L’amore segreto di Montanaru

Un amore mai dichiarato per una maestrina che riemerge a Nuoro, una storia d’altri tempi rivelatrice dell’animo di Montanaru, il famoso poeta desulese nato nel 1878 e scomparso nel 1957. A Costanzia è il titolo della poesia che proprio Antioco Casula aveva dedicato alla giovane diciottenne Costanza Puggioni della cui bellezza ne era rimasto folgorato nel 1918, quando la incontrò per la prima volta a Desulo e che la famiglia Delussu-Puggioni ha gelosamente custodito per lunghi anni.
Diploma elementare, fresca di nomina annuale, Costanza arrivò a cavallo nel paese del Gennargentu accompagnata dal padre Domenico. Le era stata affidata una pluriclasse «facevo lezione in una stalla e poiché la sede era disagiata percepivo doppio stipendio e con quei soldi ho comprato i mobili quando mi sono sposata», racconterà la maestra. Montanaru, conseguiti gli studi magistrali, si dedicò anche lui all’insegnamento nelle scuole elementari del paese dove già lavorava come direttore presso gli uffici postali.
Vedovo e padre di sette figli, era rimasto colpito dalla bellezza di quella ragazza, colta e piena di fascino. Il desulese che nel 1904 aveva già pubblicato la sua prima raccolta “Boghes de barbagia” a cui seguirono numerose altre pubblicazioni, amico di Sebastiano Satta, Dessì, Ciusa Romagna e tanti altri intellettuali del tempo, era considerato il maggiore poeta lirico in lingua sarda. «Univa tutta la bellezza agreste ed affascinante della natura – scriverà il suo scopritore Ranieri Ugo, direttore de “La piccola rivista” – a luccichii di sensi e passioni vibranti di modernità».
La vicenda privata che riemerge oggi conferma quanto si sapeva del personaggio Antioco Casula: un vero signore, dall’animo gentile che non aveva osato dichiararsi ma da vero gentiluomo aveva fatto un passo indietro perché venuto a conoscenza che il cuore della giovane batteva per un altro, il collega Mauro Delussu, con il quale la maestra nuorese convolerà a nozze nel 1926 e dalla loro felice unione nasceranno otto figli. Montanaru scriverà per lei A Costanzia, un innu aladu. Poesia rivelatrice di un tenero sentimento (tantos coros fachese turbare) ma anche di auguri sinceri per la nuova vita a cui andava incontro: Bona sorte! E isposa felice e bona mamma e ancora siata sa dommo tua invidiada … de isperanzia e de bene fiorida.
Costanza era rimasta molto lusingata e forse non del tutto indifferente ai versi che il poeta le aveva dedicato e dopo averla letta e riletta la fissò in modo indelebile nella sua mente prima di strappare il testo originale per non urtare la gelosia del suo Maureddu. Pur non rivelando a nessuno l’esistenza di quei mutos de amore di cui era stata destinataria, pensò bene di trascriverli di suo pugno per serbarne non solo il ricordo ma anche una traccia tangibile nel tempo. Solo dopo essere rimasta vedova nel 1953 (aveva 54 anni), ne parlò con un nipote del marito che era andato a trovarla. I vicini di casa ricordano la poesia per averla sentita cantare dai figli ma solo in privato.
Costanza, nata e cresciuta nei rioni della vecchia Nuoro, era molto conosciuta ed apprezzata come insegnante e come donna, soprattutto per la simpatia e la generosità che la caratterizzava. Per tutti era e resterà sempre Mastra Delussu e tanti la ricordano quando da via Alberto Mario, percorreva i vicoli di San Pietro con i libri in mano per recarsi alle scuole elementari del Podda dove, dopo Desulo e Mamoiada, aveva prestato servizio fino al pensionamento.
Parlava il nuorese verace, era una grande affabulatrice, uno scrigno di memorie, raccontava con dovizia di particolari storie ed aneddoti del suo tempo. A Maureddu, come amava chiamare il marito, Costanza sopravvivrà a lungo fino all’età di 94 anni, dedicando la sua vita interamente a figli e nipoti.

 

A Costanzia

Narami itte mi domandas
o Costanzia gentile e bella? Cheres unu cantu
un’innu aladu riccu de incantu
che boche de rusignolu in lontananzia?
O forzis cheres mutos de amore
o unu gridu potente de isperanzia?
Troppu est su chi domandas o Costanzia,
ca tottu mi hat siccadu su dolore.
Ma tottu a tie non potto negare
tottu a tie donosa o risulana,
chi de grazia pura ses funtana
e tantos coros faches turbare.
A sa sarda ti naro: Bona sorte!
E isposa felice e bona mamma
e de s’amore sa sacra fiamma
ti sustenzata serena, sana e forte
in cada passu tuo de sa vida.
E siata sa dommo tua invidiada
comente domo de un’antica fada
de isperanzia e de bene fiorida.

Montanaru

© riproduzione riservata

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