«Non ci si salva da soli»
di Redazione

23 Dicembre 2020

4' di lettura

Per battere il Covid in Sardegna è urgente la “buona politica”. «Non sprechiamo la crisi!». Inizia con queste parole d’ordine l’appello inviato da un gruppo di oltre cento cattolici ai rappresentanti istituzionali e alle forze politiche e sociali della Sardegna. Il messaggio è chiaro: in questa emergenza sanitaria, economica e sociale le contrapposizioni e i conflitti politici e partitici devono cadere e lasciare il posto a una grande unità tra le forze politiche e istituzionali. Il bene della Sardegna e della sua gente vale molto di più di piccoli vantaggi elettorali. «Noi cittadini sardi, cattolici ispirati dai valori del Vangelo, fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa, convintamente riproposti dalle ultime illuminanti encicliche di Papa Francesco, ci dichiariamo preoccupati e angosciati – scrivono i firmatari del documento residenti in diverse zone della Sardegna – per il precipitare della situazione economica della Sardegna, con il portato di sofferenze materiali e psicologiche per un numero crescente di persone appartenenti a tutti gli strati della società sarda, specie dei meno abbienti. Chiediamo pertanto a tutti, a partire da quanti hanno responsabilità pubbliche, nelle Istituzioni e nelle altre organizzazioni della Società, e a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, un impegno corale che, nel rispetto delle differenze delle diverse appartenenze politiche e culturali, ci renda solidali e attivi per uscire dalla situazione di crisi e difficoltà antiche e attuali della nostra regione». Il documento parte dall’analisi della situazione. La Sardegna nel momento in cui ha bisogno della più grande ricostruzione morale sociale ed economica della sua storia contemporanea – che può iniziare proprio dalla lotta al Coronavirus e ai suoi devastanti effetti – risulta paralizzata da un insieme di contraddizioni che si scaricano soprattutto sui più deboli. I contraccolpi di Covid 19 hanno ulteriormente aggravato le già precarie condizioni economiche e sociali della Regione. «L’aggiornamento congiunturale dell’economia della Sardegna del novembre 2020, pubblicato dalla Banca d’Italia, sottolinea la forte negatività di tutte le variabili (molto peggio di quanto accaduto a livello nazionale) dal PIL ai consumi, dalle esportazioni all’occupazione, dal fatturato agli ordinativi di tutti i settori dall’agricoltura all’industria, dal commercio, all’edilizia dal turismo ai servizi. Gli effetti di questa crisi strutturale – si legge nel documento articolato in sei punti, inviato per conoscenza a tutti i vescovi isolani – avranno pesanti conseguenze oltreché sul piano sociale anche su specifiche situazioni come l’emigrazione dei giovani istruiti, l’ulteriore spopolamento dei piccoli comuni, l’incremento dei livelli di povertà». Le principali emergenze evidenziate dal gruppo di cattolici, che non si richiamano ad alcuna organizzazione o sigla associativa della chiesa organizzata, riguardano scuola (dove «si ampliano i divari tra i partecipanti a tutti i livelli»), trasporti (si toglie ai sardi il diritto costituzionale alla mobilità), sanità (tagli sistematici agli organici e annuncio di riforme penalizzanti nei confronti dei territori), farraginosità burocratica che compromettere i diritti di cittadini e imprese spesso «ostacolate anziché sostenute nella funzione di creare lavoro per uno sviluppo economico eco-sostenibile». Tra le emergenze indicate dal gruppo di cattolici anche la famiglia e la politica segnata dal crollo della partecipazione dei cittadini sardi agli eventi elettorali e, spesso, da carenze programmatiche e attuative che rischiano di mettere a repentaglio i diritti della persona e perfino del rispetto della dignità umana. Nell’emergenza attuale, che riguarda tutti, ad essere maggiormente colpite sono, come sempre, le fasce sociali più deboli della popolazione. È il momento della buona politica, descritta con le parole di Papa Francesco: «Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali […] che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza».

Mariano Simoni

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