Non passa la sfiducia ad Arru

Il Consiglio regionale ha bocciato (presenti 34, votanti 30, 4 astenuti, sì 5, no 25) l’ordine del giorno (primo firmatario Gianfranco Congiu del Partito dei sardi) sulla mancata applicazione del documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Sardegna. Non è quindi passato il provvedimento si esprimeva  una censura politica nei confronti dell’assessore regionale alla sanità Luigi Arru accusato di pe avere reiteratamente disatteso gli impegni assunti per la risoluzione dei gravi problemi che affliggono il sistema sanitario regionale e per non aver rispettato la volontà del Parlamento sardo espressa sia nel documento di ridefinizione della rete ospedaliera che nelle numerose mozioni e ordini del giorno approvati in materia. Le opposizioni non hanno partecipato al voto lasciando alla maggioranza l’onere di difendere l’assessore nuorese. Alla fine hanno votato a favore i quattro consiglieri del Pds presenti e Pierfranco Zanchetta (Upc), 25 i no e quattro gli astenuti: Anna Maria Busia del Cd, Francesco Agus del Campo Progressista, Emilio Usula dei Rossomori e il presidente Ganau. Anna Maria Busia, in aperta polemica con il Partito dei Sardi ha chiesto al presidente Francesco Pigliaru (intervenuto in chiusura di dibattito per difendere l’operato del suo assessore) di ritirare le deleghe all’assessore ai Lavori pubblici, Edoardo Balzarini, espressione del partito fondato e guidato da Paolo Maninchedda.

Riportiamo il resoconto della seduta stila dall’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale

Ha preso la parola l’on. Gianfranco Congiu (PDS) per illustrare l’ordine del giorno Congiu, Cherchi e più sulla riforma della rete ospedaliera.
L’on. Congiu ha detto: «Il 25 ottobre 2017 in quest’Aula veniva approvato il documento di riorganizzazione della legge ospedaliera. È stato per noi un documento che ha voluto rappresentare un paziente lavoro di cucitura del bisogno di salute dei territori, vincolato dall’input del nostro partito: impegnarci per far funzionare tutti i pronto soccorso della rete ospedaliera  e le modalità di gestione dei servizi nella rete territoriale, a oggi inesistente. Noi rappresentiamo qui dentro il popolo sardo nell’adozione di atti legislativi di suo interesse e oggi scorgiamo invece i segnali di una applicazione di un modello contrario, frutto di atti attuativi antitetici rispetto al documento di riforma da noi approvato».
L’oratore ha proseguito chiedendosi: «Perché dopo un anno questa rete non viene attuata? Dal nostro punto di vista la risposta del ministero, giunta nei giorni scorsi, mi ha lasciato del tutto indifferente perché non è idoneo a bloccare l’entrata in vigore della rete ospedaliera. Dove è finito però il lavoro che abbiamo svolto nei mesi scorsi? Dove è finita la rete territoriale della sanità sarda e dov’è la rete dell’emergenza urgenza? Ci paghiamo da soli i costi della Sanità: il governo italiano non ha titolo per impedirci di applicare la nostra riforma e la Valle d’Aosta ha già ottenuto soddisfazione costituzionale su questo, la giurisprudenza lo testimonia. Non capisco però perché prima abbiamo chiesto un parere non obbligatorio al ministro e poi ci stupiamo di come risponde. Il vero stupore è un altro, quello per la mancata attuazione della rete ospedaliera».
Per la Giunta ha replicato l’assessore Luigi Arru, secondo cui «da ottobre, quando la rete è stata approvata, abbiamo cercato di applicare una serie di atti e abbiamo cercato con tutti voi di ragionare sulle cose necessarie. Abbiamo fatto analizzare il DM70 dall’ufficio legale: si tratta in buona sostanza di un decreto che riguarda gli standard qualitativi della rete ospedaliera e riprende il decreto Balduzzi del 2012 e prima ancora con la legge Mariotti del 1968».
