Il nostro calice trabocca

Questa IV domenica di Pasqua è da sempre detta del Buon Pastore a motivo dell’immagine del buon Pastore con la quale Gesù si rivela nella pericope del Vangelo di Giovanni riportata in questa celebrazione.
L’immagine del pastore che guida le sue pecore, era del resto familiare ad Israele, popolo nomade che aveva errato a lungo nel deserto, prima di entrare nella terra promessa. La sua memoria storica aveva alimentato nel tempo la meditazione religiosa, soprattutto nei Profeti e nei Salmi, ed aveva associato questo concetto al proprio rapporto con Dio, compreso e sentito come il Pastore che guidava il suo popolo, mentre i capi visibili, dovevano essere servi dell’unico Pastore.
Gesù da parte sua si presenta come l’unico Pastore secondo il cuore di Dio, annunciato dai Profeti e che viene dal Padre. Lui solo, infatti, lo conosce intimamente, essendo il Figlio nel quale Dio si compiace e per questo è in grado di manifestarlo ai suoi discepoli, divenendo la “porta” ed il “mediatore” tra Dio e gli uomini,consentendoci così di entrare in comunione con il Padre. Anzi, rendendoci con il Battesimo figli nel Figlio.
Prima di ascendere alla destra del Padre, Gesù ha affidato agli Apostoli ed a Pietro in particolare, la continuazione della sua missione pastorale verso il gregge che, nel tempo, sarebbe entrato a far parte del suo ovile con la grazia dello Spirito Santo. Questo servizio rende viva e reale la presenza di Cristo in mezzo ai suoi e la prolunga nel tempo tramite la successione apostolica.
Nella prima lettura dagli Atti degli Apostoli,vediamo subito Pietro che, con chiarezza e forza, annuncia il compimento del piano salvifico di Dio tramite la morte in Croce di Gesù. Salvezza svelata dalla sua resurrezione dai morti al terzo giorno, secondo le Scritture. Egli invita tutti alla conversione ed a ricevere il Battesimo nel nome di Gesù per ottenere la remissione dei peccati. Gesù è il buon Pastore che conduce il suo popolo ai pascoli di vita eterna. Ciò è cantato in modo mirabile nel Salmo responsoriale: Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla… se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me… Il tuo bastone ed il tuo vincastro mi danno sicurezza. Parole più consolanti, oggi, il Signore non potrebbe dire al nostro cuore, data la situazione che stiamo vivendo. Il mio calice trabocca di grazia di Spirito Santo, se crediamo all’amore di Dio per noi ed al suo operare salvifico nella storia e nella vita di ciascuno di noi. Dio vuole il nostro bene e lo sa ricavare da ogni situazione, per quanto angosciosa possa sembrare ed essere. Sempre che il nostro cuore sia pronto ad accogliere nelle vicende umane il positivo in esse presente, anche se momentaneamente nascosto. Dio non vuole la sofferenza per l’uomo, ma è l’uomo che nel gestire male la libertà a lui donata, genera sofferenza e dolore a sé ed al suo prossimo.
Ancora San Pietro nella seconda lettura ci invita, appunto, ad accogliere le sofferenze che la vita ci presenta, come le ha accolte Gesù ed a seguire il suo esempio. Egli è stato un uomo vero, mite, umile, non si è vendicato del male ricevuto, ma si è fidato di Dio e si è abbandonato al suo amore. E Dio non lo ha deluso, ma lo ha glorificato nella resurrezione. E l’esortazione di Pietro è di tornare con fiducia al Pastore e guardiano delle nostre anime.
Lui che con le sue piaghe ci ha guariti dalle ferite dei nostri peccati, prendendoli si di Sé e bruciandoli nel suo amore crocifisso.
Io sono il buon Pastore, dice il Signore nel Vangelo, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me… Il buon Pastore dà la propria vita per le pecore… Ecco la grande consolazione che ci viene da questa celebrazione liturgica ed essa ci deve accompagnare nello scorrere dei giorni, perché la fedeltà di Dio ci guida e ci sorregge, facendo sì che il nostro calice trabocchi di grazia di Spirito santo e sia per noi fonte di fiducia, di sicurezza e di perenne letizia, se crediamo con fede all’amore immenso di Dio per noi.

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