Il mondo raccontato per immagini

Siamo immersi, spesso sommersi, da immagini. Scorrono incessantemente davanti a noi, sui molteplici schermi ai quali siamo connessi, noi stessi produciamo “storie” per la nostra cerchia di amici virtuali eppure una tale quantità di informazioni sembra scivolarci addosso quasi fossimo impermeabili, insensibili, incapaci di interrogarci sul senso delle cose.
La riproducibilità permessa dalle tecnologie digitali ha poi moltiplicato all’infinito le possibilità di vedere ma non ha migliorato la capacità di saper guardare ai fatti che sottostanno alle immagini. In un tale contesto ha ancora senso il fotogiornalismo? per chi ancora avesse dei dubbi l’associazione Jannas di Gavoi offre una opportunità irripetibile per porsi in silenzio davanti agli scatti dei più grandi fotoreporter grazie alla mostra World Press Photo exibition, organizzata in collaborazione con la Fondazione World Press Photo che ha sede ad Amsterdam che sessantuno anni fa ha istituito l’omonimo premio.
Partita da Amsterdam ad aprile, la mostra coinvolge cento città in tutto il mondo e farà tappa in 45 paesi raggiungendo oltre 4 milioni di visitatori. La tappa di Gavoi è stata inaugurata lo scorso 26 ottobre alla presenza di Carla Vlaun, rappresentante della World Press Foundation e curatrice della mostra, di fronte ai sindaci del territorio, e sarà aperta al pubblico fino al 18 novembre. Comprensibile l’orgoglio e la soddisfazione espressi da Mariagiovanna Serusi responsabile relazioni esterne dell’associazione Jannas e dal sindaco di Gavoi Giovanni Cugusi: «Ci siamo messi in contatto con la fondazione e abbiamo inoltrato la richiesta per diventarne partner – spiega Serusi –, trascorso il tempo necessario per la pratica e vista da parte della fondazione la disponibilità di una location idonea ci siamo messi in moto». Effettivamente l’ex caserma di via Sant’Antioco, recentemente restaurata, si presta a simili eventi, le immagini risaltano nel bianco delle pareti mentre lo scenario naturale offerto dal paese e dalla natura circostante rendono irripetibile una tale esperienza visiva. «Abbiamo fatto una scommessa – racconta il sinda- co Cugusi – e siamo felici di averla vinta». L’amministrazione comunale ha patrocinato l’iniziativa che gode del sostegno di Fondazione di Sardegna, Camera di Commercio di Nuoro e Consorzio Bim Taloro.
Protagoniste dell’evento, come detto, le fotografie. Sono quelle di finalisti e vincitori del concorso, 42 fotoreporter delle più importanti agenzie di stampa e giornali del mondo, provenienti da 22 paesi. A chi pensa che il giornalismo non abbia più senso, questi scatti sbattono in faccia il racconto di una realtà spesso distante e per questo dimenticata ma che merita di essere conosciuta in tutta la sua drammaticità. Il 2017 non è stato solo anno di tragedie ma è emblematico che per il riconoscimento più importante di foto dell’anno siano arrivati in finale i reportage sulla battaglia di Mosul di Ivor Prickett, il genocidio delle popolazioni di etnia Rohingya in Birmania di Patrick Brown, l’attentato del ponte di Westminster a Londra di Toby Melville, il ritratto di ragazza sopravvissuta all’oppressione di Boko Haram in Nigeria, le proteste in Venezuela contro le politiche del governo Maduro di Ronaldo Schemidt. Quest’ultimo, fotoreporter della France Presse si è aggiudicato il premio World Press Photo of the Year (foto dell’anno) con la foto del giovane Victor Salazar Balza che prende fuoco durante i violenti scontri a Caracas, tra polizia e oppositori del governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Il giovane Salazar, che sopravvive all’incidente riportando ustioni di primo e secondo grado, diventa simbolo della Crisi in Venezuela,nome che Ronaldo Schemidt ha dato all’immagine, e come suggerisce la giuria, quest’anno presieduta da Magdalena Herrera, della rivista Geo in Francia, «L’uomo, ha una maschera sul viso, sembra rappresentare non solo se stesso, che prende fuoco, ma in un certo senso dà l’idea che sia il Venezuela a bruciare », e ancora «C’è un piccolo dettaglio sulla foto che la rende potente. C’è una pistola sul muro, con affianco la parola paz, pace».
Non solo drammi, come l’inquinamento, l’impatto ambientale di scellerate decisioni politiche, i migranti nel gelo della rotta balcanica, ma anche incredibili scatti naturalistici impossibili da raccontare per iscritto, semplicemente da soffermarsi a guardare in silenzio.
L’associazione Jannas ricorda che dal lunedì al sabato sarà possibile usufruire del servizio visite guidate per l’utenza scolastica, alcuni istituti si sono già prenotati, e che è inoltre disponibile per la presentazione della mostra nelle scuole in modo da introdurre le tematiche del percorso fotografico e sollecitare l’interesse degli studenti durante la vista. Si richiede la prenotazione.
Gli orari: lunedì – giovedì 9.3013.30 e 15.30-20.30; venerdì – domenica 10.00-20.30.

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