Nando Scaglione, abruzzese di Barbagia

Dal Gran Sasso al Monte Gonare, da L’Aquila al centro della Sardegna, senza dimenticare le origini ma imparando anche il sardo. Nando Scaglione, classe 1940, è un migrante di lungo corso, che dal continente è venuto in Sardegna per motivi familiari e poi ha deciso di restarci, trasmettendo a generazioni di giovani valori importanti, quelli del rispetto, dell’amore per la vita, e la prima regola, quella di non arrendersi mai, anche se la malattia ti costringe a una mobilità ridotta, lo spirito è sempre quello di una volta. A Orani e non solo, è un personaggio stimato e apprezzato da tutti, ancora sulla breccia come dirigente del Pedale Oranese, ora guidato da Francesco Modolo, Gianni Demontis, Giuseppe Balvis e Antonio Lande. Con Antonio Bertocchi e Domenico Noli, è uno dei dirigenti ciclistici più longevi in paese.
Come e quando sei arrivato in Sardegna?
«Sono arrivato il 12 ottobre 1962 perchè mio padre, direttore della Sita (autobus), era stato trasferito a Oristano. Qui sono stato contagiato dal “Mal di Sardegna” e sono rimasto in quest’Isola. Ad Oristano sono rimasto fino al 1969 e quindi a Nuoro. A Oristano ho iniziato la mia avventura nel Partito Liberale ed anche il mio debutto come presidente della squadra di calcio “Club della Caccia” Torneo CSI».
Che ricordi hai della Barbagia degli anni Settanta?
«A Nuoro ho avuto la fortuna di conoscere persone eccezionali come Chichitto Zuddas, grande Liberale e sportivo. Con lui ho continuato la mia vita politica nel PLI, con lui abbiamo fondato il Csen e sono stato il primo Presidente dell’Atletico Nuoro. La Barbagia di quegli anni mi aveva impressionato per il servizio PAC, Protezione Autocorriere, una campagnola che seguiva o precedeva gli autobus. La sera poca gente in giro, c’era un clima di paura. Insegnavo con qualche supplenza a Nuoro e poi cattedra completa a Irgoli/Galtellì. Sono diventato assicuratore ed allora non potevo più insegnare di mattina e sono diventato insegnante del CRACIS, scuole serali a Sarule. Nel 1974 mi sono sposato ad Orani e sono entrato nel direttivo della Polisportiva Orani Calcio come segretario, rimanendo molti anni con quell’incarico. Nel 1983 ho avuto una benemerenza sportiva di calcio giovanile con medaglia d’oro e distintivo Coni. In Comune sono stato consigliere di minoranza per 5 anni, dal 1980 al 1984. Dopo il calcio, avendo un figlio che correva in bicicletta, sono passato al ciclismo con entusiasmo e nel ciclismo sono tutt’ora. Nel 2010 ho avuto l’onore di ricevere il riconoscimento Una vita per il ciclismo ».
Dal 1983 la passione del ciclismo in Barbagia.
«Il Pedale Oranese ha sempre organizzato gare importanti con l’adesione di tutte le Società della Sardegna ed a volte con rappresentanza di squadre continentali. Ricordo il Trofeo Ballerini/Corona giunto alla sua 30ma edizione, il Trofeo Antonio Balvis che quest’anno vedrà la terza edizione. Nel Settore Giovanile abbiamo curato l’organizzazione di numerose gare tra cui campionati regionali e provinciali. Abbiamo ospitato ad Orani la Società Parmense che con i suoi tecnici ha insegnato molto ai nostri giovani corridori».
Come hai vissuto il terremoto dell’Aquila?
«Il terremoto a L’Aquila l’ho vissuto come se fossi stato lì. Ho pianto e ho perso amici ed amiche. L’Aquila distrutta non la volevo mai rivedere, poi invitato dagli amici sono andato … In venti anni che ho vissuto a L’Aquila avrò visto 700/800 terremoti. Gli aquilani convivono con i terremoti».
Quali sono i valori che mancano oggi nella società civile?
«Mi ritengo un uomo all’antica e per me la famiglia, l’educazione, il rispetto sono valori essenziali, come sono valori irrinunciabili la bandiera tricolore, la galanteria e il cavalierato con le donne».

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