Nenneddu da Orune, la voce della dignità
di Michele Tatti

14 Febbraio 2019

4' di lettura

Era l’8 febbraio quando è stato girato un video destinato a diventare virale: Nenneddu Sanna, pastore di Orune, arringava da Facebook i pastori sardi a buttare il latte in strada. Sembrava una goliardia, una protesta estemporanea che per qualche giorno è stata imitata da pochi ma che forse tra la sorpresa di molti che anche gli uomini di campagna sanno maneggiare con abilità i social network. La protesta comunque è andata a rilento fino a mercoledì 13 febbraio, fino al giorno che ha visto il rinvio  del Tavolo regionale. E la Regione in un improvvido comunicato che parlava di un accordo su quasi tutto dove mancava «soltanto il prezzo del latte». Evidentemente non si era capito che in Sardegna c’erano prima dieci, poi cento poi mille Nenneddu non disponibili ad aspettare una settimana, coscienti che il tempo ancora una volta aveva giocato a loro sfavore perché è difficile trattare quando in ogni caso bisogna mungere. La protesta così e esplosa, incontrollata e incontrollabile da parte delle rappresentanze ufficiali, e ieri Nenneddu Sanna che per la verità indossa a fatica i panni di capo popolo, era al Viminale, davanti ai ministri Salvini e Centinaio, il presidente della Regione Francesco Pigliaru, gli stessi dirigenti dei sindacati agricoli che in questi giorni ha criticato duramente. Ha parlato a nome dei pastori, Nenneddu.  Ecco il testo del suo intervento che vale la pena di leggere attentamente e per intero.   Ero anni che aspettavo questo momento, ero  anni… Siamo arrivati al limite proprio come stava dicendo Michele: non c’è più un rapporto umano tra di noi, tra chi conferisce e chi trasforma, perché prima c’era un rapporto umano. Adesso, non c’è, non è rimasto nemmeno o quello spiraglio di contrattazione!. C’era l’abitudine, erano abituati, che nel periodo della mungitura il pastore conferiva anche a 30 centesimi. Invece oggi questa cosa forse sarà una vertenza storica.

Abbiamo buttato per trent’anni, e di più anche, il nostro lavoro, senza avere la possibilità di contrattare il nostro prodotto. perché ci deve essere una cosa uguale per ambe le parti, per chi compra e per chi vende. Io, ad esempio, quando vado a comprare un prodotto chiedo quanto costa. Qua invece è il processo inverso: quando viene un Pierluigi Pinna, un Totore Sedda o tutti gli altri, devo chiedere a cantu mi lu pacas? “Quanto me lo paghi?”. Perché? Dove esiste? Quando compro ill mangime io vado lì e mi dice il mangime costa 33 euro. Non è che gli dico te ne dò venti euro perché il latte costa 60 centesimi. Non esiste. Noi siamo qua, adesso affrontiamo questa emergenza,perché è diventata una questione di ordine pubblico come stava dicendo lei, signor ministro, perché noi siamo persone responsabili, però in mezzo a quelle proteste ci sono dei cani sciolti e stiamo facendo in modo, le persone serie, che venga portata avanti la vertenza perché io ho due bambine, mia madre e mio padre mi hanno dato la possibilità di studiare, dandomi un lavoro e io voglio dare un futuro ai miei figli. Basta, non mi interessa altro. Facciamo questo, troviamo un accordo subito, ne usciamo bene tutte e due le parti e troviamo la soluzione a medio e lungo termine. Al ministro  abbiamo dato tutti i nostri punti, penso che il ministro li abbia visti, adesso condividiamoli tutti insieme tra i presenti. Non siamo gente irresponsabili perché non abbiamo la testa sotto la sabbia, siamo pastori però sappiamo gestire le cose anche meglio di certi politici che in Sardegna le situazioni le hanno rese ingestibili: si riempiono la bocca di tante parole, ma da parte loro non c’è dignità. Ci vuole dignità! Vedere i padri di famiglia buttare il latte è stato umiliante. Per me è stato umiliante rovesciare quei bidoni ma l’ho dovuto fare. Grazie
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