Mps boccia la bozza d’accordo sul latte
di Redazione

17 Febbraio 2019

3' di lettura

Pollice verso del Movimento pastori sardi sulla bozza di accordo per il prezzo del latte. Il no è arrivato questo pomeriggio dal leader storico Felice Floris con un’articolata dichiarazione rilasciata all’agenzia Ansa e rilanciata dalla pagina Facebook di Mps. Secondo Floris – scrive Ansa Sardegna – la bozza di accordo sul tavolo di filiera del latte ovino «è un passo indietro». perché «si torna così alla proposta già scartata un mese fa al tavolo organizzato dall’assessore regionale dell’Agricoltura. Allora, senza mettere sul piatto i 50 milioni di euro, si stava chiudendo sopra i 70 centesimi più Iva e non abbiamo accettato. La gente, però, non torna indietro e noi lo sentiamo – spiega il leader del Movimento pastori sardi – non c’è trattativa se non c’è un sistema immediato che porti ad una soluzione strutturale, con un minimo garantito per i costi di produzione e non con il prezzo del latte che viene stabilito dopo la vendita. Il valore finale deve essere poi ancorato ad una griglia di prodotti che non preveda solo il Pecorino Romano». Floris si dice «stupito per la semplicità con la quale, anche il ministro Centinaio, in questo caso, abbia appoggiato un preaccordo così limitato, così povero e anche poco rispettoso dell’intelligenza degli altri. Invito a guardare la lista del documento, non c’è niente: è pieno di se. Invece il latte munto è una cosa certa. Ma è l’unico prodotto al mondo per il quale il prezzo viene fatto dopo che viene trasformato e viene venduta la materia. Ma stiamo scherzando? Questo lo può fare una cooperativa, ma non un privato». Netto anche il giudizio sul rinvio a luglio della scadenza dell’8 marzo per presentare il piano produttivo triennale del Consorzio di tutela pecorino romano: «Demenziale, può funzionare per salvare i bilanci delle aziende, delle cooperative e degli industriali, ma sulle spalle dei pastori. Gli hanno servito un piatto ricco». Un’altra questione è quella della diversificazione delle produzioni, per non restare ancorati alle oscillazioni del mercato del Pecorino Romano, il formaggio che oggi più di tutti determina il prezzo del latte: «Esiste – conclude Felice Florisl’articolo legge regionale 15 del 2010 che prevede un contributo senza cifre esorbitanti per la diversificazione e per affacciarsi al mercato con prodotti nuovi e togliere latte. Eppure non si applica».

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