Monsignor Becciu: «Le strade non siano strumenti di morte»

Una folla immensa e in particolare tantissimi giovani ha partecipato questo pomeriggio a Nuoro nella chiesa del Sacro Cuore alla Messa di suffragio per Matteo e Francesco Pintor, i due fratelli morti in un incidente stradale sulla Statale per Macomer il giorno di Natale del 2017. A presiedere l’Eucaristia, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, originario di Pattada, paese natio dei genitori delle due vittime, insieme a tanti sacerdoti tra cui il vescovo di Nuoro Mosè Marcìa e il parroco del Sacro Cuore don Piero Mula.

Monsignor Becciu nella sua omelia si è richiamato al vero spirito del Natale («è triste pensare come tanti cristiani anche tra noi si siano lasciati prendere da una spirale consumistica trasformando la festa di Dio in un giorno riservato ai cibi prelibati, all’ostentazione dei regali e alle semplici convenienze sociali») e alla tragedia della famiglia Pintor leggendola nell’apparente umana assurdità del sì di Maria, della Madonna ai piedi della Croce e della Resurrezione. Il cardinale di Pattada, oggi Prefetto della Congregazione per le cause dei santi,  ha invitato i familiari dei due giovani ad abbandonarsi all’abbraccio consolatorio di Gesù, chinandosi sulla tomba come ha fatto Giovanni l’Evangelista (di cui oggi ricorre la festa) sul sepolcro dove vide e credette nella Resurrezione.  «Matteo e Francesco – ha detto tra l’altro – vivono ora in Gesù, ad essi in un abbraccio di tenerezza divina è stato riservato un posto nella Città Santa nella Nuova Gerusalemme dove non esistono la fatica, stanchezza e pericoli della città degli uomini che rendono incerta, pericolosa e sofferta l’esistenza». Su questo concetto monsignor Becciu ha introdotto un forte richiamo all’attualità e l’appello a operare per la sicurezza stradale. «Questi sentimenti di speranza e questa prospettiva di resurrezione e vita eterna – ha detto infatti il cardinale – non ci fanno tuttavia dimenticare la tristezza e forse, permettete la parola, la rabbia per quanto è successo.  Sì – e qui faccio un appello – sono troppi gli incidenti sulle strade, specialmente su quella strada: non possiamo esimerci da chiedere un’attenzione maggiore a quanti sono preposti alla sicurezza delle strade che sono e devono essere veicoli di comunicazione al servizio della vita quotidiana delle città e dei paesi favorendo gli incontri tra le persone, non possono trasformarsi in strumenti di morte e in trappole mortali. Rinnoviamo, rinnoviamo dal profondo del cuore, l’invito a quanti hanno responsabilità pubbliche ad adoperarsi affinché si faccia quanto umanamente possibile perché non si ripetano più queste morti assurde».

Monsignor Becciu quindi si è rivolto direttamente ai ragazzi che in questi dodici mesi si sono mobilitati in città per sostenere la campagna caratterizzata dall’hastag #AdessoBasta per spingere l’Anas a intervenire sulla Nuoro-Macomer  (vedi https://www.ortobene.net/diciannove-croci-dieci-chilometri/). Giovani che con una serie di iniziative unite dal logo “Nepo2k18” hanno tra l’altro raccolto oltre 15 mila firme su una petizione e dato forza alla mobilitazione dei sindaci che ha portato a una prima serie di interventi promessi da Anas e Regione (https://www.ortobene.net/lanas-cancella-la-curva-della-morte/). «Incoraggio voi giovani, voi ragazzi che so che tramite Facebook vi date da fare per sensibilizzare le persone cariche di questa responsabilità, ad andare avanti perché al più presto si ponga rimedio e si correggano le storure di queste vie di comunicazione», ha detto infatti il cardinale Giovanni Angelo Becciu, concludendo la sua omelia rinnovando «l’invito a guardare a Maria ai piedi della Croce: Lei ha saputo guardare oltre quel terribile venerdì santo, così anche voi Anna Rita, Michele, Giovanni e noi tutti siamo chiamati sempre ad andare oltre il dolore, qualsiasi esso sia, e attendere la domenica della resurrezione. Grazie alla generosità di Maria Dio ha spazzato via le presunte assurdità e ha costruito un mondo nuovo dove la morte non avrà l’ultima parola e dove chi vorrà potrà trasformare il dolore in una pedana di lancio per la costruzione di una comunità in cui le parole vita eterna, pace, serenità, fraternità e giustizia non saranno parole vuote ma realtà degna di vivere. Corriamo allora senza indugio come i pastori raggiunti dall’annuncio dell’angelo e come Pietro e Giovanni investiti dallo stupore di Maria di Magdala. Raccogliamo l’annuncio della Chiesa e facciamo in modo che il dolore non ci impedisca di rafforzare la nostra fede in Gesù risorto. Noi crediamo e vogliamo condividere la certezza che ci ritroveremo insieme a tutti coloro che ci hanno preceduto nella Santa Gerusalemme, in Paradiso, per vivere una vita che non avrà mai fine».

 

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