Per l’esponente della giunta, medico oltre che assessore, «il diritto alla salute si esplica nella tutela del cittadino con appropriatezza: noi dobbiamo garantire che un cittadino operato per una patologia oncologica riceva le migliori prestazioni. Maggiore è dunque il volume della casistica di quell’ospedale, migliori sono gli esiti: questo è un dato di evidenza assoluta, sul quale non ci sono dubbi. Per questo abbiamo individuato nella riforma ospedali di primo e di secondo livello. E abbiamo rispettato la legge anche in relazione alla storia sanitaria della nostra isola, non rispetto a fatti burocratici. Per avere un Dea di primo livello ci deve essere un’unità di trattamento dell’ictus e dell’infarto nei 90 minuti. Vi risulta che Ghilarza disti più di 90 minuti da Nuoro o da Oristano? No: su questo abbiamo operato con la razionalizzazione con la proposta di modello organizzativo che oggi ci viene contestato. E difenderemo questa razionalizzazione. Non partiamo da zero, voglio che sia chiaro. Dal primo luglio l’elisoccorso è in funzione con oltre 300 interventi e questo lo abbiamo fatto noi. Tutta la maggioranza era consapevole della situazione che abbiamo trovato e ha affermato la autonomia della Sardegna con la riforma che stiamo attuando, evitando di mettere ticket sui farmaci e continuando a garantire il servizio sanitario pur in un momento difficile per l’economia».
Al termine, la capogruppo di Forza Italia, on. Alessandra Zedda, ha chiesto al presidente Ganau una breve sospensione dei lavori, che è stata accordata. Alla ripresa, l’on. Daniela Forma (Pd) ha detto che «la nota ministeriale giunta nei giorni scorsi in assessorato è quanto di peggio la burocrazia potesse sfornare, visto che la Sardegna paga da sola con i suoi soldi tutti i costi della sanità. Ha voglia il ministero di dire che il modello organizzativo che il Consiglio regionale ha adottato non è coerente con il DM 70. E non è accettabile che il Governo italiano composto da Lega, Psd’Az e Cinque stelle dica di non voler tagliare i servizi sanitari sardi e al tempo stesso non contestino però la posizione espressa dal ministero».
Per l’on. Zanchetta «è giunto il tempo di chiudere il teatrino. È chiaro che a una riforma che razionalizza il sistema e dare migliore qualità soprattutto alle zone disagiate non è seguita la volontà di applicazione di questa riforma ma abbiamo invece assistito a taglio violentissimi specie nelle aree disagiate. Io chiedo che sia attuata immediatamente questa riforma perché non esistono governi amici della Sardegna. E chiedo all’assessore Arru di dare corpo ai suoi giuramenti, quello di medico e quello di assessore, dando applicazione alla riforma».
L’on. Cherchi (Pds) ha annunciato di «limitarsi all’ordine del giorno di censura politica» e ha aggiunto: «Non è facile censurare un assessore della tua maggioranza, ma l’assessore Arru è da censurare perché la sua riforma non è stata attuata. Non è ancora entrata in vigore e non ci conoscono le ragioni di questa mancata applicazione della riforma: la condotta dell’assessore Arru ha provocato confusione negli operatori, che ancora non capiscono per quale ragione non sia stata ancora applicata la volontà del parlamento dei sardi trasfusa in una norma legittima».
Dai banchi del Pd  è intervenuto il vicecapogruppo on. Roberto Deriu, che si è rivolto all’assessore Arru: «Prima lei è stato mostrificato e adesso la martirizzano con una montatura tardiva. Se non fossi costretto dai miei doveri me ne andrei per non partecipare a questa messa in scena.
Non c’è un solo approfondimento, non c’è un solo studio: siamo tutti bravi a dire un giorno che mancano le medicine e un giorno si ritarda sbarellando i pazienti nel pronto soccorso. Ma da qui a dire che è tutta colpa dell’assessore è dargli troppa importanza e io non le farò il favore di martirizzarla, assessore Arru».
