Notti senz’acqua a Nuoro e in 10 Comuni

Il provvedimento era nell’aria visti i livelli delle dighe registrati dal Distretto idrografico regionale: da lunedì 18 settembre l’erogazione dell’acqua potabile sarà sospesa durante la notte (dalle 21 alle 6 del mattino successivo) a Nuoro città (esclusi ospedali e monte Ortobene), Fonni, Gavoi, Mamoiada, Oniferi, Orani, Orgosolo, Orotelli, Sarule, Bolotana e Silanus. La notizia arriva da Abbanoa costretta a prendere atto che senza nuove precipitazioni nelle dighe di Olai e Govossai la riserva d’acqua da potabilizzare negli impianti di Jenna ‘e ferru per il capoluogo e gli altri dieci Comuni sarebbe garantita solo fino a gennaio.

CONSUMI DA RIDURRE DEL 20%. «Soltanto nel mese di agosto – scrive il l’ente gestore – si è registrata una diminuzione di oltre un milione di metri cubi portando i volumi utili disponibili per la potabilizzazione ad appena tre milioni e 440mila metri cubi che, senza nuove precipitazioni, garantirebbero risorsa idrica non oltre gennaio.Per questo motivo è stato approntato un piano di emergenza che consenta di risparmiare risorsa con una riduzione delle portate erogate del 20 per cento e arrivare in sicurezza nel periodo, tra gennaio e febbraio, quando statisticamente si verificano le maggiori precipitazioni e quindi ci sono maggiori probabilità di captare nuovi apporti provenienti da eventi meteorici invernali».  Gli invasi nelle campagne di Fonni e Orgosolo – informano i tecnici – possono contenere attualmente meno di dieci milioni di metri cubi  e, non essendo interconnessi con altri schemi acquedottistici, non possono ricevere soccorso da altre dighe. L’unica possibilità, quindi, resta quella di potenziarne la capacità. Su questa strada, infatti, si sta muovendo Abbanoa: «A un primo programma da un milione di euro sul Govossai, si è aggiunto un finanziamento di 9,5 milioni di euro ottenuto nelle scorse settimane dal ministero delle Infrastrutture proprio per Olai e Govossai. «Con i lavori programmati – annuncia Abbanoa – sarà possibile invasare maggiore risorsa nei periodi di piena (l’obiettivo è arrivare a oltre 18 milioni di metri cubi) e limitare che quella eccedente venga riversata verso l’invaso più a valle che è quello di Gusana».

CONDOTTA COLABRODO. Un’altra emergenza è rappresentata dalla condotta che da Janna ‘e ferro porta l’acqua nelle case di Nuoro e Mamoiada: dopo le ripetute rotture di quest’estate è ormai chiaro che occorre reperire i fondi per sostituire quelle tubature vecchie di trent’anni.

DIGA SVUOTATA A MARZO. Alla luce dell’attuale emergenza devono essere lette sotto un’altra luce le parole pronunciate lo scorso 29 marzo dal sindaco di Orgosolo Dionigi Deledda: «C’è il rischio concreto che i nostri Comuni rimangano a secco durante l’estate» denunciò segnalando che Abbanoa, motivandola con urgenti lavori (ma una spiegazione ufficiale non è mai arrivata) abbassò di almeno cinque metri e, per di più senza avvisare nessuno, il livello della diga. «La decisione di svuotare, anche se solo in parte, la diga a ridosso dell’estate deve essere sostenuta da una motivazione plausibile, che noi sindaci al momento non conosciamo», disse a La Nuova Sardegna il sindaco di Orgosolo: «Hanno buttato a mare un’incredibile quantità di acqua e la diga è tornati al livello del giugno di un anno fa, vanificando gli effetti positivi della nevicata che, dopo anni, aveva fatto riempire Olai».

AGGIORNAMENTO14/9/2017: LA POLEMICA DEL SINDACO DI FONNI. Daniela Falconi ha rilasciato sulla sua pagina Facebook questa dichiarazione intitolata “ABBASERRADA”: «Da un parte c’è la comprensione per la straordinaria ondata di siccità che ha colpito la Sardegna e che ognuno di noi vede e affronta da mesi. E la affronta con lo spirito del risparmiatore e con la consapevolezza di chi è abituato al sacrificio. Siamo terra di pastori e lavoratori e le nostre anime sono abituate al lavoro duro dalla notte dei tempi.  Dall’altra ci sono i disagi che subiremo da lunedì fino a non ci è dato sapere quando con la chiusura dell’acqua dalle 21 alle 6, penso ad esempio ai panifici ai biscottifici che aprono alle 5 del mattino o ai bar, ai ristoranti e agli alberghi che alle 21 sono ancora a pieno regime (solo per citare due esempi emblematici).  E soprattutto dall’altra c’è l’amarezza (o la rabbia?) perché le restrizioni stanno colpendo in modo estremamente duro proprio quei paesi che danno l’acqua a tutta la Sardegna. Paesi di montagna, che oltre alle servitù delle dighe subiscono tutti i disagi causati non solo dal vivere in montagna ma anche che so, dalla neve (ecco, per esempio: dov’è l’acqua della neve di quest’inverno?).  Senza polemica, io credo che tutta la politica sarda si debba interrogare su come uscire dallo stato di perenne emergenza che guarda caso colpisce sempre e soprattutto i territori più marginali.
Acqua, aria, terra e fuoco: prima ce ne occupiamo insieme è meglio è per tutti.  Questo è ciò che più o meno sto dichiarando stamattina ai giornalisti che mi chiedono un’opinione sulle restrizioni idriche a tempo indeterminato nel paese più alto della Sardegna e a tutti i paesi del circondario, Nuoro compresa. Questo è quello che penso in attesa di decidere con le altre amministrazioni del territorio come gestire questo problema. A Cagliari mi chiamano “il sindaco delle polemiche” (oltre che un sacco di altre cose simpatiche che è meglio non riportare). A parte che si dice Sindaca, io respingo questa definizione con tutta la forza che ho e dico che vorrei occuparmi meno di emergenze e più di sviluppo».