dei fedeli anche quelli lontani che non vedono l’ora di tornare a casa per contemplare lo sguardo dolce della Vergine.

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