Per Forza Italia l’on. Zedda (FI) ha ricordato alla maggioranza «le nostre critiche sulle vostre proposte di legge e le denunce su ciò che non va nella Sanità sarda». E ha detto: «Voi avete mortificato la Sardegna e non si capisce come facciate a parlare di rispetto del DM 70 se le Asl continuano a mettere in campo atti contrari alle deliberazioni in materia di rete ospedaliera. Per queste ragioni e per il vostro modo di gestire la sanità noi non possiamo che criticare l’operato dell’assessore Arru». (c.c.)
Il consigliere Fabrizio Anedda (Misto), contrario, ha messo in evidenza «la gravità del comportamento del governo nazionale che comunica alla Sardegna il mancato rispetto del il Dm 70 per aver mantenuto i piccoli ospedali della Sardegna ignorando, nello stesso tempo, le 1200 assunzioni, la riduzione del numero delle Asl, e la lotta alla peste suina; cose che non ha fatto la precedente maggioranza che ha dissestato i conti del sistema sanitario per ragioni politiche e clientelari». La sinistra, ha sostenuto, «non può accettare lezioni di buon governo, anzi è ora di spiegare ai cittadini che la destra è sempre la stessa e non tutela la povera gente del sud, altro che sfiducia all’assessore  promossa da pezzi di maggioranza opportunista».
Il consigliere Luca Pizzuto (Art.1-Sdp) ha sostenuto che «non si può utilizzare l’iniziativa del Pds lasciando in ombra un atto del governo, che non è disfunzione di comunicazione ma un gesto grave contro la sovranità della Sardegna; vorrei perciò che il ministro venisse qua con i suoi tecnici a spiegare le cose perché non abbiamo niente da nascondere». Abbiamo salvato le piccole strutture e messo in ordine conti che erano al collasso, ha proseguito specificando di essere in polemica con l’assessore su alcuni contenuti della riforma «ma certamente non gli si possono imputare 40 anni di clientele e di un sistema di chi ha messo le mani nella sanità per ottenere vantaggio e carriere, un sistema che abbiamo provato a smantellare con la riforma».
Il consigliere del Misto, Emilio Usula, ha definito la richiesta di censura fantasiosa perché «i problemi non nascono oggi ma anzi assessore e Giunta devono rispondere, a mio avviso, di una serie di inadempienze e di atti aziendali che stanno determinando gravi danni in Sardegna dove sono in discussione i Lea e gli extra Lea, come liste d’attesa, screening, emergenza-urgenza, rete territoriale che doveva accompagnare quella ospedaliera». Se siamo in questa situazione, ha detto Usula, «è perché abbiamo sposato la filosofia del Dm 70 con paramenti che non vanno bene per la Sardegna, inoltre avremmo dovuto imporre al governo una nostra visione dato che ci paghiamo per intero la sanità».
Il consigliere Pier Mario Manca, del Pds, ha evocato «il vecchio che avanza, per cui l’assessore può stare tranquillo perché nessuno vuole disturbare il manovratore; noi però abbiamo il dovere di dire quello che pensiamo, cioè che la rete ospedaliera approvata dal Consiglio non è stata applicata e questo è il vero problema». Più che criticare il governo, ha suggerito Manca, «dovremmo guardarci in casa, e questo vale per maggioranza e minoranza, il Consiglio invece deve ritrovare un sussulto di dignità e cambiare passo, sgomberando il campo dai buonisti cresciuti a ridosso delle elezioni».
Il capogruppo del Pds, Gianfranco Congiu, ha ribadito che «la mancata attuazione della rete ospedaliera ha conseguenze negative pratiche a Nuoro, dove le gestanti sono trasferite a Sassari e costrette a dichiarare che rifiutano il trasferimento se intendono rimanere a casa, ed altre se ne determineranno, a Nuoro e non solo, a cominciare dal mancato risparmio di 63 milioni». Il nostro non è certo un teatrino o una scelta opportunista, ha concluso, «ma è in gioco il rispetto della volontà del popolo sardo».
