“Non ha il Covid ma resti a casa”

Una circolare del Ministero della Salute, lo scorso 12 ottobre, ha abolito il sistema del doppio tampone negativo e accorciata la quarantena. Molte famiglie in auto-isolamento da settimane, hanno pensato alla fine di un incubo. E invece, stando a quanto raccontano molti nuoresi, è iniziata un’altra tortura con tentativi di rimpallo tra Asl e medici di base. Al centro della questione c’è il certificato di fine isolamento necessario a molti lavoratori risultati negativi alla fine della quarantena minima prevista. Certificato richiesto dal datore di lavoro per poterli riaccogliere. Discorso analogo vale per gli asili nido che aspettano il “pezzo di carta” per riaprire le porte ai bambini che sono stati in isolamento. A chi spetta firmare questo documento?
Ci sono casi di persone a casa da 30 giorni nonostante un tampone negativo. L’Asl spesso non risponde al telefono. Oppure ti arrivano valutazioni contrastanti a seconda dell’interlocutore di turno. Il medico di base (spesso reperito con difficoltà) dice che senza una comunicazione da parte dell’Asl lui non può procedere a firmare un certificato di fine isolamento. Col paradosso che i datori di lavoro vogliono un certificato medico per giustificare l’assenza del dipendente, e questo dovrebbe chiedere al medico di base di certificare una malattia nonostante stia in perfetta salute. Sempre che nel frattempo si riesca a fare i tamponi e a non essere dimenticati dal servizio di igiene pubblica.

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