Nel nome del padre

Emanuela Manconi, 30enne figlia del pittore ed orafo nuorese Franco, è una giovane creativa nata e cresciuta a Cagliari. Il padre aveva acquistato la casa storica, originariamente di proprietà della famiglia Mannironi e sita nel rione di San Pietro a Nuoro, ristrutturandola senza snaturarne l’autenticità.
«Mio padre soleva ripeterci “questa è la vostra casa, sarà il vostro punto di riferimento, potrete farci tante cose”: lui era un catalizzatore artistico a Nuoro, ricorderò sempre i momenti di riunione e convivialità che organizzava con i creativi del territorio», racconta Emanuela, specificando che «la Casa è il mio cuore e, quando stava andando in decadimento, ho deciso che non potesse morire così, ma dovesse diventare uno spazio aperto ai nuoresi».

«Volevo che diventasse famosa come punto di riferimento per la città ed il territorio circostante – continua la Manconi – così, dopo essermi occupata personalmente dei lavori di ristrutturazione della stessa, mantenendone la storicità, e dopo averla affittata per un breve periodo a turisti estasiati dalla sua bellezza, ho deciso di non chiuderla, favorendone la fruizione per i primi eventi pubblici, tra i quali Cortes Apertas, mercatini pubblici, concerti organizzati in collaborazione con l’Ente Musicale ed esposizioni di scultori, orafi e pittori, come quelle che allestiva mio padre».
Il provvidenziale incontro con Maura Fancello avvenne proprio nel momento in cui Sardegna Teatro stava cercando una seconda foresteria, dopo quella del Massimo di Cagliari, per lavorare sugli spazi autentici del territorio: «Il rione di San Pietro, purtroppo, ha poche case ancora agibili, e Casa Manconi rappresenta dunque un investimento anche urbanistico. Quando la vidi per la prima volta – spiega Maura Fancello – fui folgorata e decisi di proporla a Massimo Manciglienza, direttore di Sardegna Teatro, che si è mostrato subito disponibile ad appoggiare tutte le proposte, facendo sì che quest’ultimo diventasse ente promotore».
Il progetto nuorese legato alla riqualificazione ed apertura di Casa Manconi risulta essere ancora più visionario e lungimirante perché, da semplice foresteria per l’accoglienza di artisti e staff tecnici, è divenuto hub creativo, ovvero moltiplicatore di idee ed esperienze sperimentali, fucina di energie e proposte, esperimento collettivo che, per la riuscita degli eventi non calendarizzati ma in perenne evoluzione, i quali scardinano i meccanismi abitudinari ormai superati dalla nuova direzione artistica di Sardegna Teatro, si basa sull’assunzione di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Infatti, come ribadisce Maura Fancello, «il fatto che la Casa sia resa fruibile senza scopo di lucro, permette di far comprendere il valore delle imprese che fanno cultura. L’espediente teatrale del cappello, senza biglietteria ma con gli spettacoli e le esposizioni ad offerta libera, permetterà di far nascere un autentico contratto tra il pubblico e gli artisti, con l’obiettivo di far acquisire una coscienza tale da comprendere il lavoro, colpevolmente sottovalutato, degli operatori culturali e degli organizzatori ».
La storia andrà avanti, quindi, a partire da un diario della Casa che mappi gli attraversamenti e relazioni i contatti dello spazio «che mio padre adorava, e nel quale ha sempre creduto», sottolinea Emanuela Manconi: le fa eco Maura Fancello, sostenendo la nascita del libro bianco come «mappa artistico-creativa di Nuoro, che pubblicizzi e metta in rete i futuri passaggi nel cuore della città non solo sui social network ma anche su cartaceo, in modo da non snaturarne la vocazione storica».
Quest’ultima viene portata fruttuosamente avanti grazie al coraggio ed all’intraprendenza di giovani come gli operatori di Sardegna Teatro, del Teatro Eliseo di Nuoro e di creativi brillanti come Emanuela Manconi: «mi rassicura il fatto che la Casa, perla del centro storico, sia in buone mani e possa nuovamente rifiorire. Mio padre era un artista aperto e conviviale: sono sicura che, oggi, sarebbe felicissimo».

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