Natale. Qual è la vera Notizia?

“Dio è diventato uomo” è una notizia sconvolgente e fascinosa. Ma è come se l’avessimo nel tempo indebolita, come se l’avessimo scippata d’ogni sussulto. E il sussulto era grande, quando l’abitudine ancora non l’aveva invecchiata.
È la notizia più importante per un cristiano, ma ora non sembra far più notizia. Nemmeno per i cristiani. È come impallidita, forse proprio a causa della ripetizione e dell’abitudine. E la cosa più grave è che non ce ne si avveda.
È come se adagio adagio il Vangelo scritto, quello degli evangelisti – quello dei fatti – abbia lasciato il posto a un vangelo immaginato, con parole estranee alla storia e al significato di una notizia simile. Come se leggere il Vangelo non bastasse. Con la sconcertante conseguenza che oggi ci tocca dirci cristiani senza avere mai letto in vita uno dei quattro vangeli. Ma credere che “Dio si è fatto uomo” non può essere un modo di dire! Per questo dobbiamo ritrovare la forza (il coraggio?) di riaffermare che la memoria annuale del Natale ci riconsegna la notizia più bella e più grande che potessimo immaginare o auspicare: Dio mette la sua firma sulla nostra umanità. Ha messo per sempre il suo nome tra i nostri nomi. Firma, in maniera irrevocabile la sua presenza: la sua compagnia con l’umanità, con le donne e gli uomini di ogni tempo. Una firma che raggiunge non gli spazi della straordinarietà umana, ma quella più ordinaria e normale, nella quale Dio si è immerso totalmente. Il bambino del presepe, in quanto Figlio di Dio, continua ad indicarci una strada nuova, come se dicesse: sono diventato uomo, diventa anche tu uomo. Diventa anche tu uomo a immagine e somiglianza del Figlio di Dio.
Forse tanti avrebbero da dire sulla stranezza di quest’invito, perché si è soliti pensare che si è donne o uomini per il fatto stesso di nascere. E sembra ritornare la domanda di sempre: persone si nasce o si diventa? Ma basterebbe riflettere sugli spazi di disumanità che accompagnano tante esperienze di oggi – ognuno sa o conosce quanto siano ampie e dolorose – per augurare a noi e al mondo di diventare finalmente umani.
Come possiamo infatti definirci umani in un mondo dove il volto, la storia e il futuro dell’altro contano meno, molto meno – ad esempio – dell’arroganza delle leggi economiche; dove la soluzione dei conflitti è affidata alla logica spietata della guerra e le armi di distruzione di massa sono illegali in casa altrui ma legali in casa nostra; dove i beni essenziali, la casa,
il lavoro, la cultura sono rivendicati per sé e non per gli altri; dove l’accelerazione a tutti i costi è divenuta una legge, e pazienza o peggio per chi non si adegua; dove ognuno di noi potrebbe – se fosse sincero – confessare tante ombre di disumanità?
Il mio augurio in questo primo Natale nella Chiesa di Nuoro, anche per il prossimo anno, è che guardando il volto del Figlio di Dio, il capolavoro di umanità che ci è stato donato,diventiamo più autenticamente donne e uomini.
Accanto a Gesù infatti, l’uomo per eccellenza, colui che ha vissuto per gli altri, colui che ha speso la vita per l’altro fino al dono della propria vita è più facile vivere, ed è più semplice diventare umani.
Buon Natale. Buon 2020.

© riproduzione riservata

 

L’opera è di don Salvatore Goddi

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