Moltiplicare i frutti della provvidenza
di Carmelitane Scalze di Nuoro

17 Novembre 2020

5' di lettura

“Dopo molto tempo”, da un futuro che tutti ci attende, tornerà il ricco mercante, che a noi tutto ha donato con larghezza, secondo quanto ciascuno può accogliere, dei suoi preziosissimi doni: “Perle preziose”, oppure come nella liturgia di oggi “Talenti” vale a dire cifre incalcolabili, infatti, un solo talento di allora, oggi corrisponderebbe a circa seimila giornate lavorative. In questa domenica è evocato nuovamente il ritorno del Signore e, anche se non siamo alla fine, siamo certamente all’inizio delle doglie del parto, per questo la liturgia ci parla di attesa e vigilanza. C’è una fine che tutti ci attende e questa fine è il ritorno del Messia, un evento di salvezza verso cui è orientata tutta la storia dell’umanità. Anche Gesù in cammino verso Gerusalemme si dirige verso la sua fine terrena. Va per celebrarvi la sua ultima Pasqua in cui se ne andrà da questo mondo per tornare un giorno in cui non ci aspettiamo e in un’ora che non sappiamo. Pensando alla sua morte imminente, consegna ai discepoli, e anche a noi che ascoltiamo, il progetto per cui ha vissuto: il sogno di Dio sull’uomo e sulla donna fatti a sua immagine e somiglianza e la realizzazione del Regno di Dio. Noi, suoi amici e amiche di oggi, presi nella morsa angosciante di un’epidemia che ci mette davanti al nostro limite e alla nostra finitudine, abbiamo il compito di ascoltare le parole di Gesù, di ricordarne le opere, per consegnarle alle generazioni che ci succederanno, incarnandole con le nostre vite. La parabola dei talenti ci incoraggia a non avere paura di rischiare nel trafficare i doni ricevuti e ad innamorarci ancora più fortemente di Gesù e del suo progetto di un’economia di gioia per il mondo e per l’umanità. Gesù, in questo ultimo tratto di anno liturgico, appare sempre più lontano, più assorto, sembra che stia raccogliendo tutte le immagini del mondo per rivelarci il vero volto di Dio e il Regno dei cieli. «Si direbbe che abbia il rammarico di lasciarle tutte queste cose e perciò voglia farcene un dono, perché ci accorgiamo di ciò che è giusto, qui, adesso e subito, prima che sia troppo tardi». Parabole, storie semplici, chiare, intrise del sole della Palestina che instancabilmente va attraversando così come desideriamo che siano attraversati i nostri cuori da questa liturgia domenicale in cui ancora una volta Gesù ci viene incontro come nostro cibo e nostra bevanda. Già la prima lettura ci prepara all’ascolto del Vangelo. In essa si fa l’elogio della donna saggia, proposta come moglie ideale che rende felice il marito perché è una donna industriosa, solerte e attiva, che non solo custodisce i beni del marito, ma li sa incrementare con la sua saggia attività, mentre San Paolo ricordandoci che siamo figli della luce e figli del giorno ci esorta a stare svegli e pronti nell’attesa del ritorno del Signore che certamente tornerà ma all’improvviso «come un ladro nella notte». La parabola evangelica ci dona immagini del mondo economico finanziario, ci racconta di guadagni, di rendiconti, di banchieri e di interessi da far fruttare. Anche la sentenza proverbiale del padrone, che giustifica la sua decisione di togliere il talento al terzo servo, s’ispira ad una legge pratica di carattere economico. Il padrone del racconto ha duramente rimproverato il servo che ha seppellito il suo dono proprio perché si è accontentato di metterlo sotto terra, senza impegnarsi a farlo crescere; Gesù in questa parabola denuncia con coraggio l’inclinazione dell’uomo a rinunciare alla propria intelligenza, intraprendenza e responsabilità, ed invita tutti noi credenti a vivere “rischiosamente” incarnando nelle nostre vite le sue Parole, infatti «il Signore ha coronato la sua Parola di molteplici bellezze perché tutti coloro che la scrutano possano comprendere ciò che Egli ama» e possa realizzarsi il suo sogno sull’umanità intera (Efrem il Siro). Donaci Signore di attendere e vigilare responsabilmente, rendici capaci di ascoltare la tua Parola in questo mondo di parole. Rendici capaci d’ascolto vigile come Maria di Nazareth che ha saputo rispondere offrendo tutta se stessa, il suo corpo e il suo cuore, la sua fatica di sposa e di madre. Donaci di «amare appassionatamente Gesù nascosto nelle forze che fanno crescere la Terra e la Terra sollevandoci maternamente tra le sue braccia gigantesche, ci farà contemplare il tuo volto. Donaci di amare appassionatamente Gesù nelle forze che la fanno morire, la Terra chiuderà le sue braccia e con essa ci risveglieremo in Dio» (T. de Chardin). © riproduzione riservata

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