Nella ricerca del vaccino Covid c’è anche l’Università di Cagliari

La pandemia dovuta al nuovo coronavirus SARS-CoV-2 ha preso il pianeta di sorpresa. Il mondo aveva ritenuto che le scoperte degli antibiotici, fatte nella prima metà del secolo scorso da parte dell’inglese Fleming e del sardo Brotzu e che hanno portato alla sconfitta delle infezioni batteriche, e quelle dei farmaci contro HIV e HCV, virus agenti eziologici di malattie quali AIDS e Epatite C, fatte tra agli anni ’90 del secolo scorso e gli anni ’10 di questo secolo, avessero messo al riparo dalle grandi epidemie. In aggiunta i vaccini contro il virus del vaiolo e il poliovirus avevano permesso la completa eradicazione del primo e la quasi eradicazione del secondo (il virus si trova ormai solo in alcune aree tra Afghanistan e Pakistan), riducendo ulteriormente le sfide che gli agenti infettivi portavano alla popolazione mondiale.

Certo restavano pericoli come Ebolavirus, con mortalità fino al 90%, ma è comunque un virus confinato in specifiche aree del mondo, e per questo sottovalutato.

Tutto è cambiato a metà gennaio quando il mondo si è svegliato assalito dal COVID19. Nessuno si aspettava che un virus potesse far ritornare in pochi giorni il mondo interconnesso del terzo millennio a prima dei fratelli Wright. Tutto ciò però non era inevitabile. Già tra il 2002 ed il 2003 un virus (SARS-CoV1) simile > 90% al SARS-CoV-2 aveva originato una epidemia in Asia, e nel 2011 un altro coronavirus, MERS, nella penisola arabica aveva fatto un salto di specie dai cammelli all’uomo e aveva causato piccoli eventi epidemici in diverse parti del mondo. Campanelli di allarme che sono rimasti inascoltati.

Sebbene il mondo quindi fosse impreparato, la ricerca scientifica si è attivata per conoscere il genoma del virus, per capire come bloccarlo con dei farmaci e per sviluppare un vaccino. Si sono attivate le strategie risultate efficaci per gli altri virus.

In questo contesto anche la Sardegna sta dando il suo contributo.

Dalla scuola di Brotzu è infatti nato un filone di ricerca sullo sviluppo di farmaci antivirali. Attualmente vede il Laboratorio di Virologia Molecolare dell’Università di Cagliari, da me diretto, in prima linea nell’identificare delle possibili cure per il COVID19. Il laboratorio è membro del principale progetto europeo per l’identificazione di farmaci anti-SARS-CoV-2, EXCALATE4CoV, coordinato dalla casa farmaceutica Dompè. La ricerca vede coinvolti centri italiani (tra cui l’Università di Napoli e l’ospedale Spallanzani di Roma), ed europei (tra cui l’Università Cattolica di Lovanio in Belgio, il Centro Europeo di Biologia Molecolare di Varsavia, il centro di ricerca tedesco Fraunhofer).

Come si può trovare un farmaco?

Innanzitutto occorre capire quali “aspetti” del virus sono essenziali per la sua replicazione. Ogni virus ha delle peculiarità che possono essere bersagli di farmaci, sebbene non tutte lo siano. È come fermare una macchina in corsa: una cosa è bucare lo pneumatico, altra cosa è rompere un vetro. Nel secondo caso la macchina non si ferma.

In EXCALATE4CoV il mio laboratorio ha il compito di mettere a punto le metodologie per studiare i bersagli virali (per stare all’esempio, per studiare lo pneumatico). Devono essere metodologie all’avanguardia e robuste che poi i colleghi del Fraunhofer, con sistemi robotizzati, usano per verificare se farmaci proposti dai gruppi di ricerca della Dompé o dell’Università di Napoli bloccano il SARS-CoV-2. I farmaci più promettenti poi vengono indirizzati al laboratorio di Cagliari per studiare più nel dettaglio le interazioni con le proteine virali (come bloccano lo pneumatico?

Il virus può cambiare penumatico?).

Per fare questo studio siamo partiti dai farmaci già approvati per altri scopi, sperando che alcuni di essi possano essere attivi anche sul SARSCoV- 2. Questa partenza è la più rapida e, vista l’emergenza sanitaria, la più opportuna.

Al momento un primo farmaco (il Raloxifene) identificato in EXCALATE4CoV è in via di valutazione su 450 pazienti con sintomi moderati presso lo Spallanzani di Roma e l’Humanitas di Milano. Se la prima sperimentazione avrà successo è previsto l’allargamento dello studio clinico anche ad altri centri in Italia e all’estero. Al contempo la nostra unità di ricerca è all’opera per trovare altri farmaci, nuovi e più potenti, per poter curare il più ampio numero di persone.

 

Enzo Tramontano | Professore di Microbiologia e Virologia Università di Cagliari

 

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