No ai diritti sempre e doveri mai

L’aborto è diventato un diritto, come pure il divorzio, anche l’inseminazione artificiale in utero surrogato. Diritto è diventato il ridurre il corpo altrui a tuo uso e consumo: un tempo questo si chiamava schiavitù, oggi è un effetto collaterale del libero commercio. Personaggi istituzionali ed aspiranti tali, sempre per diritto, dettano i tuoi comportamenti alimentari (manco Nerone lo ha fatto). Il cibo è una cosa cui il cristianesimo ci ha educati ma mai imposto. Il cristianesimo è la libertà di mangiare quello che ti pare, non la religione multinazionale del mangi quello che decido io. Quante rogne ha avuto San Paolo per aver detto che il cibo ed il ventre non sono il tuo Dio.
Ho il diritto di avere in casa cinque cani, quattro gatti, un cobra, una scimmia ed un cincillà. Va bene. Ma anche i tuoi vicini debbono poter dormire in pace senza sentire latrati, odore di urine animali, passeggiare per le strade e nei parchi senza dover contemplare escrementi vari. Ho diritto di rifarmi il seno e pure il naso: va bene anche questo. Basta che te lo paghi e non ricada nelle spese del sistema sanitario collettivo. Ho diritto all’ozio assistito: anche questo va bene. Purché non si imponga agli altri di pagartelo. Ho diritto al lavorare meno e guadagnare il massimo facendo cause all’universo mondo: pure questo non è male. Ho diritto di appartenere ad una casta di privilegiati cantori (leggasi corporazioni) ed anche ciò può andare. Ma a pagare non deve essere sempre il solito lavoratore, spremuto come limone.
Non va assolutamente bene che i tuoi diritti individuali li debbano pagare gli altri. Va bene, se vi pare, divorziare ma non debbono essere poi i servizi sociali, ossia le tasche degli altri, a sopportare due nuove povertà adulte e chissà quante minorili. Si possono rottamare mogli e mariti con una frequenza insolita anche per le mutande (chiamate così perché debbono essere cambiate spesso): sarebbe però doveroso considerare i costi sociali che questo comporta. Dietro ogni diritto reale o presunto c’è un costo per la comunità; non sono gratis.
Dopo aver osannato la denatalità felice e reso artificiale il concepimento, ci si lamenta per lo spopolamento di intere provincie e regioni, per il decremento del numero degli scolari e per il tasso di anzianità diventato insostenibile. Non si possono avere in contemporanea la botte piena e la moglie ubriaca.
I diritti senza doveri, storicamente, portano al collasso di un sistema sociale, sono la morte della democrazia, trasformano i desideri in pretese. Diventano una sommatoria di egoismi, madri e matrigne di conflittualità infinite, di odio sociale. Senza doveri non esiste una patria, una nazione, un comune ed una famiglia. Scioperiamo tanto per rivendicare diritti che non possono esistere, presunti diritti che ledono libertà altrui. Sarebbe una rivoluzione civile scendere in piazza per chiedere il rispetto dei doveri.

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