Il consigliere Roberto Desini (Pds) ha dichiarato di non voler stare «nel club degli ipocriti che ha tanti iscritti in quest’Aula, non difendiamo nessuno e non attacchiamo l’assessore Arru per sport, però la censura c’è perché ha disatteso una legge votata dal Consiglio, questo è il punto». Presidente Pigliaru, ha aggiunto rivolto al presidente della Regione, «si faccia un giro per la Sardegna e veda come vanno le cose; il nostro ordine del giorno è stato presentato prima dei rilievi del ministero in tempi non sospetti, anche se ora qui dentro tutti parlano nei corridoi ma poi nessuno ha il coraggio di dire la verità».
La consigliera del Pd, Rossella Pinna, provocatoriamente, ha proposto un emendamento orale  per stralciare il paragrafo riferito alla censura nei confronti dell’assessore sostituendolo con il Ministro della salute, perché in realtà «il nemico dei sardi e del Consiglio è il Governo che non vuole rispettare la volontà dei sardi, ed è evidente che chi vuole chiudere gli ospedali della Sardegna è a Roma».
Il consigliere di Campo Progressista Francesco Agus ha affermato che «il vero tema in discussione è la difesa dell’autonomia del Consiglio per cui l’ordine del giorno dovrebbe essere ritirato». Non ho votato la riforma, ha ricordato Agus, «ma oggi il ruolo del Consiglio va difeso dai governi accentratori e dalle burocrazie romane e sarde, da tempo sorde alle nostre richieste: noi non siamo in Giunta e non per nostra scelta, per cui il presidente della Regione dovrebbe chiedersi se il suo governo è diventato un governo di minoranza».
La consigliera Anna Maria Busia (Misto) ha ribadito il voto contrario alla riforma espresso a suo tempo, «sia perché non ne ho condiviso l’impostazione sia perché non ritenevo e non ritengo necessario l’adeguamento Dm 70». Tuttavia, ha proseguito, «oggi non posso votare un ordine del giorno che crea ulteriore confusione e non incide sui temi posti dal Ministero, così è un atto di bullismo politico che respingo».
Il consigliere Paolo Zedda (Art.1-Sdp), contrario, ha osservato che «tenere aperti i piccoli ospedali non è un successo, perché il problema non è combattere lo spopolamento o sostenere il campanilismo ma tutelare la salute e i pazienti; sotto questo profilo la nostra specialità è a rischio ma noi non facciamo niente per farla rispettare perché, per esempio, non abbiamo fatto norme di attuazione dello Statuto in materia di sanità». Sarebbe stato meglio, ha terminato, «contrattare prima le nostre deroghe, così avremmo evitato il rimpallo delle osservazioni e portato a casa la riforma».
Sempre per Art.1-Sdp, il capogruppo Daniele Cocco ha ricordato che «in tempi non sospetti abbiamo criticato molte parti della riforma ed anche votato contro un emendamento che dava troppo potere decisionale alla Giunta sui posti letto nel pubblico e nel privato, però l’ordine del giorno capita nel momento sbagliato perché dobbiamo difendere la nostra riforma che forse lo stesso assessore non condivideva del tutto, in particolare sui piccoli ospedali, mentre il Consiglio ha deciso che nessuna struttura doveva essere chiusa ma possibilmente potenziata». Questo finora non è visto, ha detto infine, «e per questo abbiamo sollecitato la verifica puntuale e un cambio di passo nell’attuazione della riforma».
