«Io non ho paura: combatto, vivo, amo, vinco»

Le statistiche parlano chiaro: il tumore al seno colpisce 1 donna su 8.
Il numero è purtroppo in aumento, essendo legato tanto a fattori genetici quanto ambientali, allo stile di vita e ad altri agenti fisici e chimici.
Nel contesto di ottobre come mese della prevenzione si inserisce il progetto della fotografa Daniela Cermelli, con le sue immagini di donne colpite dal tumore al seno che mostrano le loro cicatrici all’obbiettivo, empatico e mai impietoso, della professionista: i danni fisici causati dalla mastectomia, intervento estremamente invasivo di asportazione parziale o totale del seno, svelano corpi in lotta per la loro integrità anche attraverso le successive operazioni di ricostruzione mammaria.
Fino al 31 ottobre, presso la sede del Teatro Eliseo di Nuoro, l’esposizione intitolata “Donne più Donne. Storie di rinascita” mostrerà attraverso 36 immagini il coraggio di 18 donne di età compresa tra i 30 ed i 62 anni colpite da malattia oncologica al seno, che svelano le cicatrici fisiche come simbolo di lotta serrata contro il cancro, conflitto con la propria femminilità, rinnovamento dell’intimo e scoperta di nuove forze interiori che trasmettono all’osservatore un dirompente messaggio di determinazione e speranza.
Nel corso dell’inaugurazione della mostra, tenutasi il 18 ottobre, l’oncologa Maria Giuseppina Sarobba ha spiegato i sottovalutati aspetti psicologici della malattia: infatti, come ha sottolineato la dottoressa, «nonostante le nuove conoscenze terapeutiche, farmacologiche e tecnologiche, il tumore continua ad essere trasversalmente temuto e poco menzionato in tutti i contesti socio-culturali perché associato alla morte, alla vergogna ed alla colpa, oltre che ad un senso di solitudine, abbandono ed impotenza».
Questo atteggiamento ha dirette ripercussioni sulla prevenzione primaria in quanto, secondo la Sarobba, «la negazione determina ritardi nella diagnosi e conseguente cura della malattia.
Nella lotta contro il cancro è innegabile il coinvolgimento di tutte le dimensioni, da quella fisica a quelle affettive, relazionali e spirituali. Il senso di tradimento serpeggia insieme alla rabbia dovuta al non capire perché sia toccato proprio a sé stessi, oltre alla paura del poco tempo che potrebbe restare per gestire ancora la propria vita».
A fianco alle persone colpite dal tumore lottano medici, oncologici e psicoterapeuti che coadiuvano la loro guarigione tenendo conto dei molteplici sconvolgimenti legati alla malattia i quali, come ribadito dalla dottoressa Sarobba, «non colpiscono solo i singoli, ma le intere famiglie che si ritrovano a dover gestire il dolore affrontando questa brusca interruzione del normale corso vitale mediante la necessaria rottura della cosiddetta “congiura del silenzio” con la totale apertura dei canali comunicativi».
Quest’ultimo obiettivo è perseguito e raggiunto grazie alla mostra itinerante a cura della fotografa Daniela Cermelli e dell’Associazione Culturale Donne+Donne, nata alla fine del 2017, che si occuperà di diffondere il progetto e dare informazioni e sostegno alle donne operate al seno partendo dalla diagnosi e passando per le cure, l’eventuale intervento chirurgico di asportazione e ricostruzione del seno sempre meno improntato alla mastectomia totale quanto, piuttosto, alla conservativa quadrantectomia, fino alla riabilitazione coi suoi percorsi di costante controllo.
Attualmente, come ribadito dall’oncologa Sarobba, «le violente ripercussioni sull’immagine corporea, associate al dolore legato alla compromissione terapeutica della fertilità, si affrontano con gli interventi ricostruttivi del seno che sono passati dal 36 al 46,6%.
Un aumento sostanziale rallentato nelle regioni del Mezzogiorno perché, per decenni, si è legato all’ignoranza anche medica sulla mastectomia come unica soluzione per evitare le metastasi.
In realtà, l’unica speranza di sopravvivenza è legata alla ricerca contro il cancro che si deve affiancare all’educazione delle pazienti nell’affrontare, infine, la ricostruzione fisica ed emotiva».

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