Non si indebolisca la tutela della salute

Povertà ed esclusione sociale in Sardegna. Questo il tema del Report 2020 della Delegazione regionale Caritas in Sardegna, e del Rapporto annuale 2019- 2020, che descrivono le risposte attivate dalle Caritas sarde nell’ultimo anno. A causa delle restrizioni per Covid-19 non c’è stata una presentazione pubblica del Report ma attività, progetti ed esperienze formative sono stati pubblicati su www.caritassardegna.it il 15 novembre 2020, in occasione della IV Giornata mondiale dei poveri. Il racconto dell’impegno Caritas sul versante sanitario quest’anno ha coinciso con la pandemia, perciò nel Rapporto annuale emerge il legame strettissimo tra povertà e salute.
Di fronte a un aumento notevole dei bisogni e delle richieste di ausilio – soprattutto di beni alimentari – gli sforzi delle dieci Caritas sarde si sono moltiplicati: sono state attivate progettualità ad hoc, e sono stati rimodulati servizi e progetti, interventi raccontati nell’apposito inserto inserito nel volume, in sintonia con i decreti governativi, con le indicazioni dei vescovi delle rispettive diocesi, oltre che della Cei e della stessa Caritas Italiana.

Povertà e salute
Il tema “povertà e salute” presenta molteplici sfaccettature: si parla anche dell’ascolto dei problemi di salute fisica e psicologica, unitamente a tutti quegli interventi, servizi e opere-segno che mirano a favorire un percorso di autonomia.
Andando ad analizzare in particolare la Diocesi di Nuoro, si vede come la Caritas diocesana ha concretizzato il suo contributo al sistema sanitario dando alloggio a dei professionisti sanitari non residenti, impegnati nell’ospedale San Francesco. Si è impegnata, inoltre, nella vicinanza e nel sostegno alle persone, ricoverate negli ospedali cittadini, prive del supporto familiare. Sempre nella nostra Diocesi, la Caritas diocesana e l’associazione “Cilla Odv” hanno portato avanti il Progetto Jaime-Casa Santa Lucia. Sono state accolte per la prima volta persone malate che, non potendo contare su un accompagnatore, in precedenza erano state costrette a rinunciare alle cure. Ciò è stato possibile grazie al supporto di figure professionali che accompagnano i malati in ospedale. L’intervento sanitario è strettamente correlato all’ascolto: proprio grazie alla costante attività di osservazione, i centri d’ascolto riescono a intercettare le nuove povertà.

Povertà educativa
Significativo anche l’impegno sul versante della “povertà educativa”: per esempio, anche la nostra Diocesi, in sinergia con scuole e comuni, ha supportato le famiglie bisognose per l’acquisto dei dispositivi per la Didattica a distanza. Per quanto riguarda il Report, si è fatta un’analisi profonda del contesto, suddividendolo in ecclesiale e socioeconomico, e degli interventi messi in campo, correlati ai bisogni e alle richieste, in base alla percentuale di persone che si sono rivolte alla Caritas.

La fantasia della carità
È ancora ribadita la necessità di proseguire il contrasto della povertà con un approccio che non si riduca al mero assistenzialismo, ma che sappia migliorare le infrastrutture sociali. Inoltre, all’interno del Report 2020, è stato dedicato un focus particolare alla cosiddetta “povertà di salute”.
Il delegato regionale e responsabile del servizio studi e ricerche della Caritas Sardegna, Raffaele Callia, spiega i punti salienti emersi: «Il 2019 è segnato da una diminuzione della povertà relativa in Italia; tra i cali più significativi quello registrato in Sardegna: circa 94mila le famiglie residenti che vivono in questa condizione rispetto alle 141mila del 2018 (dal 19,3% a 12,8%): ciò, secondo l’Istat, è dovuto al miglioramento dei livelli di spesa delle famiglie meno abbienti, concomitante con l’introduzione del “reddito di cittadinanza” e della “pensione di cittadinanza”. Tale andamento ha subíto nel 2020 un’inversione di tendenza, a causa della pandemia, con un calo del Pil nei primi mesi del 2020 del 12% e con una crescita delle diseguaglianze sociali. La pandemia – prosegue Callia – ha fatto emergere non solo fragilità economiche, ma anche una serie di altre criticità correlate al “confinamento”: basti pensare alla cosiddetta “sindrome della capanna”, alle problematiche legate alla Didattica a distanza, alle fragilità psicologiche e morali di chi vive il problema della solitudine, in primis gli anziani. Difficoltà di fronte a cui le Caritas hanno moltiplicato gli sforzi per attivare o rimodulare i loro interventi, dando vita a quella “fantasia della carità” auspicata da Papa Francesco. Nel nostro essere “prossimi” – conclude – abbiamo anche il dovere di denunciare un rischio di indebolimento della tutela di salute pubblica, secondo quello che è il nostro doppio mandato: non solo dare risposte ai bisogni, ma fare anche un’opera di “advocacy”, spingendo le istituzioni a legiferare tenendo conto della persona nella sua interezza».

***

Mons. Zedda: Report stimolo alle istituzioni
«É vivo desiderio della Chiesa – scrive monsignor Giovanni Paolo Zedda, Vescovo delegato della CES per il Servizio della Carità, nella sua presentazione – che questi due Rapporti siano utili anzitutto alle stesse Caritas diocesane per comprendere meglio la realtà attuale in cui sono chiamate ad operare. La Chiesa si augura che essi contribuiscano ad animare l’intera comunità cristiana nell’accoglienza e nell’accompagnamento di ogni fratello, a partire dagli “ultimi”. Ma è anche auspicabile che stimolino l’azione delle istituzioni civili per una sempre più adeguata legislazione a contrasto delle povertà e dei bisogni che impediscono a tanti la piena realizzazione di sé».

© riproduzione riservata