Moby Prince, un caso ancora aperto

A pochi giorni dal ventottesimo anniversario della strage del Moby Prince un libro porta all’attenzione dell’opinione pubblica nuove rivelazioni e documenti inediti sui fatti, disvelando le menzogne, le omissioni, le colpevoli coperture che hanno in tutti questi anni fatto calare una spessa coltre di silenzio intorno alla più grande sciagura della marineria italiana che, nella notte tra il 10 e l’11 aprile del 1991 causò la morte di 140 persone.
Due sentenze (I grado nel 1998 e appello nel 1999) e una inchiesta bis (aperta nel 2006) chiusa nel 2010 con l’archiviazione sembravano aver posto il sigillo su una comoda verità mai messa realmente in discussione nelle sedi istituzionali e, salvo rare eccezioni, generalmente accettata dai media: una tragica fatalità dettata dalla presenza della nebbia in rada a Livorno sommata all’imperizia del comando del traghetto Moby Prince che ha portato alla collisione con la petroliera Agip Abruzzo. A causa dell’incendio che ne scaturì morirono «entro mezz’ora» tutti i 140 passeggeri del Moby, si salvò fortunosamente solo il mozzo Alessio Bertrand, mentre l’intero equipaggio della petroliera venne tratto in salvo.
Grazie alla ferma volontà dei familiari delle vittime, primi fra tutti Luchino e Angelo Chessa, i figli del comandante del traghetto Ugo, e Loris Rispoli unita alle doti di ricerca di volontari, si è arrivati nel 2015 all’istituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta le cui conclusioni, gunte dopo tre anni di lavori, hanno ribaltato la verità processuale. I risultati del lavoro della Commissione sono oggetto del volume curato da Francesco Sanna e Gabriele Bardazza che, lasciandosi contagiare dalla «malattia» nella ricerca della verità da parte dei familiari delle vittime, hanno contribuito con il loro prezioso lavoro di ricerca e indagine all’istituzione stessa della Commisione, unica via perché quello Stato che aveva tradito la giustizia potesse in qualche modo riscattarsi. Insieme a Luchino Chessa gli autori hanno presentato anche a Nuoro, dopo Cagliari e prima di Sassari il volume Il caso Moby Prince, la strage impunita (Chiarelettere editore).
Pagine che si leggono d’un fiato restituiscono dignità al personale del traghetto che con un organizzato piano d’intervento aveva messo in sicurezza i passeggeri poi vinti – dopo molte ore (e non in mezz’ora come sempre sotenuto) – dalla mancanza di soccorsi per quella che si profila come una vera e propria omissione da parte delle autorità preposte, prime fra tutte la Capitaneria di Porto. La novità più eclatante, sinora inedita, che emerge dal volume è quella dell’esistenza di un accordo riservato siglato tra le compagnie armatrici Snam e Navarma a soli due mesi dalla tragedia «al fine di non attribuirsi reciproche responsabilità», sposando la ricostruzione sommaria dell’accaduto.
Ma mentre i fatti, finalmente, possono gridare, piena luce resta ancora da restituire alle cause e agli attori esterni alla strage, il perché dei silenzi, il fattore esplosione, i traffici in rada a Livorno che si inseriscono nel quadro internazionale del dopo guerra del Golfo.
Anche per questo non bisogna smettere di combattere, insieme ai familiari, la buona battaglia per la verità.

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