Misericordiosi come il Padre
di Franco Colomo

23 Febbraio 2019

3' di lettura

È stata questa l’affermazione centrale dell’Anno Santo della Misericordia e papa Francesco ci ha ricordato, e ci ricorda, a più riprese che il nome di Dio è misericordia. Il popolo della Prima Alleanza non può chiamare Dio per nome, perché il suo nome è santo e l’uomo non può pronunciarlo indiscriminatamente. Ricorre allora ai suoi attributi: altissimo, onnipotente, benedetto… Tra tutti, due hanno il primo posto: misericordioso e fedele (cfr. Es 34). Anzi, questi non sono attributi aggiunti, sono piuttosto la sua essenza e identità: il Dio d’Israele è misericordia e fedeltà e, soltanto perché creato a sua immagine e somiglianza, l’uomo è chiamato ad essere misericordioso e fedele. L’invito che Gesù ci rivolge nel Vangelo chiama in causa proprio questa nostra realtà ontologica. Dice Sant’Agostino che l’uomo è capace di Dio perché creato da lui e per lui e dunque aiutato, per sua grazia, a vivere secondo la sua volontà. Forse quello che ci viene chiesto può apparire tremendamente difficile, quasi un andare “contro natura” (debole natura!): amare e fare del bene ai nemici, porgere l’altra guancia, dare senza pretendere il contraccambio, non giudicare, perdonare… non siamo mica eroi! Ma c’è un passaggio che rappresenta la chiave di lettura e di realizzazione di questa grande impresa: come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. È la cosiddetta “regola d’oro”, molto più esigente e responsabilizzante del “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Sono in gioco il cuore e l’amore, prima e più ancora del comportamento etico. Ecco la misericordia e l’essere misericordiosi: cioè far funzionare il cuore dinanzi al bisogno (= miseria) dell’altro; farsi accanto e intuire le sue necessità, anzi prevenirle. Voglio essere amato? Amo. Voglio essere perdonato? Perdono. Voglio essere aiutato? Aiuto. Voglio essere consolato? Consolo. Gesù ci chiama ad una misericordia grande, proprio lui che ci ha dato l’esempio dell’amore più grande: dare la vita per noi e perdonare quanti, uccidendolo, stavano rifiutando il suo amore. La Passione di Gesù è l’amore per l’uomo, non la morte in Croce con annessi e connessi (arresto, scherni, flagellazione…): si muore per amore, e lui ce l’ha dimostrato. Anche la prima lettura ci dà uno straordinario esempio di misericordia: Davide, pur potendolo fare, non stende la mano per uccidere il re Saul che, pazzo di invidia nei suoi confronti, gli dà la caccia per farlo fuori. Il re è il consacrato di Dio e Davide non vuol macchiarsi di vendetta e di odio. Lascia a Dio di vegliare sul suo servo e di rendere a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà. «Padre clementissimo… donaci un cuore nuovo, perché diventiamo capaci di amare… e di benedire chi ci ha fatto del male » (Colletta alternativa), così saremo simili all’uomo celeste, Cristo Gesù datore di vita. © riproduzione riservata

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