Nel laboratorio di tzia Pipina Deiana, dal torrone ai ceri per don Gavino Lai

Mentre veniva al mondo, il parroco del paese si era raccolto in preghiera per tutta la notte «e per questo mi diceva che non sarei incorsa in nessun male». Giuseppina Deiana, 87 anni di Desulo ricorda di aver conosciuto il lavoro fin da piccola, la famiglia era numerosa e a lei spettava sbrigare le faccende domestiche, fare il torrone e aiutare il padre nei campi. A 20 anni aveva perso il fidanzato in circostanze tragiche e segnata da quella triste esperienza, aveva blindato la sua sfera sentimentale abbracciando per sempre il nubilato. Tzia Pipina ricorda anche i suoi antenati apicoltori, il nonno materno dal quale la madre aveva ereditato le api e l’arte di fare il torrone. Famiglia laboriosa la sua, il padre faceva tanti lavori: muratore, falegname, apicoltore, contadino, allevatore, produceva miele, torrone, vino, legname e allevava capre e maiali nelle montagne di Desulo.
«Mannoi Todde, capraio e porcaro – racconta – possedeva 800 alveari da cui traeva sostentamento tutta la famiglia e anch’io fin da piccola ho appreso da lui il mestiere di turronargia». Tzia Pipina racconta anche la prima volta in cui si è cimentata da sola a fare il torrone, era in occasione della nascita di suo fratellino Paolo. Aveva sei anni appena quando, per festeggiare il lieto evento, la madre le aveva chiesto di preparare quel dolce antico da offrire ad amici e parenti. «Nel ‘63, con la vendita dei maiali, acquistai la macchina al prezzo di un milione di lire e poiché in famiglia nessuno la sapeva usare, mi cimentai da sola riuscendo in breve a produrre 70/80 chili di torrone al giorno a fronte di 20/25 kg di prima. Un notevole risparmio di forze con la stessa bontà di sapori».
Tzia Pipina produceva anche candele. Da Genova importava la paraffina per imbiancare la cera vergine che acquistava da un commerciante di Villagrande. Era stato lui ad indicarle quale reale acquirente di tutto il suo manufatto, il Canonico Padre Gavino Lai che svolgeva la sua opera tra le mura dell’ex Convento di via Manzoni in Nuoro. Aveva conosciuto don Lai negli anni Sessanta quando veniva a trovare il fratellino Paolo che studiava nella Casa di San Giuseppe e proprio per festeggiare la sua venuta al mondo aveva preparato per la prima volta il torrone. A lui, tzia Pipina consegnò oltre 25 quintali di ceri confezionati in pacchi da 5 kg. Tutte quelle candele assicuravano al Padre una scorta per lunghi decenni. Tzia Pipina ricorda anche come il religioso avesse così ben retribuito il suo lavoro e come, dopo aver pagato il fornitore e il trasportatore, a lei fosse rimasto un notevole margine di guadagno.
Donna gentile e minuta dallo sguardo vivo ed intelligente, Tzia Pipina Deiana ha saputo creare attorno a sé una rete commerciale che ha valicato anche i confini nazionali. Insignita di numerosi riconoscimenti, nel 1989 le è stato conferito ad honorem il Premio Mondiale Ercole D’Oro «per il fattivo contributo a favore del progresso ed il benessere della nazione». Per la consegna Tzia Pipina si è presentata a Roma rigorosamente vestita in costume sardo di Desulo.
Quella bambina nata nel lontano 1933, che aveva frequentato solo la terza elementare, alunna di Antioco Casula (Montanaru), diventata nel tempo una grande imprenditrice, oggi gode di un meritato riposo. Alla guida del suo laboratorio due giovani nipoti che da questa piccola grande donna hanno acquisito arte e competenza.

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