Nel grande braciere della piana di Ottana

Un attacco studiato a tavolino, pianificato in tre giorni, con più episodi, che hanno trasformato in un grande braciere la piana di Ottana. Dualchi Noragugume, Bolotana, Ottana e ieri ancora Bolotana e ancora Ottana con un tentativo forse per distrarre le forze a Silanus, il secondo in tre giorni anche in questo caso. Saranno gli uomini del Nucleo investigativo del Corpo forestale  a dare una risposta ai tanti dubbi, confermati ieri dall’ultimo episodio nelle campagne confinanti di Marghine e Nuorese, con le fiamme che si sarebbero levate da quattro punti diversi a ridosso delle confinanti zone industriali dei due Comuni con le cimiere una volta fumanti oggi spente ma avvolte dal fumo in un paesaggio spettrale. Oltre i danni ambientali (40 ettari inceneriti secondo la prima stima), con paure moltiplicate in un’area già minata dall’inquinamento industriale, a fare i conti con l’emergenza sono i pastori che si ritrovano senza pascolo. Situazioni drammatiche che i numeri da soli non riescono a descrivere. Secondo una stima Coldiretti (vedi tabella in basso) al 7 agosto erano 1.752 gli incendi scoppiati con in Sardegna per 3.712,85 gli ettari bruciati: «Numeri in ribasso – è l’analisi dell’organizzazione agricola – ma che confermano ancora una volta, vista la violenza data dal vento, da temperature alte e dalla folta vegetazione, che l’agricoltura ed il patrimonio ambientale e boschivo sardo sono sotto attacco dal pericolo roghi e mettendo in serio pericolo oltre che vite umane, patrimoni economici e uno dei maggiori polmoni verdi. In Sardegna contiamo infatti un milione 350mila ettari di bosco (oltre 600mila di macchia, 550 di boschi e 200mila circa di pascoli arborati. Per fortuna la macchina antincendi sarda, grazie al Corpo forestale di Forestas, ai Vigili del fuoco e al sistema della Protezione civile si sta dimostrando sempre di più collaudata e pronta», riconosce Coldiretti sottolineando infatti che «seppure il numero di incendi è sempre alto, diminuiscono il numero degli ettari interessati».

Lasciando da parte i dati dello scorso anno fuori media per via delle continue piogge, (al 7 agosto 2018 si contavamo 943 incendi e 1815,46 ettari bruciati), nonostante quella in corso sia una delle estati più calde arrivata dopo le abbondanti piogge primaverili che si traduce nella presenza di mola erba rinsecchita e altamente infiammabile, gli ettari bruciati finora  sono i più bassi degli ultimi 10 anni, mentre come numero di incendi il2019 si colloca  al sesto posto. «Nonostante una macchina antincendio che funziona anche quest’anno le aziende agricole stanno subendo dei danni – evidenzia il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -, in particolare a Siniscola dove 10 giorni fa sono state danneggiate alcune aziende agricole con perdita di animali, strutture e mezzi agricoli, oltre alle scorte di foraggio ed al pascolo, piante e colture e Dualchi due giorni fa dove invece sono andati in fumo pascoli e sugherete».

Una ulteriore calamità naturale che va a sommarsi a quelli che, a causa dei cambiamenti climatici stanno costantemente colpendo l’agricoltura sarda: siccità, alluvioni, grandinate, trombe di vento, gelate, nevicate. «È fondamentale l’intervento pubblico per sostenere le aziende danneggiate dagli incendi – sostiene il presidente regionale di Coldiretti Battista Cualbu -. Per questo occorre stimare velocemente le perdite ed attivare con altrettanta celerità strumenti che possano in parte ristorare le perdite. Uno di questi è il Decreto al quale sta lavorando il Governo Conte (crisi di governo permettendo, ndr) per concedere aiuti alle imprese agricole colpite da calamità naturali, tra le quali rientrano a pieno titolo gli incendi. Inoltre, vista l’emergenza di questi giorni, occorre riattivare la specifica misura del Psr, la 5.1.1”.

 

 

 

 

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