Il consigliere del Pd, Luigi Lotto, ha ricordato la discussione sulla rete ospedaliera «con il grande lavoro dell’assessore e della maggioranza, dello stesso partito dei sardi e minoranza, che hanno contribuito a superare un rapporto non facile con i territori su problematiche oggettivamente molto complesse, nella consapevolezza che il Dm 70 avrebbe portato davvero alla chiusura di molte strutture». Allora qualcuno cavalcò lo scontento di tante realtà, ha aggiunto Lotto, «mentre il Pds ha profuso molto impegno per trovare soluzioni, ed oggi lamenta che nuova rete non è attiva; è una esigenza comprensibile, ma bisogna tener conto che ci vuole tempo».
Ancora per il Pd il consigliere Luigi Ruggeri ha parlato di «una discussione difficile su una censura che somiglia ad un atto di fede assumendo da un lato che la rete non viene applicata compiutamente, ma riguarda soprattutto Nuoro come Dea di secondo livello ma questo nella riforma non c’è». In generale, ha proseguito, «manca la chiara assunzione di responsabilità di un lungo percorso legislativo che ha portato ad una riforma con elementi sostanzialmente identici a tante ipotesi formulate nel passato, insomma un processo in divenire che ha alcuni limiti, altrimenti c’è solo strumentalità».
Sempre per il Pd il consigliere Antonio Solinas ha sottolineato che «urbanistica e sanità vivono in qualche modo destini paralleli all’interno dei quali ognuno a seconda della posizione cambia idea, dimenticando la grande vertenza sul governo autonomo della sanità in Sardegna, con significative differenze rispetto al resto della penisola». Forse ci sarà qualcosa da rivedere dopo il confronto col ministero, ha ammesso Solinas, «ma diritto va rivendicato e lo dice pure il senatore Solinas che oggi fa parte di un governo contro la Sardegna;  questa è una battaglia di autonomia che non ammette divisioni e l’ordine del giorno del Pds è un atto non usuale, perché i problemi ci sono sempre stati ma vanno affrontati in modo più sereno, senza dimenticare che abbiamo salvato e messo in sicurezza i piccoli ospedali, risultato che va difeso e sostenuto».
Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha definito l’ordine del giorno paradossale «dopo aver respinto in precedenza una mozione di sfiducia mentre ora il Ministero dice che nostra rete è troppo sarda, a conferma del fatto che non abbiamo chiuso nulla ma rinforzato presidi e questo è un dato indiscutibile». Il Pds, ha continuato, «deve comprendere che sulla sanità bisogna avere un approccio differente; è falso dire che non abbiamo applicato la riforma, non è cosi perché gli ospedali sono tutti in piedi con le loro strutture principali e, dopo vent’anni, esiste una rete ospedaliera che magari può essere migliorata ma è un patrimonio della Regione: forse questo non pagherà in campagna elettorale ma le scelte difficili meritano classi dirigenti di alto livello e non sempre è così».
A nome della Giunta il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha affermato che, dopo una analisi approfondita dell’ordine del giorno, «la censura non è accettabile, perché i termini del confronto con il Governo sono molto chiari e riguardano solo i Lea mentre le scelte organizzative spettano alla Regione, per cui riteniamo che il Ministero abbia oltrepassato la sua competenza». A questo sconfinamento di competenze ci opponiamo, ha aggiunto il presidente, «e restiamo convinti che possiamo introdurre deroghe rispetto a parametri che non consentono di garantire Lea adeguati ai sardi perché la sanità la paghiamo noi». Nel merito, ha detto ancora Pigliaru, «abbiamo fatto una riforma importante coraggiosa e inevitabile che andava fatta perché i fonti erano fuori controllo e la qualità del servizio molto bassa, arriverà il momento di verificarne lo stato di attuazione e siamo pronti a farlo, stiamo introducendo un nuovo modello e l’assessore Arru non merita nessuna censura perché ha lavorato con impegno e passione a una nuova rete ospedaliera che è parte integrante della riforma».
Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione l’ordine del giorno che il Consiglio ha respinto con 25 voti contrari, 5 favorevoli e 4 astenuti. L’opposizione ha abbandonato l’Aula. (Af)

 

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